giovedì 7 luglio 2016

pensieri

metti che un giorno qualunque, di prima mattina, tra le 8 e le 9, ti trovi a tornare al Day Hospital di oncologia, perché con l'oncologa devi sistemare delle impegnative per esami vari...

io ho finito di fare chemioterapia da settembre 2014, quindi la sala d'aspetto del DH non è un luogo che frequento con abitudine: mi ci trovo se devo parlare con la dottoressa. punto.

tornarci in quell'orario è sempre "particolare": è l'ora in cui è strapiena, perché pazienti e parenti aspettano la chiamata per sottoporsi alla terapia e in più ci sono anche i pazienti che magari devono fare il prelievo del sangue... quindi la sala d'aspetto brulica di persone.

e le persone che bazzicano oncologia sono le più disparate. lo impari presto.

tutte le età

tutte le condizioni fisiche

tutte le chiome e non chiome possibili

purtroppo... niente di nuovo...

ma quello che "mi fa specie" è che in un giorno qualunque arrivi lì in orario di chiamata per le terapie e...

mentre chiamano senti il nome di una tua conoscente... che non risponde all'appello perché non è ancora arrivata.
quando arriva tu fai da "smistatrice": "ciao Sandra, guarda che pochi minuti fa hanno chiamato il tuo nome, puoi già andare dentro"

sei lì che aspetti e vieni avvicinata da una tua cliente: il marito è alla PRIMA CHEMIO, tumore al colon... inaspettato (e quando mai è atteso), con tutte le apprensioni più che dovute del caso...
lei mi parla, mi racconta, mi fa domande. è in apprensione.

lui è seduto su una sedia, lo sguardo perso nel vuoto... e sarò anche banale, ma so cosa pensa, ricordo bene la paura della prima chemio. cosa mi aspetta? è l'inizio di cosa??

tutto questo è successo ormai 10 giorni fa. eppure ci penso ancora...


perché io non conosco tanta gente, eppure... eppure ogni volta che capito di là un nome conosciuto salta sempre fuori. qualcuno di cui già sapevo, oppure una spiacevole novità (siamo onesti, il cancro non è piacevole e sapere che qualcun altro deve frequentare oncologia per curarsi non è divertente).

perché è così... il cancro trova fin troppa gente: in famiglia, tra gli amici, tra i conoscenti, tra i clienti... qualcuno ne ha o ne ha fatto esperienza... diretta o indiretta.

e grazie al Cielo, oggi la ricerca ha fatto passi da gigante, quindi in molti siamo qui a raccontare di aver conosciuto la malattia, di averci patito, ma siamo a raccontarcelo da vivi e non è assolutamente cosa da poco.

ma questo pensiero di quanti ne siano colpiti fatica a lasciarmi ed è per questo che cerco in vario modo di impegnarmi. nel mio piccolo. con il tempo che ho a disposizione. con le capacità che mi competono. provo ad aiutare la ricerca. ed in futuro cercherò anche di aiutare gli altri, spero.

non per generosità, ma perché so come si ci sente a passare certi calvari e se posso fare qualcosa per rendere il tragitto meno complicato, cercherò di farlo e mi sentirò meglio io.

fare volontariato non è "essere gentili e generosi", è cercare di impegnarsi per stare meglio noi stessi. e se questo contemporaneamente fa stare meglio gli altri, allora è un circolo virtuoso che merita di essere alimentato.

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