lunedì 13 novembre 2017

pensieri ... finali

oggi per una persona che è a me vicina è un brutto giorno. ho appena saputo che suo padre si è spento poco fa.

inutile e scontato dire che sono dispiaciutissima per lei, penso che tutti lo siamo e lo saremmo.

però, proprio stamattina, poche ore prima che accadesse ciò che ho appena raccontato, saputo che i medici avevano detto che non c'era più niente da fare, non sono riuscita a trattenermi dal dirle che secondo me in questi casi è meglio che l'inevitabile accada al più presto. per tutti, ma soprattutto per chi è a metà tra due strade: qui per lui non c'era più nulla, se non sofferenza. meglio proseguire con il viaggio verso la prossima tappa.

non è una cosa che dico per dire. la dico con profonda convinzione pensando a me in prima persona.

ed in questi ultimi anni ci ho pensato con serietà e concretezza, visto quel che stavo (e in parte sto ancora) vivendo. forse alla mia età non dovrebbe essere un pensiero così "vicino", ma le circostanze me lo hanno fatto avvicinare.

ho pensato già in passato "meglio andare via presto senza soffrire", legato a cari a me vicini. ora lo penso pure per me, aborrendo l'idea di sofferenze strazianti per me e per chi mi starebbe vicino.

poco fa mi è arrivata la notizia del decesso del babbo della persona a me vicina, come vi ho detto. il pensiero è stato di grandissimo dispiacere per chi deve vivere il distacco da un padre, nonno, marito... ma anche di sollievo per lui. ho pensato "buon viaggio"

e il pensiero è corso a quasi 30 anni fa. mancano pochi mesi perché siano 30 anni da quel 5 giugno, giorno in cui risposi al telefono e capii subito che mio padre, dall'altra parte, stava per dirmi che la nonna non era più tra noi. e manca poco di più alla seconda telefonata che arrivò circa un mese e mezzo dopo la prima, in cui ci veniva comunicato che anche il nonno era partito per quello che chiamiamo "l'ultimo viaggio" e chissà se è davvero l'ultimo...

io in entrambi i casi provai contemporaneamente dolore per la perdita e sollievo perché chi mi era caro aveva finalmente smesso di soffrire.

la nonna si sarà fatta qualcosa come 40 giorni di coma. forse non sentiva niente, dicevano i medici, però quando le portarono il nonno per un saluto e per far capire a lui la situazione... beh, lei era apatica e tutto quello che possono dire i medici, ma chiuse gli occhi e finse di dormire.
quindi chissà se c'era o non c'era in quei 40 tremendi giorni.

io avevo 17 anni e li vissi da casa, a gestire la scuola e i pasti per 8 persone attorno a me (la sera preparavo 3 cene in 3 tempi diversi e commensali differenti)... non andai mai a trovarla. l'amavo troppo e non volevo vederla così.
un comportamento codardo, ma avevo 17 anni...

il nonno soffriva di alzheimer, non capiva più niente per quasi tutto il tempo, salvo rarissimi momenti di lucidità estremamente sconfortanti in cui piangeva ciò che era diventato.

già a 17 anni provai sollievo per loro, perché tanto non c'era via di ritorno dal tunnel che avevano imboccato e stare qui non... non trovo modo migliore per dirlo... serviva più a niente.

eppure, eppure dopo quasi 30 anni, a ripensare a quelle due telefonate... sono qui con le lacrime agli occhi già da 15 minuti. non piango da strapparmi i capelli, ma mi mancano. mi mancano ancora oggi e pensare a loro fa questo effetto.

buon viaggio a chi oggi ha iniziato una nuova vita.   e tanta, tantissima forza e coraggio a chi resta qui e ora dovrà imparare a vivere senza di te.

mercoledì 25 ottobre 2017

fiducia nel prossimo

ieri è morta Birba... poi ne parlerò, perché sento il bisogno di farlo. ma non ora...

ora sto pensando ad altro, legato comunque a lei.

mancava da casa da 5 o 6 giorni... io la davo già per morta, soprattutto perché già da giorni la vedevo deperire terribilmente... ma mi dispiaceva non sapere cosa fosse successo, così finalmente ho recuperato una sua foto (ho il computer rotto con dentro tutte le mie foto... chissà se le recupererò...) e ieri ho attaccato qualche volantino in giro attorno alle case dei vicini.

la mia via è una "classica" via della mia città: ci abito da sempre, ma non conosco praticamente nessuno. e anche tra i pochi che conosco, ci si dice a malapena buongiorno e buonasera.

ognuno si fa i fatti propri, non si dialoga, raramente ci si chiede "come stai?"...

se arriva un nuovo vicino, è difficile che si faccia conoscenza...

con la scomparsa di Birba non mi sono nemmeno messa a suonare ai campanelli dei vicini. già non ci sono quasi mai, poi conosco già le reazioni diffidenti e scocciate. nessuno vuole che tu metta il naso nel proprio giardino, nemmeno per cercare un gatto. lo so già, è già successo, parto già pensando che non mi permetterebbero e non vado nemmeno alla carica.

però ieri sera, dopo qualche ora che i volantini (4 in tutto, anzi, 3, perché una vicina mi ha espressamente chiesto di toglierlo, per dire...) erano attaccati attorno a casa ricevo una telefonata.

un signore che abita nella via sapeva qualcosa: una ragazza aveva trovato una micia che risponde alla descrizione e sembrava incidentata, così l'ha portata dal veterinario.

il signore non si è fermato qui: non conosceva il numero né il cognome di questa ragazza, perché era per lui una conoscenza da bar. si incontrano ogni mattina a fare colazione.
così è andato al bar, si è fatto dire dove ha portato la gatta, ha brigato finché non ha trovato il numero e ha contattato la ragazza.

e mi ha richiamato per dirmi da quale veterinario era andata la gatta.

dal veterinario ho avuto il numero della ragazza e l'ho chiamata per ringraziarla. persona squisita, si è presa un morso da Birba nel tentativo di aiutarla (è stato il gesto che mi ha fatto capire che si, era la mia gatta quella di cui parlavano), ha pianto per le condizioni disperate in cui versava (già era ammalata in casa, ma dopo 6 giorni senza mangiare né bere, chissà come era ridotta, povera micia mia!), era disposta a farsi carico di tutte le spese veterinarie necessarie, comprese quelle "finali" per mettere a "dormire per sempre" una gatta che nemmeno sapeva se aveva o no padrone.

ovviamente delle spese veterinarie mi sono fatta carico io: la micia era mia e una mia responsabilità.

mi ha fatto un gran piacere scoprire due persone di così buon cuore nella mia via.

la via in cui io conosco a mala pena chi mi abita a destra, chi a sinistra e chi di fronte...

ieri sera, davvero, in camera da letto, stanca per la giornata, quasi a digiuno perché sinceramente non avevo voglia di cenare, ero dibattuta... tra il dispiacere per Birba (avrei voluto esserle stata più vicina, però volevo anche lasciarla più libera possibile... ne parlerò, a suo tempo, quando scriverò di lei) e il piacere di aver trovato gente così disponibile nei confronti di un animale e nei confronti di un'emerita sconosciuta quale io ero per loro.

lo ammetto, mi hanno aperto il cuore. mi hanno fatto pensare che attorno a me c'è molto buono, molto da scoprire e che non è vero che tutti si fanno i fatti propri e pensano solo a loro stessi.

nella tristezza per la perdita di una micia che viveva con me da 14 anni, un raggio di sole nella disponibilità verso il prossimo non è cosa da poco!

mercoledì 18 ottobre 2017

fonti di ispirazione

pochi giorni fa ho riletto un mio post di 5 anni fa, questo qui.

mi sono divertita a rileggermi e sul momento mi sono soffermata sulle parole che ho usato più che sul significato delle stesse.

ieri ero a fare una risonanza magnetica, la mia bestia nera! la prima volta, 3 anni fa, fuggii dopo esattamente 3 respiri nel tubo in cui ti inseriscono. panico puro.
2 anni fa grazie a mille accorgimenti, ma soprattutto alla gentilezza di chi era attorno a me (la prima volta di gentilezza non ne vidi nemmeno mezzo grammo), riuscii ad entrare e a rimanerci per tutto il tempo dovuto.
così, quando qualche giorno fa mi hanno detto "devi fare una risonanza magnetica", mica potevo tirarmi indietro, no? c'ero riuscita una volta...

beh, temevo di agitarmi, come la volta precedente, di arrivare al giorno X piena di timori e ansie di ogni tipo.
invece no!
sono arrivata lì calma, tranquilla, quasi a mio agio... e mi stupivo di me stessa.

c'è da dire che il personale di Lugo è stato estremamente gentile da subito (a Ravenna lo furono solo dopo che dissi che un anno prima ero scappata dal panico... bah! sarà che per me la gentilezza deve essere una cosa che si dà sempre. si diventa scortesi se chi è davanti a te lo è e ti fa impazzire, non lo si è per principio... vabbè).

mentre mi facevano sistemare sulla lettiga che poi entra nel tubo, sono stati molto carini, nonostante la posizione da tenere non fosse delle più agevoli: la risonanza doveva studiare un braccio, verso la spalla, quindi dovevo mettermi fuori centro, spostata da una parte, un braccio lungo il corpo con la mano sotto la coscia, l'altro in alto per fare spazio... mi sono sentita quasi in posta per il rifacimento della statua della libertà.
poi una volta trovata la "posa" giusta, mi hanno fasciata con un'armatura che mi arrivava fino alle labbra, insonorizzata con le solite cuffie, dato in mano il solito cicalino per chiamare in caso di necessità (nella mano che avevo sopra la testa) e inserito dentro il tubo.

appena è partito il movimento della lettiga ho chiuso gli occhi. qualcosa dalla volta scorsa ho imparato!
e li ho aperti solo quando mi hanno fatta uscire. il trucco funziona: non vedi le pareti, non ti agiti.

senza orologio, non ho la più pallida idea di quanto sia stata sotto. penso mezzora, ma è dura ad occhi chiusi e con rumori ridondanti nelle orecchie tutto il tempo, valutarne il trascorrere...

fatto sta che appena entrata la mia testa ha iniziato a tirare fuori "rimedi" contro l'agitazione nel caso dovesse venir fuori.

e cosa ha pensato? a lavoretti da creare. idee più o meno nuove, rivisitazioni di vecchie cose già fatte, ma in chiave differente.

non so se all'uscita da là me le sia ricordate tutte, però mi è venuto in mente di nuovo il post di cui parlavo sopra.

è incredibile i luoghi assurdi dove trovi le idee: sotto la doccia, dentro al tubo della risonanza magnetica..

guarda caso, tutti luoghi in cui non puoi prendere appunti, eh!

vabbè, se ne avrò dimenticato qualcuno non importa. per me l'importante è aver vinto una paura ed essere arrivata lì tranquilla ed esserne uscita senza alcun timore o agitazione.

comunque la prossima ispirazione non voglio averla nel tubo della risonanza, anche perché sogno sempre di non doverne fare mai più!!! ;-)


mercoledì 11 ottobre 2017

il piacere del tepore


in questi giorni mi sto godendo il piacere di bevande calde ad ogni ora e, come ogni autunno, mi accorgo come improvvisamente le mie stoviglie da lavare cambiano "aspetto": lo scorso fine settimana in lavastoviglie c'erano praticamente solo tazze. the al mattino, tisane ad ogni ora, camomilla la sera... ogni scusa è buona per mettere il bollitore in azione e una bustina o qualche cucchiaino di miscela in infusione.

e per parlare di questo, prima di iniziare a scrivere, ho deciso di cercare nel web un'immagine e mi è capitata questa qui sopra.

azzeccatissima!

tazza fumante con libri: un binomio che da solo mi dice "autunno". il piacere di stare in poltrona o nel letto, magari con una copertina sulle gambe, la tazza vicino che espande il suo aroma nell'aria e il libro di turno tra le mani che non aspetta altro che di farti catapultare in un'avventura lunga qualche pagina.

leggo tutto l'anno, ma questo periodo dei primi freddi è il più "iconico" per me, per immaginarmi e per esser davvero sulla poltrona a leggere e far scorrere le ore come se fossero sorsi di tisana, veloci ed avvincenti, dentro un libro.

ora che non lavoro più a tempo pieno, ma ho 3 pomeriggi alla settimana "liberi", per via del fatto che proprio non riesco a reggere 40 ore di lavoro settimanali (purtroppo), mi capita almeno una volta alla settimana di non accorgermi del passare delle ore pomeridiane.
mi metto in poltrona, il the e il libro e... quando guardo l'orologio sono già le 6 di sera.

ma come è successo? solo pochi minuti fa pensavo di mettermi qui e... quando è trascorso il tempo?

sia chiaro, mi sembra non sia passato un minuto e invece sono passate ore... per me questo è tempo ben speso! immersa in qualcosa che amo e che mi fa stare bene!!

martedì 3 ottobre 2017

si, viaggiare...


la foto qui sopra è di ieri mattina, a Bagni di San Filippo, quando alle 8.45 mi apprestavo ad essere la prima ad entrare in quella meravigliosa acqua e passare un'ora a mollo senza troppi pensieri, in relax.

l'ultimo bagno di 3: uno per giorno, un'ora ciascuno. di più non oso: ho comunque 2 placche di plastica incollate alla pancia, l'acqua è caldina e non vorrei mai dovermi trovare in difficoltà per il troppo "ammollo". forse non succederebbe, ma per vivere bene la cosa, scelgo di fare così. un'ora e poi via.

un fine settimana con un'amica. chiacchiere, buona cucina toscana, acqua termale deliziosa, crocette in relax... quel che serve per rigenerarsi.


quando a fine giugno cominciavo a sentirmi meglio, dopo 9 mesi abbastanza infernali e debilitanti, ho espresso a me stessa un desiderio che è anche un proposito: io amo viaggiare, amo mettere il naso fuori di casa, così ho espresso il proposito di riuscire ad uscire di casa almeno un fine settimana al mese.

a luglio sono andata 2 notti in collina, Rocca San Casciano. ero stanchissima, sfatta ed era caldissimo. ho passato 2 giorni di riposo e sonno. il massimo è stato fare 4 passi (e non di più) per un sentiero dietro l'agriturismo. e andava bene così.

ad agosto sono andata a Premilcuore, paese della mia infanzia, 2 notti anche lì e 2 giorni a camminare sui passi percorsi minimo 35 anni prima. a parlare con vecchie conoscenze, a farne di nuove, a ricamare in compagnia di perfetti sconosciuti con cui intavolavo piacevoli discussioni e che mi hanno anche fatto offerte di lavoro... molto piacevole.

a settembre le meritate ferie: 10 giorni di montagna: piscina termale, passeggiate sotto la pioggia, un sacco di shopping e buon cibo. anche delle preoccupazioni... non dovute al soggiorno o alla vacanza, ma a problemi di materiali per le mie stomie non conformi. la cosa è stata di notevole stress, eppure sono riuscita a passare comunque un bel periodo di riposo.

ad ottobre questo fine settimana appena trascorso alle terme.

ero già molto soddisfatta così: un proposito fatto senza tanta convinzione di poterlo realizzare che è riuscito ad essere "vero" per 4 mesi.

beh, sembra, almeno per ora nei progetti lo è, che continuerà a "vivere".

mi aspettano piccoli momenti piacevoli fuori casa anche per novembre, dicembre e gennaio. e intanto penso ai mesi a venire.

a volte, anzi, quasi sempre, secondo me, più del viaggio, il piacere risiede nel sognare ed organizzare la trasferta. e mi sto godendo a pieno questi progetti. traendo beneficio già dal solo pensarli.

mercoledì 30 agosto 2017

della felineria

un anno fa, sempre in agosto, scrivevo un post che parlava di Merlino, della sua vecchiaia e dei miei timori al riguardo (me lo ha ricordato Facebook, con la sua funzione dei ricordi, elemento utile per valutare il passare del tempo e pure la ciclicità di certe situazioni)

oggi sono alle prese con la vecchiaia di un'altra felina di casa: Birba.

non sta male, non eccessivamente. voglio dire, lei è sempre stata un pochino zoppa e ora la zoppia è leggermente accentuata e con il caldo si è fatta decisamente molto magra e mangia con più lentezza, ma è sveglia, scattante, gioca con i due maschiacci al piano terra, anche se non tantissimo come fino a poco tempo fa...

insomma, fino a qui, niente di sbagliato in una micia che quest'anno ha compiuto 14 anni.

solo che da qualche settimana a questa parte mi combina degli scherzacci che potrebbero costarle anche caro e quindi mi tocca correre ai ripari.

a primavera quando si è trattato di far uscire il micio Mimì da casa per la prima volta, mia madre con l'aiuto di un amico tuttofare, si è assicurata che nessun gatto potesse uscire dal giardino (il giardino è recintato con una rete alta 1 metro e 80, ma qua e là c'erano aperture a misura ed altezza di gatto).

beh, evidentemente gli umani non sono pienamente capaci di prevedere le mosse feline.
Birba, come Oudinì riesce ad uscire dal giardino!

solo che non riesce a rientrare... e quindi aspetta davanti a casa che qualche umano si accorga della sua assenza e le apra la porta principale.

il problema si è posto seriamente quando i miei sono andati per 15 giorni al mare e magari io non ero a casa: abbiamo sempre chiamato qualcuno ad occuparsi dei gatti, ma se questi sfuggono al loro controllo, non è che queste persone siano lì tutto il giorno, passano una volta al giorno e basta. quindi o la gatta si fa vedere e torna in casa... oppure - come è capitato lo scorso fine settimana - resta fuori più di 24, anche 48 ore senza cibo, ma soprattutto senza acqua.

e per una gatta di 14 anni, magra come è Birba, in giornate calde e afose come queste qua, può diventare un serio problema

visto che le fughe si sono ripetute quasi ogni giorno e visto che mia madre non ha la mobilità per stare dietro ad una gatta fuggitiva con queste brutte abitudini... domenica ho preso la grande decisione:
"Birba torna a vivere su da me"

mi dispiace per lei: lei in casa mia si sente prigioniera e non ama le altre 2 gatte, quindi per la micia è uno stress, ma non posso nemmeno permetterle di rischiare così la pelle...

sto cercando di renderle la cosa meno stressante possibile. credo di essere l'unica con una "camera per la gatta", attrezzata di tutto punto: acqua, cibo, sabbietta e comodi posti per dormire (pure un tappetino su cui so che lei ama farsi le unghie e ribaltarlo completamente), in modo che Birba non debba percorrere tutta la casa per raggiungere posti dove ci sono molto forti odori delle altre abitanti della casa.

temevo di peggio, lo ammetto. Birba soffia e non vuole vedere le altre nemmeno alla distanza, Stella continua a tampinarla e a soffiarle contro, miagolando in modo stranissimo per dirle "tu non appartieni a questa casa, vai via!", Penny per fortuna si fa i fatti suoi e se ne frega... ha giusto detto la sua la prima volta che l'ha incontrata, poi basta.

la prima notte ha pianto un po', ma si è calmata presto e si è messa a dormire dentro una bella cuccia calda (con sto caldo non so come faccia, ma non sono una gatta, io)... poi ieri ha fatto un altro pianto estemporaneo, ma già il giorno prima si era dimenticata di farne...

insomma, casa mia non è tutto lo schifo del mondo, ecco... anche se davvero a suo agio non è.

rimane molto nella sua stanza. quando io sono in bagno, lei arriva e "sta con me" tutta felice e fusante, osa avventurarsi in cucina, ma con qualche difficoltà perché lì incontra le altre...
la mia camera da letto e la sala invece non le frequenta proprio... vabbè, metà casa è ok, è già tanto

vorrebbe uscire e ci prova... ma per un bel po' se lo scorda... più avanti vedremo.

ieri è salito Mimì a fare uno dei suoi giretti nella "vecchia casa dove ero da gattino". quando ha visto Birba i due si sono subito sfregati e dati delle belle testatine. Finalmente un amico! sembrava dire Birba!!

insomma... la mia vecchietta mi fa un po' preoccupare, un po' penare (stamattina ho dovuto pulire vomito ovunque, per dire...)... ma vediamo di stare insieme ancora tanto e a lungo, che ci vogliamo bene, anche se non la vediamo alla stessa maniera sui posti dove vivere...

giovedì 24 agosto 2017

Sogni e interpretazioni

Interno (cioè, proprio dentro la mia testa) notte. Sto sognando.

Ancora... è successo di nuovo!
Non è ben chiaro perché, ma l'esame di maturità non è valido, dobbiamo tornare a scuola, rifare l'ultimo anno e ripetere l'esame.
Ma siamo tutti adulti! Ognuno di noi ha la sua vita e ritrovarsi all'interno della nostra vecchia classe, tutti di nuovo insieme, ma adulti, con la testa altrove pensando "che cacchio ci faccio qui, io devo lavorare/badare alla mia famiglia/ho cose da fare fuori da qua!!" è spiazzante per tutti noi.

L'atmosfera è nervosissima, i professori cercano di ammansirci dicendo che non dipende da loro, ma tocca farlo; tutti noi siamo scocciati oltre misura, ci guardiamo attorno, detestiamo il momento, tutte le fatiche fatte da ragazzi che non sono servite a niente e ora doverle ripetere. Ma chi ha la testa per rimettersi a studiare??

E' un sogno ricorrente, fatto tantissime volte, anche se negli ultimi anni non torna (ma non ne sento la mancanza).
Svegliarmi dopo di esso mi ha sempre lasciata un senso di spossatezza, stanca per il nervoso che lascia questo sogno; appiccicato alla coscienza per tutto il giorno, una sensazione di mancato riposo, di nervoso, insoddisfazione...

Perché mi è tornato in mente? Perché ieri lo scrittore Riccardo Gazzaniga ha parlato del suo sogno, anche per lui ricorrente, anche per lui la maturità da rifare.

E così ho scoperto di non essere l'unica a fare questo sogno. E stamattina leggendo i commenti, ho pure trovato l'interpretazione freudiana, che ha un suo senso.

Copio pari pari il commento scritto da Xaris Monni al post di Gazzaniga: "Freud nel suo libro l'Interpretazione dei sogni dedica un paragrafo al sogno del "dover rifare l'esame di maturità". In primo luogo nota che è un sogno di chi l'ha passato, anche brillantemente. Chi non l'ha superato non ha questi incubi. Per farla breve: il nostro inconscio ci fa rivivere nel sogno un ostacolo superato, da superare nuovamente, ogni qualvolta nella vita reale abbiamo un traguardo da raggiungere, o magari un ostacolo nuovo. Nel sogno ripetiamo angosciati: "Ma io l'ho già dato" Il suggerimento dell'inconscio sarebbe questo: Vedi? Hai sognato di non riuscire a fare una cosa che invece avevi fatto. Ce l'avevi fatta allora, ce la rifarai anche ora!! Che Freud avesse o no ragione, a me piace. Bello, no?"

Beh, ora - da buona paranoica - mi sorgono i dubbi: "come mai da anni non lo sogno più? eppure di ostacoli, mamma se ne ho da superare! forse che non mi sento più sicura di superarli nemmeno con l'inconscio?"

In effetti, alcuni ostacoli li ho sentiti così grandi negli ultimi tempi che la paura di non farcela era tangibile e reale.

Direi che forse forse ci sta. Non avrei mai pensato di "desiderare" di riprendere a sognare di rifare la maturità... a sto punto, quasi quasi mi tocca... significherebbe che mi trovo di nuovo davanti ad ostacoli affrontabili, che fanno più paura del dovuto e basta ;-)