sabato 19 agosto 2017

elucubrazioni... dell'amicizia e dell'ansia... due cose diverse, ma in qualche modo accomunate

c'è qualcosa di cui vorrei parlare da tempo, ma quando mi vengono "ben formate in testa le parole"... di solito è notte fonda e il concetto è alquanto esteso, quindi non da affrontare con la app del cellulare, che è strapiena di limiti.

vorrei scriverlo mentre sono al pc, come oggi... ma chissà se le idee mi seguiranno disciplinate e brave brave, portando alla memoria tutto il ragionamento che avevo fatto tempo fa.

io ho una pessima abitudine. rimuginare. ormai ho imparato a farlo il meno possibile, ma evidentemente è parte essenziale del mio essere e non riesco ad eliminare questa cosa completamente.

questo ti porta a pensare e ripensare e strapensare lo stesso argomento/pensiero/problema fino allo sfinimento.

ogni tanto torno immancabilmente su episodi del mio passato che in qualche modo vedo come fallimenti e comincio a chiedermi in cosa ho sbagliato, dove potevo fare meglio e via dicendo.

non molti giorni fa pensavo ad amicizie perse in determinati periodi della mia vita, anche perché l'argomento era saltato fuori in un incontro tra amiche e quindi era nuovamente "fresco".

le amicizie vanno e vengono. io so di non essere eccelsa nel coltivarle. ho avuto un passato da solitaria che non è mai andato via completamente dalla mia anima.
ci sono stati momenti della mia vita, anni e anni, non settimane, in cui se pensavo "adesso chiamo qualcuno per fare 4 chiacchiere", non c'era nessuno da chiamare. solo conoscenze, nessuna vera amicizia su cui contare.

non mi piango addosso, non è colpa del mondo, è un processo mio personale che mi ha portato a scegliere la solitudine e piano piano ad uscirne.

ma anche prima di quegli anni, non ho mai avuto amicizie a iosa. sempre poche persone.

sicuramente ora è il momento in cui io sono più aperta ed espansiva, ma... i difetti di gioventù non te li scrolli di dosso in 2 minuti. sono parte di te, puoi combatterli, puoi cercare di cambiare un po' alla volta e mantenere una certa via... ma non riesci a deviare completamente da ciò che sei.

io ad esempio sono una che ... combatte poco.
soprattutto in determinati momenti della mia vita, poi, ho scientemente scelto di non combattere, di non affrontare le persone.
per affrontare le persone e potenzialmente fare una litigata, ci vuole forza mentale e psicologica non indifferente.

 uno di questi episodi di "perdita di amicizie" è capitato più o meno 2 anni fa. e in queste sere pensavo al mio stato d'animo del 2015.
ero "tra color che sono sospesi" quando accaddero fatti tra me e la persona in questione (forse non sono i fatti salienti che hanno portato alla fine dell'amicizia... in verità le cose, la "fine", si è dipanata nell'arco di un paio di anni. le cose non finiscono all'improvviso, ovviamente, ma penso - ritengo, chissà se a ragione - che in quei giorni ci siano stati momenti "clou", ecco). avevo appena finito la radioterapia e ne stavo subendo gli effetti collaterali decisamente poco simpatici all'intestino e non solo.
non sapevo se ero guarita o no, non si capiva, dopo una tac a maggio, fatta 2 mesi dopo la radioterapia, fui "rimandata ad agosto", perché appunto ciò che si vedeva poteva essere tutto e niente...
questo agiva sul mio spirito in modo molto forte. mi sono chiusa in me stessa non poco in quei mesi, limitando alle persone più intime i miei rapporti. per dire, ricordo di non aver aperto la posta elettronica per almeno 3 mesi... da aprile a giugno inoltrato.
a luglio, quando la aprii ormai la capienza dello spazio web era al limite e passai giorni, anche per far scorrere il tempo, a buttare via email, un po' alla volta... pagine e pagine di email mai lette, mai aperte, cose stupide e chi lo sa, forse pure cose importanti... non lo so... non mi interessava. non volevo contatti con il mondo.

insomma, da gennaio a settembre 2015 io ero in una bolla di panico, peraltro pure a ragione, visto che a settembre arrivò la sentenza più brutta: la malattia c'è ancora... ti dobbiamo operare... e - allora non lo sapevo - si apriva davanti a me il futuro che oggi è il mio presente... una realtà che se l'avessi conosciuta a priori, non avrei pensato che avrei potuto affrontare e vivere, forse non a mille, ma quasi come fosse normale.

e in quei momenti lì, davanti alla prospettiva di affrontare una persona per chiarirmi... decisi di non farlo. non ero padrona di me stessa. non ero sicura di sapere o non sapere affrontare un'eventuale discussione (chissà, magari non sarebbe nemmeno avvenuta... ma io non volevo nemmeno considerare l'eventualità. punto), quindi silenzio.

e ciò ha portato la persona a decidere di chiudere i ponti con me.

non è l'unico episodio della mia vita che si è svolto più o meno in questi termini. ce ne sono stati altri. ce ne saranno altri, chissà, non è da escludere.

ma come ho detto prima, sono tornata a pensarci perché se ne è parlato con amiche. e ciò mi ha portato a rivivere un po' l'ansia di quei giorni.

e siccome da 2 o 3 giorni ho "l'ansia da tac" (ai primi di settembre avrò la tac di controllo, quella che sentenzierà "sei ancora sana, ci vediamo tra altri 2 mesi" oppure "bingo, è tornato... si balla di nuovo", eventualità che non voglio nemmeno prendere in considerazione e mi fa agitare da 3 giorni a questa parte)... sono finita per paragonare i due momenti.
imparagonabili. all'epoca me la facevo davvero sotto. ho avuto più paura solo la notte prima dell'intervento, quando temevo di non svegliarmi mai più.

adesso sono in un limbo. può essere e non può essere, ma rispetto ad allora ho più probabilità per la seconda ipotesi rispetto ad allora... eppure avendomi già visitato indesiderato per ben 3 volte, il cancro... non riesco ad essere serena. a pensare solo positivo come tutti cercano di dirmi.

mi impegno a fare di tutto per non pensarci, ma non posso non pensarci.

e così finisce che ogni ragionamento, pure quello su fatti del passato... mi porti lì.

si, forse, anche se con parole differenti, sono riuscita a dire le cose che pensavo qualche notte fa. non so. sentivo il bisogno di scriverle.

venerdì 18 agosto 2017

Ricordi d'infanzia


sono credente, ma non praticante, per niente. soprattutto non ho assolutamente interesse nei santi e nella loro adorazione. è un fatto personale e non sono qui per parlare di questo, ma di altro, anche se legato a ciò.

oggi è Sant'Elena. è parzialmente il mio onomastico, essendo il mio nome composto da 2 ed uno di questi è - appunto Elena.

mai festeggiato davvero. mai avuto particolare interesse.

solo la mia nonna materna se lo ricordava e mi faceva gli auguri ogni volta. non ricordo regali, solo auguri, ma questo potrebbe essere anche un ricordo falsato, perché è passato così tanto tempo.

a me faceva un sacco piacere ricevere questa attenzione, nonostante non mi interessasse per nulla dell'onomastico.
il fatto era che sin da piccola io ho avuto un grandissimo conflitto con il mio nome!

doppio, composto da due nomi separati, ma da considerarsi unico. lungo sempre da scrivere e poi mi veniva sempre scritto sbagliato, in modo cretino e banale, ma niente da fare, io dovevo sbagliarlo ogni volta! e per di più, sbagliavo l'unico nome dei 2 che mi piaceva davvero tanto.

che era proprio Elena... perché Maria è "generico, ce ne sono così tante in giro con Maria di nome o come me in parte del nome...".
aggiungeteci che io ho la erre moscia e quindi il suono Maria mi veniva male all'orecchio...

insomma, Elena per me era bellissimo e il fatto che oggi la nonna mi facesse gli auguri, significava dare un po' più di forza a quella parte di nome rispetto all'altra.

ecco. io stamattina mi sono svegliata pensando che oggi, fino a 30 anni fa, la mia nonna mi faceva gli auguri ed io ero onorata di ciò.

ormai sono 29 anni che non è più con noi. eppure... eppure io almeno una volta al mese, forse anche ben più spesso, la penso e conto gli anni che sto passando senza di lei.

la mia nonna materna è stata un personaggio forte, dispotico, abbastanza autoritario e che faceva un sacco di preferenze tra le persone, tutte cose che a me facevano infuriare.
però, però era la mia migliore amica, la mia confidente, forse la persona che mi dimostrava più affetto di tutte quelle che avevo vicino.

e quando se ne è andata... mi si è spezzato il cuore per la prima vera volta e, forse, unica, nella vita...

ogni giorno manca

martedì 8 agosto 2017

giusto per rimanere sempre sul chi vive...

ieri era giorno di prelievo del sangue e pulizia port: sono ufficialmente "guarita", ma mi rimangono una bella serie di controlli e di impegni che al momento non intendono mollarmi e lasciarmi "libera" di segnare ferie solo se davvero sono in ferie... no, ieri giorno di ferie trascorso in ospedale al Day Hospital di Oncologia di Lugo... vabbè, basta che vada tutto bene, no?

ecco... quasi tutto bene.

l'infermiera mi preleva la fialetta di sangue (doveva essere una sola, lei per sicurezza ne fa due... tutti appassionati del mio sangue eh!!!), mi manda a fare colazione e mi dice "affacciati dopo, che parliamo della pulizia del port".

bene, vado a fare l'agognata colazione: per la prima volta - con questo caldo - dopo tanti giorni ho davvero fame e addento con gusto la mia brioche salata, vera chicca del bar dell'ospedale di Lugo; l'ho già adocchiata dal primo giorno ed è per me un must.

torno, mi faccio vedere dalle infermiere (hey, sono tornata!) e mi siedo in sala d'aspetto. il cellulare è praticamente al 40% di batteria... tutto andato in nulla... caldo e basta... vabbè, tanto, mica devo stare qui ore e ore, no?

arriva la "mia infermiera" e mi dice "sai, oggi sei davvero pallida, prima di fare la pulizia del port, preferisco aspettare i risultati dell'emocromo"
e io tranquilla - tanto sta cosa "ti vedo pallida" è il ritornello di tutte le infermiere (di Lugo e di Ravenna, ma pure a suo tempo ad Ancona... insomma io SONO PALLIDA) e finora nessuno aveva avuto mai ragione... - e dico "si ok, tanto c'è l'aria condizionata, ma vedrai che non è niente".

intanto il cellulare si avvia verso la "morte della batteria" e io non ho niente da fare. non ho portato caricabatterie, né power bank... pazienza...

mi chiama l'oncologa. e io bella benpensante mi immagino un "mi vorrà salutare".
no! emoglobina a 8 "cara meg, ti facciamo una bella trasfusione"

la mia faccia è stata identica all'emoticon stupita... una grande O con la bocca e due occhi piccoli piccoli... ma davvero?
ma tutta la stanchezza che ho addosso è colpa del caldo, no? no????

ferro bassissimo, emoglobina scarsa... regali degli effetti di lungo periodo della radioterapia.

ok, aspettiamo il sangue da ricevere...

il cellulare mi concede giusto di avvisare casa che resterò qui, poi muore in attesa di una ricarica.

io mi accascio in poltrona in sala d'aspetto e... aspetto e aspetto e aspetto.

a mezzogiorno e 20 finalmente mi "attaccano" ai vari tubi e arriva il sangue. un'ora di trasfusione che in effetti mi fa sentire decisamente più attiva, anche se la noia di tutte quelle ore a non far niente... sono difficili da togliere di dosso.

alle 2 e mezza sono a casa. con una sacca di sangue nuovo in vena.

non so quanto sangue ho ricevuto in questi 3 anni abbondanti. tanto, dalle 2 sacche del lontano febbraio 2014, a non so quante durante le operazioni e il ricovero a Milano... a quella di ieri.

signori là fuori, anonimi benefattori, grazie per donare il sangue! per me siete fonte di vita... io purtroppo non posso, con le patologie che ho...

io intanto proseguo la mia vita... sperando che comunque il futuro mi riservi sempre meno sorprese di questo tipo e solo notizie positive... dai!

lunedì 31 luglio 2017

ricamo terapeutico

ognuno di noi, penso (spero), ha la propria valvola di sfogo, quell'attività che pratica per schiarirsi le idee, per rilassarsi, per ... per quel che ci pare e ci serve...

gli hobby servono a questo, no?

c'è chi corre, c'è chi fa yoga, c'è chi legge, c'è chi si dà alla falegnameria... ce n'è per ogni gusto, ovviamente.

le mie due grandissime valvole di sfogo sono la lettura ed il ricamo. ed ognuna di esse, mi rendo sempre più conto, ha la sua ragione di essere.

e me ne rendo conto quando per infinite ragioni una di esse viene a mancare.

per dire... tra fine maggio e inizio giugno, vuoi per il caldo, vuoi per una miriade di pensieri che scazzottavano nel mio cervello, ho mollato il ricamo. non mi andava più. non mi ci concentravo, non mi dava serenità, non "serviva al suo scopo" che è quello di rilassarmi e infondere positività ai miei pensieri.

e la "crisi da ricamo" è durata fino a più o meno una settimana fa.

il caldo continua, ma per fortuna il ricamo è tornato. perché? perché mi sono resa conto che più "non ricamavo", più certi tipi di pensieri si affacciavano nella mia mente. pensieri neri, vischiosi, cupi, negativi, di quelli che ti trascinano in un angolo e ti fanno sentire fin troppo (e fin troppo a torto) Calimero, piccolo, brutto e nero e inviso da tutti.

due fine settimana fa, in piena crisi antiricamo e preda della fiacca da caldo insopportabile, stesa nel letto a cercare di riprendermi, hanno cominciato ad assalirmi pensieri foschi e dubbi di vario tipo che culminavano più o meno in un "devi fartene una ragione, il mondo va così, tu sei così: se ti è sembrato che fosse diverso, non è vero, alla fine fa schifo tutto e pure tu non uscirai mai dal buco dove ti trovi. restaci e impara a viverci, che è meglio"
sono quei momenti in cui ti senti divisa in più parti che fanno "a botte" tra di loro: un pezzo di te si accanisce svilendoti, una particina invece cerca di urlare "non è giustoooo", un'altra ancora più piccina salta e batte i piedi dicendo che non è vero niente, che il mondo non è così nero, che sono pensieri sbagliati e bisogna smetterla di farli... ma con una voce così flebile da fare vagamente eco sotto i pensieri neri della parte più forte del momento.

rispetto a momenti del passato, devo ammettere di aver gestito un po' meglio del solito la mia piccola crisi di umore. sono riuscita a non caderci dentro con i piedi e tutto, come si suol dire, a lavorarci piano piano e a fare piccoli passi verso la positività che sono serviti per interrompere il flusso di nero che mi stava avvolgendo.

fatti i piccoli passi, chissà come mai, mi è anche tornata la voglia di ricamare. poca, pochissima... il primo giorno ho fatto al massimo una gugliata di crocette.
però era un'inversione di tendenza... il giorno dopo un po' di più e il fine settimana successivo, quello appena trascorso, mi sono trovata finalmente "dentro le crocette" nel modo giusto.

non significa ricamare tantissimo, ore ed ore, no. significa trarne il giusto beneficio.

sabato pomeriggio mi sono seduta su una sdraio nel cortile del bed and breakfast in cui mi trovavo, ho tirato fuori il mio ricamo e ho iniziato un'alternanza di un sorso di the verde e un po' di crocette che sarà durata un'oretta e avrà prodotto pochissimo in termini di lavoro ma sono uscita da quell'oretta estremamente rilassata.

ieri pomeriggio e in serata ho continuato a ricamare con la televisione e il ventilatore accesi. ogni tanto mi interrompevo per innaffiare le piante o per fare questo e quell'altro lavoretto, ma tornavo sempre al ricamo, con il desiderio di applicarmici e di vederlo crescere.

e a fine giornata la realizzazione che i pensieri vischiosi di 8 giorni prima erano spariti completamente. inghiottiti dai piccoli gesti positivi. il più grande dei quali è proprio il ricamo. almeno per me!

giovedì 27 luglio 2017

Fufina

nella mia infanzia ho avuto tanti gatti, soprattutto gatte, preferite da mia madre, anche perché ai tempi non venivano sterilizzati gli animali e i gatti maschi avevano la brutta abitudine di segnare il territorio e puzzare TANTO...

quasi tutti sono stati con noi pochi anni, i gatti maschi spesso sparivano con il primo "amore", inseguendo l'odore di una femmina prendevano la via e... non tornavano più...

la ferrovia da un lato di casa e la strada dall'altro hanno falcidiato molti dei miei mici... e poi questa cosa del non sterilizzarli... le gravidanze, le malattie più facili... insomma, i mici avevano spesso vita breve.

eppure li ricordo quasi tutti senza problemi, di ognuno di loro ricordo carattere e affettuosità più o meno sviluppata... ricordo come io interagivo con loro... per me i felini hanno sempre avuto una grandissima importanza.

Fufina fu anche "utile" per garantirmi un bel voto a scuola. mica cosa da poco!

in verità non era la nostra gatta: viveva nel garage dei vicini di casa. la loro mamma non voleva animali in casa. non so se avesse proprio una fobia o se fosse semplicemente una maniaca dell'ordine per cui il pelo non era elemento contemplabile.
fatto sta che questa gattina di pochi mesi viveva nel garage, ma non era d'accordo con le decisioni umane.
per cui un sabato mattina riuscì a sgattaiolare fuori e fuggire.
non sappiamo come accadde...
noi sappiamo che all'ora di pranzo mio padre suonò il campanello e noi - sapendo che si trattava di lui - gli aprimmo senza verificare chi fosse (apriporta per il portone giù e porta di casa spalancata al piano).
lui nell'aprire il portone di casa vide sgusciare tra le sue gambe una "roba" che corse filato su per le scale e vista la porta di casa aperta, ci si infilò, prese la via della cucina e si sistemò sulla sedia a dondolo che era davanti alla finestra della cucina.
e lì rimase! credo che per tutto il giorno non ci permise nemmeno di toccarla: se ci avvicinavamo soffiava e ringhiava (qualcosa come mezzo chilo di pelo e orecchie che soffia mentre sta seduta comoda in una sedia a dondolo può essere meraviglioso).

mio padre era quello di "basta gatti in questa casa", gli altri abitanti di casa, i miei fratelli, mia madre ed io eravamo del partito "gli animali non sono mai abbastanza", ma Fufina non ci diede modo di scegliere... scelse lei e basta.

una storia così, in quinta elementare è ottimo materiale per il classico compito del lunedì "cosa hai fatto nel fine settimana? (ricordati che non devi scrivere "ho mangiato, ho dormito"... ma devi raccontare bene cosa hai fatto)

i fine settimana erano tutti uguali: il catechismo, la messa, il pranzo magari dai nonni... che vuoi che si facesse? e i temi del lunedì ricadevano spesso nella categoria "noia" che prendevano voti poco interessanti...
mentre Fufina mi permise di raccontare una vicenda interessante e ottenni un bel voto.

Fufina rimase con noi 2 o 3 anni e fece due gravidanze. non ricordo come "sparì", nel senso che non mi sembra di ricordarla morta, quindi probabilmente fa parte di quei gatti che ad un certo punto non sono più tornati a casa, triste finale di molte convivenze con gatti, come ho già detto più righe sopra.

la prima estate in collina con Fufina fu l'estate del topo mangia caramelle... si trattò di un episodio che gettò molta diffidenza tra noi bambini e creò un clima di ingiustizia notevole.
la nonna teneva in una stanza una ciotola piena di caramelle. noi potevamo mangiarle, ma dovevamo prima chiederle e nessuno di noi si è mai sognato di rubarne mezza.
ad un certo punto le caramelle cominciarono a sparire... e la nonna cominciò ad accusarci tutti e 4... ognuno di noi era sicuro della propria innocenza e sapere che uno degli altri stava mentendo fece scendere tra di noi un'aria davvero scomoda... ci si guardava male l'un l'altro, pensando che per colpa di uno di quei 3 lì, io non posso più mangiare una caramella!
poi di fianco alla ciotola delle caramelle cominciarono ad essere rinvenuti pezzettini di carta di caramelle. ecco! i bambini non farebbero a pezzi le carte, quindi magari non sono i bambini i colpevoli!
sollievo generale nella popolazione piccola di casa! allora non ci sono traditori tra di noi! siamo ingiustamente accusati!!
più il tempo passava e più le tracce erano evidenti... c'era un topo!
come fare? come prenderlo?
un giorno accadde che il topo fu colto sul fatto e la mamma e la nonna riuscirono a bloccarlo nella stanza, chiudendo ogni uscita.
ed ora? la nonna subito cassò l'idea di provare a mettere Fufina nella stanza: "è una gatta cresciuta in un garage, che ne sa di topi??" fu la frase che definì Fufina un gatto inutile...
invece la gatta della contadina vicina di casa, che si chiamava a sua volta Fufina (che fantasia eh?), lei si che sa catturare i topi!
si, certo! peccato che sia selvatica e inavvicinabile e non farà mai i 20 metri di "casa" dalla porta della cucina fino alla stanza in cui il topo è stato isolato.
quel giorno la mamma aveva comprato i nodini, piccoli pesciolini da cuocere fritti che per noi erano un piatto fantastico che si faceva pochissimo, perché erano assai costosi...
quel mezzo chilo di preziosi nodini fu... sprecato uno ad uno nel tentativo di fare avvicinare la Fufina selvatica al topo.
e intanto Fufina nostra veniva tenuta alla distanza, ma lei era di buon carattere e nonostante l'odore del pesce, non si era offesa della cosa... lei era curiosa di capire perché le porte sempre aperte all'improvviso fossero tenute chiuse. e, si sa, se una porta è chiusa, un gatto deve assolutamente passare dall'altra parte!
così ad un certo punto riuscì nell'impresa e si trovò nella stanza con il topo.
la nonna riaffermò la sua scetticità nei confronti di tale gatta.
la gatta se ne fregò dell'opinione della nonna e con 3 zampate afferrò il topino e se ne uscì dalla stanza tutta felice con la sua preda in bocca.
giocò con quel "coso" per 3 giorni e alla fine se lo mangiò anche... io ero nell'età in cui ero ancora curiosa di osservare queste schifezze della natura e passai 3 giorni ad ammirare le evoluzioni di Fufina con il cadaverino.
risultato: nessuna frittura a pranzo per noi bambini, peraltro ingiustamente accusati per giorni di essere ladri, e un improvviso affetto di mia nonna per la Fufina del garage che da "buona a niente" divenne invece "risorsa preziosa" per la casa e la famiglia.

la prima gravidanza di Fufina ci regalò 3 gattini. io ne ricordo benissimo una, la Pimpi, gli altri due no. ma scommetto che se metto sotto stress degnamente mia madre e la costringo a dirmi dove sono nascoste le foto del nostro passato, una fotografia di mamma Fufina con tutti e 3 dovrei tirarla fuori... peccato che mettere sotto stress mia madre sia una cosa impossibile...

ricordo Pimpi perché venne su in collina in estate in vacanza con noi e andò ad abitare nella casa della cugina di un'amica di quelle zone. la casa in pietra dove ho pensato di ambientare un racconto che sto scrivendo.

e nel racconto c'è protagonista anche una gatta, Sissi... che è esattamente Pimpi. mi è venuta così: sarà un racconto di fantasia, ma casa e gatta sono esistite. mi piace questo piccolo dettaglio inutile, ma che crea un legame con la realtà e con i miei ricordi.

la seconda gravidanza di Fufina portò nella nostra casa Nerino, un micio tutto nero con il pelo un po' lungo che stette con noi pochissimo... purtroppo nostro cugino ci raccontò di aver visto un vicino di casa buttarne il cadavere nel cassonetto dell'immondizia... vittima della strada...
mio fratello più piccolo era una cosa sola con quel gattino e ci rimase malissimo.

peraltro più o meno negli stessi tempi sparì Fufina... e una grande tristezza piombò su di noi.
non abbiamo mai avuto illusioni da parte dei nostri genitori sul concetto di morte degli animali.
e di questo sono molto grata: non ritengo abbia senso raccontare "balle", meglio la cruda realtà, meglio capire con un animale cosa significa distacco e morte, piuttosto di dover vivere poi un trauma quando la cosa si verifica con un parente, magari a cui eri pure affezionato.

quindi, quando i gatti sparivano, un po' speravamo nel loro ritorno, un po' li cercavamo, ma dall'altro lato, sapevamo anche cosa significava... e ci mancavano tantissimo!


venerdì 21 luglio 2017

soddisfazioni sensoriali

qualcosa avevo già detto qui, ma poco... relativamente al fatto che - a seguito dell'ultima chemio - il mio stomaco sia cambiato notevolmente come voglie ed abitudini alimentari.

a dirla tutta, se fosse per lui, non lavorerebbe più... e devo forzarlo non poco a mangiare perché mangiare serve!

questa cosa mi scompensa non poco e fatico pure a spiegare la dimensione di questa nuova mancanza.

per me il cibo è stato (fin troppo) sempre un rifugio: ero nervosa, triste, stanca, qualunque cosa... mangiavo!

adesso no. adesso sono sempre comunque facilmente nervosa, triste e stanca, ma non mi abbuffo. semplicemente perché non va.

ma il cibo era anche altro: era un modo per coccolarsi e cucinare un piatto nuovo, o farsi un piatto che mi è sempre piaciuto era sempre bello. 

sia dal punto di vista del gusto che olfattivo: i piatti che mi piacciono tanto, i sapori, gli odori, sanno dare un appagamento tutto loro.

e questo mi manca. più del mangiare stesso, che tutto sommato non mi manca (mi stupisce, non mi riconosco, ma non ne sento la mancanza).

così cerco di trovare nuovi "sfoghi" sensoriali.

ad esempio erano giorni che mi girava in testa "voglia di verbena".

non so se conoscete la verbena, è una pianta aromatica che "sa" un po' di limone, quel profumo cedrino delicato e avvolgente che dà da solo senso di fresco.

a me piace tanto e di solito in balcone ho sempre una pianta di questo tipo (non solo la verbena, anche la melissa, l'erba cedrina o luigia... insomma, piante con questo profumo di limone tanto avvolgente).

la settimana scorsa ho "ceduto" e tramite un sito online mi sono comprata il bagnoschiuma e un paio di creme corpo alla verbena e qualche giorno fa sono arrivate.

così sono 3 giorni che mi godo una doccia rinfrescante e tutta profumata e che addirittura mi spalmo con piacere e voglia la crema corpo, io che con le creme sono sempre uno strazio, che dovrei usarle tanto e di più e non lo faccio mai... ecco, ora per soddisfare la mia voglia olfattiva di belle sensazioni... faccio pure "la brava" e mi do la crema.


martedì 18 luglio 2017

Silenzio, è notte!

Il silenzio di notte sa avere le più disparate dimensioni.

Oggi ad esempio, la mia via è taciturno e il silenzio di questa notte appena iniziata mi porta all'orecchio i rumori di mezzi di trasporto distanti molto da qui.
Qualche grillo molto discreto frinisce senza intaccare eccessivamente il velo creato dall'assenza di rumori più significativi.
Ogni tanto una delle mie gatte si muove per cambiare posizione, si lecca un po' svogliatamente o sospira.
Raramente una bici passa per la via... poco fa il cigolio di una vecchia catena per una trentina di secondi ha annullato un attimo la cortina silenziosa che permea la zona.

Mi piace essere sveglia in questa assenza di rumori vicini e sentire in lontananza la vita della lia città che piano piano si addormenta.

Eppure...

Eppure ci sono state notti come questa in cui io non ero così rilassata e li stesso silenzio mi aggrediva creandomi nuove ragioni di ansia e paura.

Perché questo Silenzio?

Perché nessuno passa per la via?

Quando mai c'è così tanto silenzio?

Che sta succedendo???

Per fortuna ho una buona capacità di riconoscermi nei momenti di ansia e so darmi da sola un paio di scrollate mentali per farmi tornare alla ragione. Altrimenti sai che complicazione vivere da sola se una via secondaria silenziosa come d'abitudine è?

Stasera mentre mi godevo il silenzio, all'improvviso mi sono ricordata di quelle sere di insonnia e di paure insensate...

Ringrazio Chiunque per poterle considerare passate al momento e sono stupita come le stesse cose possano piacere e spaventare a seconda dello stato d'animo del momento.

Siamo ben strani noi esseri umani!