martedì 12 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 12


Questa è tradizionalmente la notte più lunga che ci sia.

Io fuori dalla finestra i lumini li ho messi, 2, per sicurezza... metti che Santa Lucia con l'età sia più scarsa di vista, come sono io... meglio 2 che uno solo, no?

Un'amica di famiglia festeggia Santa Lucia e così domattina troverò un regalo fuori dalla porta... come ogni anno da tantissimi anni... è un piacere e ci tengo tantissimo, non per il regalo, ma per il pensiero dell'amica che si è meritata il titolo di "zia" sul campo e non per meriti genetici.

La canzone per stasera non è esattamente natalizia, però l'ho appena vista su youtube e... non ho resistito... Halleluja!


lunedì 11 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 11


tornare a casa dopo i Mercatini di Natale significa appendere in giro i decori nuovi appena acquistati.
andranno ad aggiungersi agli altri, per creare sempre più atmosfera.

questa sera vi lascio con i Modena City Ramblers... natalizia, forse a modo suo, ma anche questo è Natale, anche se non di tradizione!


Calendario dell'Avvento - giorno 10 (in ritardo!)

(presepe a dimensione umana in legno in Piazza Walter a Bolzano)

ebbene si... in ritardo! perché ieri è stata giornata campale... giornata di guida eterna.
il rientro infinito... mica eravamo le uniche in giro in un fine settimana di ponte! c'era più o meno tutta Italia oltre a noi, quindi guida lenta, code, ferme, avanti, ferme, avanti... piano piano...
in più la neve. bellissima, ma chiaramente ha aiutato molti autisti a guidare più lentamente del solito...

sono rientrata alle 9 di sera. ed ero così stanca che mi sono messa nel letto, senza pensare a nient'altro che al riposo!

però, mentre ero in auto pensavo alla canzone da proporre per il calendario dell'Avvento!

e ho sentito in radio una versione di Little Drummer Boy, noiosa!

mi sono detta "metterò Little Drummer Boy", ma qualcosa di meglio di questa.

ecco, vi lascio David Bowie (giovanissimo) e Bing Crosby che la cantano

sabato 9 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 9


ohhh... dopo un po' di discussioni con il router, oggi ho la connessione. post normale ;-)

oggi giretto a Bressanone, poi nel pomeriggio di nuovo a Vipiteno... freddo, freddissimo, ma si sta bene. mica è il fretto umido che abbiamo giù in pianura... si sopporta molto meglio.

se poi per corroborarti ci metti una cioccolata in tazza con panna... il mondo è decisamente migliore!

finalmente stasera posso mettere la canzoncina che volevo lasciarvi ieri:


venerdì 8 dicembre 2017

Calendario dell'avvento- giorno 8

Oggi l'atmosfera natalizia è assicurata!

Sono a Vipiteno e cade la neve...

Che voglio di più?

Giretto al mercatino di Natale... acquisti fatti. Io trovo sempre...

Niente canzoncina... posto da cellulare e non ci riesco. Peccato!

giovedì 7 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 7


giorno 7... giovedì lavorativo. per me i martedì e i giovedì sono giornate piene: lavoro 8 ore, contro le 5 degli altri 3 giorni della settimana. per me 8 ore sono tantissime... ora riesco a farle e quindi è già una gran cosa... però... arrivare a sera è lunga.

e non ho proprio nulla di più da raccontare.

vi lascio con una bellissima versione di White Christmas... mentre aspetto che la cena si scaldi e... arrivi domani!


mercoledì 6 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 6


Giorno 6.

Qualche giorno fa facevo un ragionamento un po' stupido, ma nemmeno tanto...

sui social network ci sono persone che tutto l'anno fanno il countdown al Natale... io non so come mai, ma a me questa cosa mette ansia... il conto alla rovescia per me, in qualche maniera, è sempre riconducibile alla bomba che esplode, a qualcosa di pauroso o negativo...

invece il calendario dell'Avvento non conta all'indietro, ma in avanti... piano piano si sommano i giorni fino ad arrivare al culmine, alla festa.

mi piace di più, mi è sempre piaciuto di più! e me lo godo a modo mio :-)

oggi è San Nicola, quindi...


martedì 5 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 5


oggi fa davvero freddo... stamattina l'auto aveva il ghiaccio sul vetro, non più solo per terra o sui tetti, no no, tutto freddo, tanto freddo!
l'inverno si sta insinuando nell'autunno e sta imponendo i suoi stili.

quest'anno mi tocca il berretto nonostante i capelli siano ricresciuti... ebbene si, non sono ricresciuti folti e forti come erano prima... e lasciano passare il freddo. per me è una novità. cioè, nei due inverni senza capelli a causa della chemio la cosa era "accettabile" perché passeggera... ora invece... ora invece sembra debba essere una normalità a cui devo cominciare a fare l'abitudine.
e ho freddo pure con i berretti.

mah. io sarei quella calorosa... qualcosa non quadra... devo fare l'abitudine a tante cose "nuove"...

stasera sono rientrata a casa trovandola tutta illuminata, come potete vedere nel piccolo e rapido video postato qui sopra. mi piace.

è bello vedere la casa e la città che piano piano si addobba.

come canzone, stasera scelgo qualcosa che è "semplice", Wonderful Christmas Time di Paul Mc Cartney, cantata insieme agli Straight No Chaser ed è il mio augurio per tutti: avere semplicemente un meraviglioso periodo natalizio.
in verità ve lo auguro più che altro semplice: fatto di piccole felicità, che sono le migliori di tutte, almeno per me.


lunedì 4 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 4


Oggi, rientrando dal lavoro, mi sono fermata in Darsena per vedere il presepe della Compagnia Portuale che galleggia sull'acqua e fa bella mostra di se.

Devo dire la verità, a me non piace molto: lo trovo freddo ed il colore grigio del metallo si confonde con i colori del panorama, per cui di perde ancora di più.
Però mi piace vedere animata questa parte della città che una volta ferveva di lavoro faticosissimo ed era l'anima dell'economia cittadina ed ora langue in stato di semi-abbandono da quando le attività portuali si sono spostate più fuori città.

Vediamo se nei giorni a venire qualcos'altro si aggiungerà o se questa natività rimarrà così un po' tristemente sulle acque tutta sola e fredda...

così, per dare un po' di vitalità a questa descrizione che mi è rimasta tristemente dentro... stasera per il mio calendario dell'avvento, vi porto del ritmo bello duro, eppure lirico. almeno per me!


domenica 3 dicembre 2017

Calendario dell'Avvento - giorno 3


Domenica d'Avvento. sembra quasi un cliché andare al cinema... beh, l'ho fatto!

in verità io non vado quasi mai al cinema. mi piacerebbe, ma nella mia città è rimasto solamente un multisala che detesto. troppo vociare, troppo caos, troppo tutto per i miei gusti. quindi, ci vado il meno possibile.

però ci sono film che attirano, come Assassinio Sull'Orient Express. e ne è anche valsa la pena! bel film!

stasera baro... niente canzoncina di Natale, anche se ormai la melodia, per colpa della tv, è decisamente natalizia da molti anni...

metto uno spot... ma che spot! io mi sono emozionata nel vederlo...

sabato 2 dicembre 2017

calendario dell'Avvento - giorno 2

Quest'anno ho iniziato prestissimo con l'albero di Natale.

Nel 2015 il Natale mi è passato in sordina, avendo passato 23 giorni dell'Avvento in ospedale in condizioni non eccezionali... e da allora mi sento come se "il mondo, il fato o chi per loro" mi debbano un Avvento come si deve!!!

E così lunedì scorso ho montato l'albero. Non l'ho ancora decorato completamente. Anzi, mi sto divertendo a prendermi 10 minuti ogni tanto, mettere su un cd natalizio e attaccare una decina di decori all'albero.

E' molto divertente, tanto a me piace moooolto di più il periodo pre-natalizio che il Natale in se, quindi in questo modo prolungo il mio divertimento.

Per la canzone di oggi, vado in clima molto invernale. Oggi con le amiche ho fatto una passeggiata in centro con un vento bello gelido che taglia la pelle e quindi il motivetto mi è suonato in testa tutto il tempo...

E come voce... Ella, scusate se è poco...


 

venerdì 1 dicembre 2017

calendario dell'Avvento - giorno 1

Qualche anno fa avevo una meravigliosa abitudine a cui tenevo tantissimo... anche quando già avevo smesso di aggiornare costantemente il blog, questa abitudine la mantenevo: il calendario dell'Avvento musicale qui sul blog.

poi è arrivata la malattia e la voglia è andata ben altrove...

però questo è l'anno in cui le care vecchie abitudini si tirano fuori dalla naftalina e si rimettono a nuovo.

oggi è il giorno in cui si apre la prima casellina del Calendario dell'Avvento.

io e due amiche quest'anno il calendario lo abbiamo a tisane e oggi siamo insieme, così la prima tazza è in compagnia:


e come canzone da mettere come prima giornata natalizia... pesco dal mio passato adolescenziale.

pochi giorni fa ho sentito la versione del trentennale... intanto significa che sono passati più di trent'anni... anzi, nel 2014 erano passati 30 anni... oggi sono 33 anni da quando passò per la prima volta... mamma mia! avevo 14 anni. e la so ancora a memoria...

lunedì 13 novembre 2017

pensieri ... finali

oggi per una persona che è a me vicina è un brutto giorno. ho appena saputo che suo padre si è spento poco fa.

inutile e scontato dire che sono dispiaciutissima per lei, penso che tutti lo siamo e lo saremmo.

però, proprio stamattina, poche ore prima che accadesse ciò che ho appena raccontato, saputo che i medici avevano detto che non c'era più niente da fare, non sono riuscita a trattenermi dal dirle che secondo me in questi casi è meglio che l'inevitabile accada al più presto. per tutti, ma soprattutto per chi è a metà tra due strade: qui per lui non c'era più nulla, se non sofferenza. meglio proseguire con il viaggio verso la prossima tappa.

non è una cosa che dico per dire. la dico con profonda convinzione pensando a me in prima persona.

ed in questi ultimi anni ci ho pensato con serietà e concretezza, visto quel che stavo (e in parte sto ancora) vivendo. forse alla mia età non dovrebbe essere un pensiero così "vicino", ma le circostanze me lo hanno fatto avvicinare.

ho pensato già in passato "meglio andare via presto senza soffrire", legato a cari a me vicini. ora lo penso pure per me, aborrendo l'idea di sofferenze strazianti per me e per chi mi starebbe vicino.

poco fa mi è arrivata la notizia del decesso del babbo della persona a me vicina, come vi ho detto. il pensiero è stato di grandissimo dispiacere per chi deve vivere il distacco da un padre, nonno, marito... ma anche di sollievo per lui. ho pensato "buon viaggio"

e il pensiero è corso a quasi 30 anni fa. mancano pochi mesi perché siano 30 anni da quel 5 giugno, giorno in cui risposi al telefono e capii subito che mio padre, dall'altra parte, stava per dirmi che la nonna non era più tra noi. e manca poco di più alla seconda telefonata che arrivò circa un mese e mezzo dopo la prima, in cui ci veniva comunicato che anche il nonno era partito per quello che chiamiamo "l'ultimo viaggio" e chissà se è davvero l'ultimo...

io in entrambi i casi provai contemporaneamente dolore per la perdita e sollievo perché chi mi era caro aveva finalmente smesso di soffrire.

la nonna si sarà fatta qualcosa come 40 giorni di coma. forse non sentiva niente, dicevano i medici, però quando le portarono il nonno per un saluto e per far capire a lui la situazione... beh, lei era apatica e tutto quello che possono dire i medici, ma chiuse gli occhi e finse di dormire.
quindi chissà se c'era o non c'era in quei 40 tremendi giorni.

io avevo 17 anni e li vissi da casa, a gestire la scuola e i pasti per 8 persone attorno a me (la sera preparavo 3 cene in 3 tempi diversi e commensali differenti)... non andai mai a trovarla. l'amavo troppo e non volevo vederla così.
un comportamento codardo, ma avevo 17 anni...

il nonno soffriva di alzheimer, non capiva più niente per quasi tutto il tempo, salvo rarissimi momenti di lucidità estremamente sconfortanti in cui piangeva ciò che era diventato.

già a 17 anni provai sollievo per loro, perché tanto non c'era via di ritorno dal tunnel che avevano imboccato e stare qui non... non trovo modo migliore per dirlo... serviva più a niente.

eppure, eppure dopo quasi 30 anni, a ripensare a quelle due telefonate... sono qui con le lacrime agli occhi già da 15 minuti. non piango da strapparmi i capelli, ma mi mancano. mi mancano ancora oggi e pensare a loro fa questo effetto.

buon viaggio a chi oggi ha iniziato una nuova vita.   e tanta, tantissima forza e coraggio a chi resta qui e ora dovrà imparare a vivere senza di te.

mercoledì 25 ottobre 2017

fiducia nel prossimo

ieri è morta Birba... poi ne parlerò, perché sento il bisogno di farlo. ma non ora...

ora sto pensando ad altro, legato comunque a lei.

mancava da casa da 5 o 6 giorni... io la davo già per morta, soprattutto perché già da giorni la vedevo deperire terribilmente... ma mi dispiaceva non sapere cosa fosse successo, così finalmente ho recuperato una sua foto (ho il computer rotto con dentro tutte le mie foto... chissà se le recupererò...) e ieri ho attaccato qualche volantino in giro attorno alle case dei vicini.

la mia via è una "classica" via della mia città: ci abito da sempre, ma non conosco praticamente nessuno. e anche tra i pochi che conosco, ci si dice a malapena buongiorno e buonasera.

ognuno si fa i fatti propri, non si dialoga, raramente ci si chiede "come stai?"...

se arriva un nuovo vicino, è difficile che si faccia conoscenza...

con la scomparsa di Birba non mi sono nemmeno messa a suonare ai campanelli dei vicini. già non ci sono quasi mai, poi conosco già le reazioni diffidenti e scocciate. nessuno vuole che tu metta il naso nel proprio giardino, nemmeno per cercare un gatto. lo so già, è già successo, parto già pensando che non mi permetterebbero e non vado nemmeno alla carica.

però ieri sera, dopo qualche ora che i volantini (4 in tutto, anzi, 3, perché una vicina mi ha espressamente chiesto di toglierlo, per dire...) erano attaccati attorno a casa ricevo una telefonata.

un signore che abita nella via sapeva qualcosa: una ragazza aveva trovato una micia che risponde alla descrizione e sembrava incidentata, così l'ha portata dal veterinario.

il signore non si è fermato qui: non conosceva il numero né il cognome di questa ragazza, perché era per lui una conoscenza da bar. si incontrano ogni mattina a fare colazione.
così è andato al bar, si è fatto dire dove ha portato la gatta, ha brigato finché non ha trovato il numero e ha contattato la ragazza.

e mi ha richiamato per dirmi da quale veterinario era andata la gatta.

dal veterinario ho avuto il numero della ragazza e l'ho chiamata per ringraziarla. persona squisita, si è presa un morso da Birba nel tentativo di aiutarla (è stato il gesto che mi ha fatto capire che si, era la mia gatta quella di cui parlavano), ha pianto per le condizioni disperate in cui versava (già era ammalata in casa, ma dopo 6 giorni senza mangiare né bere, chissà come era ridotta, povera micia mia!), era disposta a farsi carico di tutte le spese veterinarie necessarie, comprese quelle "finali" per mettere a "dormire per sempre" una gatta che nemmeno sapeva se aveva o no padrone.

ovviamente delle spese veterinarie mi sono fatta carico io: la micia era mia e una mia responsabilità.

mi ha fatto un gran piacere scoprire due persone di così buon cuore nella mia via.

la via in cui io conosco a mala pena chi mi abita a destra, chi a sinistra e chi di fronte...

ieri sera, davvero, in camera da letto, stanca per la giornata, quasi a digiuno perché sinceramente non avevo voglia di cenare, ero dibattuta... tra il dispiacere per Birba (avrei voluto esserle stata più vicina, però volevo anche lasciarla più libera possibile... ne parlerò, a suo tempo, quando scriverò di lei) e il piacere di aver trovato gente così disponibile nei confronti di un animale e nei confronti di un'emerita sconosciuta quale io ero per loro.

lo ammetto, mi hanno aperto il cuore. mi hanno fatto pensare che attorno a me c'è molto buono, molto da scoprire e che non è vero che tutti si fanno i fatti propri e pensano solo a loro stessi.

nella tristezza per la perdita di una micia che viveva con me da 14 anni, un raggio di sole nella disponibilità verso il prossimo non è cosa da poco!

mercoledì 18 ottobre 2017

fonti di ispirazione

pochi giorni fa ho riletto un mio post di 5 anni fa, questo qui.

mi sono divertita a rileggermi e sul momento mi sono soffermata sulle parole che ho usato più che sul significato delle stesse.

ieri ero a fare una risonanza magnetica, la mia bestia nera! la prima volta, 3 anni fa, fuggii dopo esattamente 3 respiri nel tubo in cui ti inseriscono. panico puro.
2 anni fa grazie a mille accorgimenti, ma soprattutto alla gentilezza di chi era attorno a me (la prima volta di gentilezza non ne vidi nemmeno mezzo grammo), riuscii ad entrare e a rimanerci per tutto il tempo dovuto.
così, quando qualche giorno fa mi hanno detto "devi fare una risonanza magnetica", mica potevo tirarmi indietro, no? c'ero riuscita una volta...

beh, temevo di agitarmi, come la volta precedente, di arrivare al giorno X piena di timori e ansie di ogni tipo.
invece no!
sono arrivata lì calma, tranquilla, quasi a mio agio... e mi stupivo di me stessa.

c'è da dire che il personale di Lugo è stato estremamente gentile da subito (a Ravenna lo furono solo dopo che dissi che un anno prima ero scappata dal panico... bah! sarà che per me la gentilezza deve essere una cosa che si dà sempre. si diventa scortesi se chi è davanti a te lo è e ti fa impazzire, non lo si è per principio... vabbè).

mentre mi facevano sistemare sulla lettiga che poi entra nel tubo, sono stati molto carini, nonostante la posizione da tenere non fosse delle più agevoli: la risonanza doveva studiare un braccio, verso la spalla, quindi dovevo mettermi fuori centro, spostata da una parte, un braccio lungo il corpo con la mano sotto la coscia, l'altro in alto per fare spazio... mi sono sentita quasi in posta per il rifacimento della statua della libertà.
poi una volta trovata la "posa" giusta, mi hanno fasciata con un'armatura che mi arrivava fino alle labbra, insonorizzata con le solite cuffie, dato in mano il solito cicalino per chiamare in caso di necessità (nella mano che avevo sopra la testa) e inserito dentro il tubo.

appena è partito il movimento della lettiga ho chiuso gli occhi. qualcosa dalla volta scorsa ho imparato!
e li ho aperti solo quando mi hanno fatta uscire. il trucco funziona: non vedi le pareti, non ti agiti.

senza orologio, non ho la più pallida idea di quanto sia stata sotto. penso mezzora, ma è dura ad occhi chiusi e con rumori ridondanti nelle orecchie tutto il tempo, valutarne il trascorrere...

fatto sta che appena entrata la mia testa ha iniziato a tirare fuori "rimedi" contro l'agitazione nel caso dovesse venir fuori.

e cosa ha pensato? a lavoretti da creare. idee più o meno nuove, rivisitazioni di vecchie cose già fatte, ma in chiave differente.

non so se all'uscita da là me le sia ricordate tutte, però mi è venuto in mente di nuovo il post di cui parlavo sopra.

è incredibile i luoghi assurdi dove trovi le idee: sotto la doccia, dentro al tubo della risonanza magnetica..

guarda caso, tutti luoghi in cui non puoi prendere appunti, eh!

vabbè, se ne avrò dimenticato qualcuno non importa. per me l'importante è aver vinto una paura ed essere arrivata lì tranquilla ed esserne uscita senza alcun timore o agitazione.

comunque la prossima ispirazione non voglio averla nel tubo della risonanza, anche perché sogno sempre di non doverne fare mai più!!! ;-)


mercoledì 11 ottobre 2017

il piacere del tepore


in questi giorni mi sto godendo il piacere di bevande calde ad ogni ora e, come ogni autunno, mi accorgo come improvvisamente le mie stoviglie da lavare cambiano "aspetto": lo scorso fine settimana in lavastoviglie c'erano praticamente solo tazze. the al mattino, tisane ad ogni ora, camomilla la sera... ogni scusa è buona per mettere il bollitore in azione e una bustina o qualche cucchiaino di miscela in infusione.

e per parlare di questo, prima di iniziare a scrivere, ho deciso di cercare nel web un'immagine e mi è capitata questa qui sopra.

azzeccatissima!

tazza fumante con libri: un binomio che da solo mi dice "autunno". il piacere di stare in poltrona o nel letto, magari con una copertina sulle gambe, la tazza vicino che espande il suo aroma nell'aria e il libro di turno tra le mani che non aspetta altro che di farti catapultare in un'avventura lunga qualche pagina.

leggo tutto l'anno, ma questo periodo dei primi freddi è il più "iconico" per me, per immaginarmi e per esser davvero sulla poltrona a leggere e far scorrere le ore come se fossero sorsi di tisana, veloci ed avvincenti, dentro un libro.

ora che non lavoro più a tempo pieno, ma ho 3 pomeriggi alla settimana "liberi", per via del fatto che proprio non riesco a reggere 40 ore di lavoro settimanali (purtroppo), mi capita almeno una volta alla settimana di non accorgermi del passare delle ore pomeridiane.
mi metto in poltrona, il the e il libro e... quando guardo l'orologio sono già le 6 di sera.

ma come è successo? solo pochi minuti fa pensavo di mettermi qui e... quando è trascorso il tempo?

sia chiaro, mi sembra non sia passato un minuto e invece sono passate ore... per me questo è tempo ben speso! immersa in qualcosa che amo e che mi fa stare bene!!

martedì 3 ottobre 2017

si, viaggiare...


la foto qui sopra è di ieri mattina, a Bagni di San Filippo, quando alle 8.45 mi apprestavo ad essere la prima ad entrare in quella meravigliosa acqua e passare un'ora a mollo senza troppi pensieri, in relax.

l'ultimo bagno di 3: uno per giorno, un'ora ciascuno. di più non oso: ho comunque 2 placche di plastica incollate alla pancia, l'acqua è caldina e non vorrei mai dovermi trovare in difficoltà per il troppo "ammollo". forse non succederebbe, ma per vivere bene la cosa, scelgo di fare così. un'ora e poi via.

un fine settimana con un'amica. chiacchiere, buona cucina toscana, acqua termale deliziosa, crocette in relax... quel che serve per rigenerarsi.


quando a fine giugno cominciavo a sentirmi meglio, dopo 9 mesi abbastanza infernali e debilitanti, ho espresso a me stessa un desiderio che è anche un proposito: io amo viaggiare, amo mettere il naso fuori di casa, così ho espresso il proposito di riuscire ad uscire di casa almeno un fine settimana al mese.

a luglio sono andata 2 notti in collina, Rocca San Casciano. ero stanchissima, sfatta ed era caldissimo. ho passato 2 giorni di riposo e sonno. il massimo è stato fare 4 passi (e non di più) per un sentiero dietro l'agriturismo. e andava bene così.

ad agosto sono andata a Premilcuore, paese della mia infanzia, 2 notti anche lì e 2 giorni a camminare sui passi percorsi minimo 35 anni prima. a parlare con vecchie conoscenze, a farne di nuove, a ricamare in compagnia di perfetti sconosciuti con cui intavolavo piacevoli discussioni e che mi hanno anche fatto offerte di lavoro... molto piacevole.

a settembre le meritate ferie: 10 giorni di montagna: piscina termale, passeggiate sotto la pioggia, un sacco di shopping e buon cibo. anche delle preoccupazioni... non dovute al soggiorno o alla vacanza, ma a problemi di materiali per le mie stomie non conformi. la cosa è stata di notevole stress, eppure sono riuscita a passare comunque un bel periodo di riposo.

ad ottobre questo fine settimana appena trascorso alle terme.

ero già molto soddisfatta così: un proposito fatto senza tanta convinzione di poterlo realizzare che è riuscito ad essere "vero" per 4 mesi.

beh, sembra, almeno per ora nei progetti lo è, che continuerà a "vivere".

mi aspettano piccoli momenti piacevoli fuori casa anche per novembre, dicembre e gennaio. e intanto penso ai mesi a venire.

a volte, anzi, quasi sempre, secondo me, più del viaggio, il piacere risiede nel sognare ed organizzare la trasferta. e mi sto godendo a pieno questi progetti. traendo beneficio già dal solo pensarli.

mercoledì 30 agosto 2017

della felineria

un anno fa, sempre in agosto, scrivevo un post che parlava di Merlino, della sua vecchiaia e dei miei timori al riguardo (me lo ha ricordato Facebook, con la sua funzione dei ricordi, elemento utile per valutare il passare del tempo e pure la ciclicità di certe situazioni)

oggi sono alle prese con la vecchiaia di un'altra felina di casa: Birba.

non sta male, non eccessivamente. voglio dire, lei è sempre stata un pochino zoppa e ora la zoppia è leggermente accentuata e con il caldo si è fatta decisamente molto magra e mangia con più lentezza, ma è sveglia, scattante, gioca con i due maschiacci al piano terra, anche se non tantissimo come fino a poco tempo fa...

insomma, fino a qui, niente di sbagliato in una micia che quest'anno ha compiuto 14 anni.

solo che da qualche settimana a questa parte mi combina degli scherzacci che potrebbero costarle anche caro e quindi mi tocca correre ai ripari.

a primavera quando si è trattato di far uscire il micio Mimì da casa per la prima volta, mia madre con l'aiuto di un amico tuttofare, si è assicurata che nessun gatto potesse uscire dal giardino (il giardino è recintato con una rete alta 1 metro e 80, ma qua e là c'erano aperture a misura ed altezza di gatto).

beh, evidentemente gli umani non sono pienamente capaci di prevedere le mosse feline.
Birba, come Oudinì riesce ad uscire dal giardino!

solo che non riesce a rientrare... e quindi aspetta davanti a casa che qualche umano si accorga della sua assenza e le apra la porta principale.

il problema si è posto seriamente quando i miei sono andati per 15 giorni al mare e magari io non ero a casa: abbiamo sempre chiamato qualcuno ad occuparsi dei gatti, ma se questi sfuggono al loro controllo, non è che queste persone siano lì tutto il giorno, passano una volta al giorno e basta. quindi o la gatta si fa vedere e torna in casa... oppure - come è capitato lo scorso fine settimana - resta fuori più di 24, anche 48 ore senza cibo, ma soprattutto senza acqua.

e per una gatta di 14 anni, magra come è Birba, in giornate calde e afose come queste qua, può diventare un serio problema

visto che le fughe si sono ripetute quasi ogni giorno e visto che mia madre non ha la mobilità per stare dietro ad una gatta fuggitiva con queste brutte abitudini... domenica ho preso la grande decisione:
"Birba torna a vivere su da me"

mi dispiace per lei: lei in casa mia si sente prigioniera e non ama le altre 2 gatte, quindi per la micia è uno stress, ma non posso nemmeno permetterle di rischiare così la pelle...

sto cercando di renderle la cosa meno stressante possibile. credo di essere l'unica con una "camera per la gatta", attrezzata di tutto punto: acqua, cibo, sabbietta e comodi posti per dormire (pure un tappetino su cui so che lei ama farsi le unghie e ribaltarlo completamente), in modo che Birba non debba percorrere tutta la casa per raggiungere posti dove ci sono molto forti odori delle altre abitanti della casa.

temevo di peggio, lo ammetto. Birba soffia e non vuole vedere le altre nemmeno alla distanza, Stella continua a tampinarla e a soffiarle contro, miagolando in modo stranissimo per dirle "tu non appartieni a questa casa, vai via!", Penny per fortuna si fa i fatti suoi e se ne frega... ha giusto detto la sua la prima volta che l'ha incontrata, poi basta.

la prima notte ha pianto un po', ma si è calmata presto e si è messa a dormire dentro una bella cuccia calda (con sto caldo non so come faccia, ma non sono una gatta, io)... poi ieri ha fatto un altro pianto estemporaneo, ma già il giorno prima si era dimenticata di farne...

insomma, casa mia non è tutto lo schifo del mondo, ecco... anche se davvero a suo agio non è.

rimane molto nella sua stanza. quando io sono in bagno, lei arriva e "sta con me" tutta felice e fusante, osa avventurarsi in cucina, ma con qualche difficoltà perché lì incontra le altre...
la mia camera da letto e la sala invece non le frequenta proprio... vabbè, metà casa è ok, è già tanto

vorrebbe uscire e ci prova... ma per un bel po' se lo scorda... più avanti vedremo.

ieri è salito Mimì a fare uno dei suoi giretti nella "vecchia casa dove ero da gattino". quando ha visto Birba i due si sono subito sfregati e dati delle belle testatine. Finalmente un amico! sembrava dire Birba!!

insomma... la mia vecchietta mi fa un po' preoccupare, un po' penare (stamattina ho dovuto pulire vomito ovunque, per dire...)... ma vediamo di stare insieme ancora tanto e a lungo, che ci vogliamo bene, anche se non la vediamo alla stessa maniera sui posti dove vivere...

giovedì 24 agosto 2017

Sogni e interpretazioni

Interno (cioè, proprio dentro la mia testa) notte. Sto sognando.

Ancora... è successo di nuovo!
Non è ben chiaro perché, ma l'esame di maturità non è valido, dobbiamo tornare a scuola, rifare l'ultimo anno e ripetere l'esame.
Ma siamo tutti adulti! Ognuno di noi ha la sua vita e ritrovarsi all'interno della nostra vecchia classe, tutti di nuovo insieme, ma adulti, con la testa altrove pensando "che cacchio ci faccio qui, io devo lavorare/badare alla mia famiglia/ho cose da fare fuori da qua!!" è spiazzante per tutti noi.

L'atmosfera è nervosissima, i professori cercano di ammansirci dicendo che non dipende da loro, ma tocca farlo; tutti noi siamo scocciati oltre misura, ci guardiamo attorno, detestiamo il momento, tutte le fatiche fatte da ragazzi che non sono servite a niente e ora doverle ripetere. Ma chi ha la testa per rimettersi a studiare??

E' un sogno ricorrente, fatto tantissime volte, anche se negli ultimi anni non torna (ma non ne sento la mancanza).
Svegliarmi dopo di esso mi ha sempre lasciata un senso di spossatezza, stanca per il nervoso che lascia questo sogno; appiccicato alla coscienza per tutto il giorno, una sensazione di mancato riposo, di nervoso, insoddisfazione...

Perché mi è tornato in mente? Perché ieri lo scrittore Riccardo Gazzaniga ha parlato del suo sogno, anche per lui ricorrente, anche per lui la maturità da rifare.

E così ho scoperto di non essere l'unica a fare questo sogno. E stamattina leggendo i commenti, ho pure trovato l'interpretazione freudiana, che ha un suo senso.

Copio pari pari il commento scritto da Xaris Monni al post di Gazzaniga: "Freud nel suo libro l'Interpretazione dei sogni dedica un paragrafo al sogno del "dover rifare l'esame di maturità". In primo luogo nota che è un sogno di chi l'ha passato, anche brillantemente. Chi non l'ha superato non ha questi incubi. Per farla breve: il nostro inconscio ci fa rivivere nel sogno un ostacolo superato, da superare nuovamente, ogni qualvolta nella vita reale abbiamo un traguardo da raggiungere, o magari un ostacolo nuovo. Nel sogno ripetiamo angosciati: "Ma io l'ho già dato" Il suggerimento dell'inconscio sarebbe questo: Vedi? Hai sognato di non riuscire a fare una cosa che invece avevi fatto. Ce l'avevi fatta allora, ce la rifarai anche ora!! Che Freud avesse o no ragione, a me piace. Bello, no?"

Beh, ora - da buona paranoica - mi sorgono i dubbi: "come mai da anni non lo sogno più? eppure di ostacoli, mamma se ne ho da superare! forse che non mi sento più sicura di superarli nemmeno con l'inconscio?"

In effetti, alcuni ostacoli li ho sentiti così grandi negli ultimi tempi che la paura di non farcela era tangibile e reale.

Direi che forse forse ci sta. Non avrei mai pensato di "desiderare" di riprendere a sognare di rifare la maturità... a sto punto, quasi quasi mi tocca... significherebbe che mi trovo di nuovo davanti ad ostacoli affrontabili, che fanno più paura del dovuto e basta ;-)

martedì 22 agosto 2017

ferie all'orizzonte



devo dire che quest'anno, nonostante il caldaccio impossibile, fino a poco fa ho "retto bene" il fatto di non poter andare in ferie prima di settembre inoltrato... ero stanca, ero affaticata, ma non pensavo alle ferie come al punto di svolta. mi accontentavo di pensare al fine settimana in arrivo e basta...

questo fino a pochi giorni fa... sarà che ora siamo a meno di un mese dalle ferie, sarà che in ufficio da qualche settimana cominciano a mancare le colleghe per il proprio turno di riposo, sarà quel che sarà... io comincio a sentire profumo di ferie...

e comincio a non vedere l'ora che arrivino!!

anche se non faccio veri e propri conti alla rovescia, mi parte il pensiero "stavolta riuscirò a fare qualche camminata? avrò voglia di fare mille acquisti?? avrò energie per togliermi un po' dalla stanza di albergo dopo la piscina???"

insomma, comincio a delinerarne i contorni... ad annusare l'aria sperando di sentirla frizzante e fina come è a 1400 metri e non come è qui nella piatta piattissima pianura, quasi sotto il livello del mare...

vabbè, annusiamo... intanto devono passare almeno 3 settimane... giorno dopo giorno si avvicina!

sabato 19 agosto 2017

elucubrazioni... dell'amicizia e dell'ansia... due cose diverse, ma in qualche modo accomunate

c'è qualcosa di cui vorrei parlare da tempo, ma quando mi vengono "ben formate in testa le parole"... di solito è notte fonda e il concetto è alquanto esteso, quindi non da affrontare con la app del cellulare, che è strapiena di limiti.

vorrei scriverlo mentre sono al pc, come oggi... ma chissà se le idee mi seguiranno disciplinate e brave brave, portando alla memoria tutto il ragionamento che avevo fatto tempo fa.

io ho una pessima abitudine. rimuginare. ormai ho imparato a farlo il meno possibile, ma evidentemente è parte essenziale del mio essere e non riesco ad eliminare questa cosa completamente.

questo ti porta a pensare e ripensare e strapensare lo stesso argomento/pensiero/problema fino allo sfinimento.

ogni tanto torno immancabilmente su episodi del mio passato che in qualche modo vedo come fallimenti e comincio a chiedermi in cosa ho sbagliato, dove potevo fare meglio e via dicendo.

non molti giorni fa pensavo ad amicizie perse in determinati periodi della mia vita, anche perché l'argomento era saltato fuori in un incontro tra amiche e quindi era nuovamente "fresco".

le amicizie vanno e vengono. io so di non essere eccelsa nel coltivarle. ho avuto un passato da solitaria che non è mai andato via completamente dalla mia anima.
ci sono stati momenti della mia vita, anni e anni, non settimane, in cui se pensavo "adesso chiamo qualcuno per fare 4 chiacchiere", non c'era nessuno da chiamare. solo conoscenze, nessuna vera amicizia su cui contare.

non mi piango addosso, non è colpa del mondo, è un processo mio personale che mi ha portato a scegliere la solitudine e piano piano ad uscirne.

ma anche prima di quegli anni, non ho mai avuto amicizie a iosa. sempre poche persone.

sicuramente ora è il momento in cui io sono più aperta ed espansiva, ma... i difetti di gioventù non te li scrolli di dosso in 2 minuti. sono parte di te, puoi combatterli, puoi cercare di cambiare un po' alla volta e mantenere una certa via... ma non riesci a deviare completamente da ciò che sei.

io ad esempio sono una che ... combatte poco.
soprattutto in determinati momenti della mia vita, poi, ho scientemente scelto di non combattere, di non affrontare le persone.
per affrontare le persone e potenzialmente fare una litigata, ci vuole forza mentale e psicologica non indifferente.

 uno di questi episodi di "perdita di amicizie" è capitato più o meno 2 anni fa. e in queste sere pensavo al mio stato d'animo del 2015.
ero "tra color che sono sospesi" quando accaddero fatti tra me e la persona in questione (forse non sono i fatti salienti che hanno portato alla fine dell'amicizia... in verità le cose, la "fine", si è dipanata nell'arco di un paio di anni. le cose non finiscono all'improvviso, ovviamente, ma penso - ritengo, chissà se a ragione - che in quei giorni ci siano stati momenti "clou", ecco). avevo appena finito la radioterapia e ne stavo subendo gli effetti collaterali decisamente poco simpatici all'intestino e non solo.
non sapevo se ero guarita o no, non si capiva, dopo una tac a maggio, fatta 2 mesi dopo la radioterapia, fui "rimandata ad agosto", perché appunto ciò che si vedeva poteva essere tutto e niente...
questo agiva sul mio spirito in modo molto forte. mi sono chiusa in me stessa non poco in quei mesi, limitando alle persone più intime i miei rapporti. per dire, ricordo di non aver aperto la posta elettronica per almeno 3 mesi... da aprile a giugno inoltrato.
a luglio, quando la aprii ormai la capienza dello spazio web era al limite e passai giorni, anche per far scorrere il tempo, a buttare via email, un po' alla volta... pagine e pagine di email mai lette, mai aperte, cose stupide e chi lo sa, forse pure cose importanti... non lo so... non mi interessava. non volevo contatti con il mondo.

insomma, da gennaio a settembre 2015 io ero in una bolla di panico, peraltro pure a ragione, visto che a settembre arrivò la sentenza più brutta: la malattia c'è ancora... ti dobbiamo operare... e - allora non lo sapevo - si apriva davanti a me il futuro che oggi è il mio presente... una realtà che se l'avessi conosciuta a priori, non avrei pensato che avrei potuto affrontare e vivere, forse non a mille, ma quasi come fosse normale.

e in quei momenti lì, davanti alla prospettiva di affrontare una persona per chiarirmi... decisi di non farlo. non ero padrona di me stessa. non ero sicura di sapere o non sapere affrontare un'eventuale discussione (chissà, magari non sarebbe nemmeno avvenuta... ma io non volevo nemmeno considerare l'eventualità. punto), quindi silenzio.

e ciò ha portato la persona a decidere di chiudere i ponti con me.

non è l'unico episodio della mia vita che si è svolto più o meno in questi termini. ce ne sono stati altri. ce ne saranno altri, chissà, non è da escludere.

ma come ho detto prima, sono tornata a pensarci perché se ne è parlato con amiche. e ciò mi ha portato a rivivere un po' l'ansia di quei giorni.

e siccome da 2 o 3 giorni ho "l'ansia da tac" (ai primi di settembre avrò la tac di controllo, quella che sentenzierà "sei ancora sana, ci vediamo tra altri 2 mesi" oppure "bingo, è tornato... si balla di nuovo", eventualità che non voglio nemmeno prendere in considerazione e mi fa agitare da 3 giorni a questa parte)... sono finita per paragonare i due momenti.
imparagonabili. all'epoca me la facevo davvero sotto. ho avuto più paura solo la notte prima dell'intervento, quando temevo di non svegliarmi mai più.

adesso sono in un limbo. può essere e non può essere, ma rispetto ad allora ho più probabilità per la seconda ipotesi rispetto ad allora... eppure avendomi già visitato indesiderato per ben 3 volte, il cancro... non riesco ad essere serena. a pensare solo positivo come tutti cercano di dirmi.

mi impegno a fare di tutto per non pensarci, ma non posso non pensarci.

e così finisce che ogni ragionamento, pure quello su fatti del passato... mi porti lì.

si, forse, anche se con parole differenti, sono riuscita a dire le cose che pensavo qualche notte fa. non so. sentivo il bisogno di scriverle.

venerdì 18 agosto 2017

Ricordi d'infanzia


sono credente, ma non praticante, per niente. soprattutto non ho assolutamente interesse nei santi e nella loro adorazione. è un fatto personale e non sono qui per parlare di questo, ma di altro, anche se legato a ciò.

oggi è Sant'Elena. è parzialmente il mio onomastico, essendo il mio nome composto da 2 ed uno di questi è - appunto Elena.

mai festeggiato davvero. mai avuto particolare interesse.

solo la mia nonna materna se lo ricordava e mi faceva gli auguri ogni volta. non ricordo regali, solo auguri, ma questo potrebbe essere anche un ricordo falsato, perché è passato così tanto tempo.

a me faceva un sacco piacere ricevere questa attenzione, nonostante non mi interessasse per nulla dell'onomastico.
il fatto era che sin da piccola io ho avuto un grandissimo conflitto con il mio nome!

doppio, composto da due nomi separati, ma da considerarsi unico. lungo sempre da scrivere e poi mi veniva sempre scritto sbagliato, in modo cretino e banale, ma niente da fare, io dovevo sbagliarlo ogni volta! e per di più, sbagliavo l'unico nome dei 2 che mi piaceva davvero tanto.

che era proprio Elena... perché Maria è "generico, ce ne sono così tante in giro con Maria di nome o come me in parte del nome...".
aggiungeteci che io ho la erre moscia e quindi il suono Maria mi veniva male all'orecchio...

insomma, Elena per me era bellissimo e il fatto che oggi la nonna mi facesse gli auguri, significava dare un po' più di forza a quella parte di nome rispetto all'altra.

ecco. io stamattina mi sono svegliata pensando che oggi, fino a 30 anni fa, la mia nonna mi faceva gli auguri ed io ero onorata di ciò.

ormai sono 29 anni che non è più con noi. eppure... eppure io almeno una volta al mese, forse anche ben più spesso, la penso e conto gli anni che sto passando senza di lei.

la mia nonna materna è stata un personaggio forte, dispotico, abbastanza autoritario e che faceva un sacco di preferenze tra le persone, tutte cose che a me facevano infuriare.
però, però era la mia migliore amica, la mia confidente, forse la persona che mi dimostrava più affetto di tutte quelle che avevo vicino.

e quando se ne è andata... mi si è spezzato il cuore per la prima vera volta e, forse, unica, nella vita...

ogni giorno manca

martedì 8 agosto 2017

giusto per rimanere sempre sul chi vive...

ieri era giorno di prelievo del sangue e pulizia port: sono ufficialmente "guarita", ma mi rimangono una bella serie di controlli e di impegni che al momento non intendono mollarmi e lasciarmi "libera" di segnare ferie solo se davvero sono in ferie... no, ieri giorno di ferie trascorso in ospedale al Day Hospital di Oncologia di Lugo... vabbè, basta che vada tutto bene, no?

ecco... quasi tutto bene.

l'infermiera mi preleva la fialetta di sangue (doveva essere una sola, lei per sicurezza ne fa due... tutti appassionati del mio sangue eh!!!), mi manda a fare colazione e mi dice "affacciati dopo, che parliamo della pulizia del port".

bene, vado a fare l'agognata colazione: per la prima volta - con questo caldo - dopo tanti giorni ho davvero fame e addento con gusto la mia brioche salata, vera chicca del bar dell'ospedale di Lugo; l'ho già adocchiata dal primo giorno ed è per me un must.

torno, mi faccio vedere dalle infermiere (hey, sono tornata!) e mi siedo in sala d'aspetto. il cellulare è praticamente al 40% di batteria... tutto andato in nulla... caldo e basta... vabbè, tanto, mica devo stare qui ore e ore, no?

arriva la "mia infermiera" e mi dice "sai, oggi sei davvero pallida, prima di fare la pulizia del port, preferisco aspettare i risultati dell'emocromo"
e io tranquilla - tanto sta cosa "ti vedo pallida" è il ritornello di tutte le infermiere (di Lugo e di Ravenna, ma pure a suo tempo ad Ancona... insomma io SONO PALLIDA) e finora nessuno aveva avuto mai ragione... - e dico "si ok, tanto c'è l'aria condizionata, ma vedrai che non è niente".

intanto il cellulare si avvia verso la "morte della batteria" e io non ho niente da fare. non ho portato caricabatterie, né power bank... pazienza...

mi chiama l'oncologa. e io bella benpensante mi immagino un "mi vorrà salutare".
no! emoglobina a 8 "cara meg, ti facciamo una bella trasfusione"

la mia faccia è stata identica all'emoticon stupita... una grande O con la bocca e due occhi piccoli piccoli... ma davvero?
ma tutta la stanchezza che ho addosso è colpa del caldo, no? no????

ferro bassissimo, emoglobina scarsa... regali degli effetti di lungo periodo della radioterapia.

ok, aspettiamo il sangue da ricevere...

il cellulare mi concede giusto di avvisare casa che resterò qui, poi muore in attesa di una ricarica.

io mi accascio in poltrona in sala d'aspetto e... aspetto e aspetto e aspetto.

a mezzogiorno e 20 finalmente mi "attaccano" ai vari tubi e arriva il sangue. un'ora di trasfusione che in effetti mi fa sentire decisamente più attiva, anche se la noia di tutte quelle ore a non far niente... sono difficili da togliere di dosso.

alle 2 e mezza sono a casa. con una sacca di sangue nuovo in vena.

non so quanto sangue ho ricevuto in questi 3 anni abbondanti. tanto, dalle 2 sacche del lontano febbraio 2014, a non so quante durante le operazioni e il ricovero a Milano... a quella di ieri.

signori là fuori, anonimi benefattori, grazie per donare il sangue! per me siete fonte di vita... io purtroppo non posso, con le patologie che ho...

io intanto proseguo la mia vita... sperando che comunque il futuro mi riservi sempre meno sorprese di questo tipo e solo notizie positive... dai!

lunedì 31 luglio 2017

ricamo terapeutico

ognuno di noi, penso (spero), ha la propria valvola di sfogo, quell'attività che pratica per schiarirsi le idee, per rilassarsi, per ... per quel che ci pare e ci serve...

gli hobby servono a questo, no?

c'è chi corre, c'è chi fa yoga, c'è chi legge, c'è chi si dà alla falegnameria... ce n'è per ogni gusto, ovviamente.

le mie due grandissime valvole di sfogo sono la lettura ed il ricamo. ed ognuna di esse, mi rendo sempre più conto, ha la sua ragione di essere.

e me ne rendo conto quando per infinite ragioni una di esse viene a mancare.

per dire... tra fine maggio e inizio giugno, vuoi per il caldo, vuoi per una miriade di pensieri che scazzottavano nel mio cervello, ho mollato il ricamo. non mi andava più. non mi ci concentravo, non mi dava serenità, non "serviva al suo scopo" che è quello di rilassarmi e infondere positività ai miei pensieri.

e la "crisi da ricamo" è durata fino a più o meno una settimana fa.

il caldo continua, ma per fortuna il ricamo è tornato. perché? perché mi sono resa conto che più "non ricamavo", più certi tipi di pensieri si affacciavano nella mia mente. pensieri neri, vischiosi, cupi, negativi, di quelli che ti trascinano in un angolo e ti fanno sentire fin troppo (e fin troppo a torto) Calimero, piccolo, brutto e nero e inviso da tutti.

due fine settimana fa, in piena crisi antiricamo e preda della fiacca da caldo insopportabile, stesa nel letto a cercare di riprendermi, hanno cominciato ad assalirmi pensieri foschi e dubbi di vario tipo che culminavano più o meno in un "devi fartene una ragione, il mondo va così, tu sei così: se ti è sembrato che fosse diverso, non è vero, alla fine fa schifo tutto e pure tu non uscirai mai dal buco dove ti trovi. restaci e impara a viverci, che è meglio"
sono quei momenti in cui ti senti divisa in più parti che fanno "a botte" tra di loro: un pezzo di te si accanisce svilendoti, una particina invece cerca di urlare "non è giustoooo", un'altra ancora più piccina salta e batte i piedi dicendo che non è vero niente, che il mondo non è così nero, che sono pensieri sbagliati e bisogna smetterla di farli... ma con una voce così flebile da fare vagamente eco sotto i pensieri neri della parte più forte del momento.

rispetto a momenti del passato, devo ammettere di aver gestito un po' meglio del solito la mia piccola crisi di umore. sono riuscita a non caderci dentro con i piedi e tutto, come si suol dire, a lavorarci piano piano e a fare piccoli passi verso la positività che sono serviti per interrompere il flusso di nero che mi stava avvolgendo.

fatti i piccoli passi, chissà come mai, mi è anche tornata la voglia di ricamare. poca, pochissima... il primo giorno ho fatto al massimo una gugliata di crocette.
però era un'inversione di tendenza... il giorno dopo un po' di più e il fine settimana successivo, quello appena trascorso, mi sono trovata finalmente "dentro le crocette" nel modo giusto.

non significa ricamare tantissimo, ore ed ore, no. significa trarne il giusto beneficio.

sabato pomeriggio mi sono seduta su una sdraio nel cortile del bed and breakfast in cui mi trovavo, ho tirato fuori il mio ricamo e ho iniziato un'alternanza di un sorso di the verde e un po' di crocette che sarà durata un'oretta e avrà prodotto pochissimo in termini di lavoro ma sono uscita da quell'oretta estremamente rilassata.

ieri pomeriggio e in serata ho continuato a ricamare con la televisione e il ventilatore accesi. ogni tanto mi interrompevo per innaffiare le piante o per fare questo e quell'altro lavoretto, ma tornavo sempre al ricamo, con il desiderio di applicarmici e di vederlo crescere.

e a fine giornata la realizzazione che i pensieri vischiosi di 8 giorni prima erano spariti completamente. inghiottiti dai piccoli gesti positivi. il più grande dei quali è proprio il ricamo. almeno per me!

giovedì 27 luglio 2017

Fufina

nella mia infanzia ho avuto tanti gatti, soprattutto gatte, preferite da mia madre, anche perché ai tempi non venivano sterilizzati gli animali e i gatti maschi avevano la brutta abitudine di segnare il territorio e puzzare TANTO...

quasi tutti sono stati con noi pochi anni, i gatti maschi spesso sparivano con il primo "amore", inseguendo l'odore di una femmina prendevano la via e... non tornavano più...

la ferrovia da un lato di casa e la strada dall'altro hanno falcidiato molti dei miei mici... e poi questa cosa del non sterilizzarli... le gravidanze, le malattie più facili... insomma, i mici avevano spesso vita breve.

eppure li ricordo quasi tutti senza problemi, di ognuno di loro ricordo carattere e affettuosità più o meno sviluppata... ricordo come io interagivo con loro... per me i felini hanno sempre avuto una grandissima importanza.

Fufina fu anche "utile" per garantirmi un bel voto a scuola. mica cosa da poco!

in verità non era la nostra gatta: viveva nel garage dei vicini di casa. la loro mamma non voleva animali in casa. non so se avesse proprio una fobia o se fosse semplicemente una maniaca dell'ordine per cui il pelo non era elemento contemplabile.
fatto sta che questa gattina di pochi mesi viveva nel garage, ma non era d'accordo con le decisioni umane.
per cui un sabato mattina riuscì a sgattaiolare fuori e fuggire.
non sappiamo come accadde...
noi sappiamo che all'ora di pranzo mio padre suonò il campanello e noi - sapendo che si trattava di lui - gli aprimmo senza verificare chi fosse (apriporta per il portone giù e porta di casa spalancata al piano).
lui nell'aprire il portone di casa vide sgusciare tra le sue gambe una "roba" che corse filato su per le scale e vista la porta di casa aperta, ci si infilò, prese la via della cucina e si sistemò sulla sedia a dondolo che era davanti alla finestra della cucina.
e lì rimase! credo che per tutto il giorno non ci permise nemmeno di toccarla: se ci avvicinavamo soffiava e ringhiava (qualcosa come mezzo chilo di pelo e orecchie che soffia mentre sta seduta comoda in una sedia a dondolo può essere meraviglioso).

mio padre era quello di "basta gatti in questa casa", gli altri abitanti di casa, i miei fratelli, mia madre ed io eravamo del partito "gli animali non sono mai abbastanza", ma Fufina non ci diede modo di scegliere... scelse lei e basta.

una storia così, in quinta elementare è ottimo materiale per il classico compito del lunedì "cosa hai fatto nel fine settimana? (ricordati che non devi scrivere "ho mangiato, ho dormito"... ma devi raccontare bene cosa hai fatto)

i fine settimana erano tutti uguali: il catechismo, la messa, il pranzo magari dai nonni... che vuoi che si facesse? e i temi del lunedì ricadevano spesso nella categoria "noia" che prendevano voti poco interessanti...
mentre Fufina mi permise di raccontare una vicenda interessante e ottenni un bel voto.

Fufina rimase con noi 2 o 3 anni e fece due gravidanze. non ricordo come "sparì", nel senso che non mi sembra di ricordarla morta, quindi probabilmente fa parte di quei gatti che ad un certo punto non sono più tornati a casa, triste finale di molte convivenze con gatti, come ho già detto più righe sopra.

la prima estate in collina con Fufina fu l'estate del topo mangia caramelle... si trattò di un episodio che gettò molta diffidenza tra noi bambini e creò un clima di ingiustizia notevole.
la nonna teneva in una stanza una ciotola piena di caramelle. noi potevamo mangiarle, ma dovevamo prima chiederle e nessuno di noi si è mai sognato di rubarne mezza.
ad un certo punto le caramelle cominciarono a sparire... e la nonna cominciò ad accusarci tutti e 4... ognuno di noi era sicuro della propria innocenza e sapere che uno degli altri stava mentendo fece scendere tra di noi un'aria davvero scomoda... ci si guardava male l'un l'altro, pensando che per colpa di uno di quei 3 lì, io non posso più mangiare una caramella!
poi di fianco alla ciotola delle caramelle cominciarono ad essere rinvenuti pezzettini di carta di caramelle. ecco! i bambini non farebbero a pezzi le carte, quindi magari non sono i bambini i colpevoli!
sollievo generale nella popolazione piccola di casa! allora non ci sono traditori tra di noi! siamo ingiustamente accusati!!
più il tempo passava e più le tracce erano evidenti... c'era un topo!
come fare? come prenderlo?
un giorno accadde che il topo fu colto sul fatto e la mamma e la nonna riuscirono a bloccarlo nella stanza, chiudendo ogni uscita.
ed ora? la nonna subito cassò l'idea di provare a mettere Fufina nella stanza: "è una gatta cresciuta in un garage, che ne sa di topi??" fu la frase che definì Fufina un gatto inutile...
invece la gatta della contadina vicina di casa, che si chiamava a sua volta Fufina (che fantasia eh?), lei si che sa catturare i topi!
si, certo! peccato che sia selvatica e inavvicinabile e non farà mai i 20 metri di "casa" dalla porta della cucina fino alla stanza in cui il topo è stato isolato.
quel giorno la mamma aveva comprato i nodini, piccoli pesciolini da cuocere fritti che per noi erano un piatto fantastico che si faceva pochissimo, perché erano assai costosi...
quel mezzo chilo di preziosi nodini fu... sprecato uno ad uno nel tentativo di fare avvicinare la Fufina selvatica al topo.
e intanto Fufina nostra veniva tenuta alla distanza, ma lei era di buon carattere e nonostante l'odore del pesce, non si era offesa della cosa... lei era curiosa di capire perché le porte sempre aperte all'improvviso fossero tenute chiuse. e, si sa, se una porta è chiusa, un gatto deve assolutamente passare dall'altra parte!
così ad un certo punto riuscì nell'impresa e si trovò nella stanza con il topo.
la nonna riaffermò la sua scetticità nei confronti di tale gatta.
la gatta se ne fregò dell'opinione della nonna e con 3 zampate afferrò il topino e se ne uscì dalla stanza tutta felice con la sua preda in bocca.
giocò con quel "coso" per 3 giorni e alla fine se lo mangiò anche... io ero nell'età in cui ero ancora curiosa di osservare queste schifezze della natura e passai 3 giorni ad ammirare le evoluzioni di Fufina con il cadaverino.
risultato: nessuna frittura a pranzo per noi bambini, peraltro ingiustamente accusati per giorni di essere ladri, e un improvviso affetto di mia nonna per la Fufina del garage che da "buona a niente" divenne invece "risorsa preziosa" per la casa e la famiglia.

la prima gravidanza di Fufina ci regalò 3 gattini. io ne ricordo benissimo una, la Pimpi, gli altri due no. ma scommetto che se metto sotto stress degnamente mia madre e la costringo a dirmi dove sono nascoste le foto del nostro passato, una fotografia di mamma Fufina con tutti e 3 dovrei tirarla fuori... peccato che mettere sotto stress mia madre sia una cosa impossibile...

ricordo Pimpi perché venne su in collina in estate in vacanza con noi e andò ad abitare nella casa della cugina di un'amica di quelle zone. la casa in pietra dove ho pensato di ambientare un racconto che sto scrivendo.

e nel racconto c'è protagonista anche una gatta, Sissi... che è esattamente Pimpi. mi è venuta così: sarà un racconto di fantasia, ma casa e gatta sono esistite. mi piace questo piccolo dettaglio inutile, ma che crea un legame con la realtà e con i miei ricordi.

la seconda gravidanza di Fufina portò nella nostra casa Nerino, un micio tutto nero con il pelo un po' lungo che stette con noi pochissimo... purtroppo nostro cugino ci raccontò di aver visto un vicino di casa buttarne il cadavere nel cassonetto dell'immondizia... vittima della strada...
mio fratello più piccolo era una cosa sola con quel gattino e ci rimase malissimo.

peraltro più o meno negli stessi tempi sparì Fufina... e una grande tristezza piombò su di noi.
non abbiamo mai avuto illusioni da parte dei nostri genitori sul concetto di morte degli animali.
e di questo sono molto grata: non ritengo abbia senso raccontare "balle", meglio la cruda realtà, meglio capire con un animale cosa significa distacco e morte, piuttosto di dover vivere poi un trauma quando la cosa si verifica con un parente, magari a cui eri pure affezionato.

quindi, quando i gatti sparivano, un po' speravamo nel loro ritorno, un po' li cercavamo, ma dall'altro lato, sapevamo anche cosa significava... e ci mancavano tantissimo!


venerdì 21 luglio 2017

soddisfazioni sensoriali

qualcosa avevo già detto qui, ma poco... relativamente al fatto che - a seguito dell'ultima chemio - il mio stomaco sia cambiato notevolmente come voglie ed abitudini alimentari.

a dirla tutta, se fosse per lui, non lavorerebbe più... e devo forzarlo non poco a mangiare perché mangiare serve!

questa cosa mi scompensa non poco e fatico pure a spiegare la dimensione di questa nuova mancanza.

per me il cibo è stato (fin troppo) sempre un rifugio: ero nervosa, triste, stanca, qualunque cosa... mangiavo!

adesso no. adesso sono sempre comunque facilmente nervosa, triste e stanca, ma non mi abbuffo. semplicemente perché non va.

ma il cibo era anche altro: era un modo per coccolarsi e cucinare un piatto nuovo, o farsi un piatto che mi è sempre piaciuto era sempre bello. 

sia dal punto di vista del gusto che olfattivo: i piatti che mi piacciono tanto, i sapori, gli odori, sanno dare un appagamento tutto loro.

e questo mi manca. più del mangiare stesso, che tutto sommato non mi manca (mi stupisce, non mi riconosco, ma non ne sento la mancanza).

così cerco di trovare nuovi "sfoghi" sensoriali.

ad esempio erano giorni che mi girava in testa "voglia di verbena".

non so se conoscete la verbena, è una pianta aromatica che "sa" un po' di limone, quel profumo cedrino delicato e avvolgente che dà da solo senso di fresco.

a me piace tanto e di solito in balcone ho sempre una pianta di questo tipo (non solo la verbena, anche la melissa, l'erba cedrina o luigia... insomma, piante con questo profumo di limone tanto avvolgente).

la settimana scorsa ho "ceduto" e tramite un sito online mi sono comprata il bagnoschiuma e un paio di creme corpo alla verbena e qualche giorno fa sono arrivate.

così sono 3 giorni che mi godo una doccia rinfrescante e tutta profumata e che addirittura mi spalmo con piacere e voglia la crema corpo, io che con le creme sono sempre uno strazio, che dovrei usarle tanto e di più e non lo faccio mai... ecco, ora per soddisfare la mia voglia olfattiva di belle sensazioni... faccio pure "la brava" e mi do la crema.


martedì 18 luglio 2017

Silenzio, è notte!

Il silenzio di notte sa avere le più disparate dimensioni.

Oggi ad esempio, la mia via è taciturno e il silenzio di questa notte appena iniziata mi porta all'orecchio i rumori di mezzi di trasporto distanti molto da qui.
Qualche grillo molto discreto frinisce senza intaccare eccessivamente il velo creato dall'assenza di rumori più significativi.
Ogni tanto una delle mie gatte si muove per cambiare posizione, si lecca un po' svogliatamente o sospira.
Raramente una bici passa per la via... poco fa il cigolio di una vecchia catena per una trentina di secondi ha annullato un attimo la cortina silenziosa che permea la zona.

Mi piace essere sveglia in questa assenza di rumori vicini e sentire in lontananza la vita della lia città che piano piano si addormenta.

Eppure...

Eppure ci sono state notti come questa in cui io non ero così rilassata e li stesso silenzio mi aggrediva creandomi nuove ragioni di ansia e paura.

Perché questo Silenzio?

Perché nessuno passa per la via?

Quando mai c'è così tanto silenzio?

Che sta succedendo???

Per fortuna ho una buona capacità di riconoscermi nei momenti di ansia e so darmi da sola un paio di scrollate mentali per farmi tornare alla ragione. Altrimenti sai che complicazione vivere da sola se una via secondaria silenziosa come d'abitudine è?

Stasera mentre mi godevo il silenzio, all'improvviso mi sono ricordata di quelle sere di insonnia e di paure insensate...

Ringrazio Chiunque per poterle considerare passate al momento e sono stupita come le stesse cose possano piacere e spaventare a seconda dello stato d'animo del momento.

Siamo ben strani noi esseri umani!

domenica 9 luglio 2017

Vietato gioire

Lo dico un po' ridendo, si, ma in effetti la "coincidenza" dà da pensare...

Non ne ho scritto niente ancora qui, perché aspettavo un attimo... aspettavo di sentirmi a posto e volevo - appunto - gioire qui in questo piccolo spazio web tutto mio.

E volevo anche essere aggressiva, tagliente, mentre finché ho sta febbricola... Non riesco ad esserlo.

E appunto la cosa mi ha dato da pensare: non devo gioire. Sembra che il mio corpo voglia dirmi questo.

Ma se voglio che chi oltre a me legge questo spazio capisca, devo esporre i fatti con ordine.

Mercoledì 28 ho fatto la tac per analizzare l'esito della radioterapia sulle mie due recidive individuate a settembre e contro le quali le abbiamo più o meno provate tutte (chemio, terapia ormonale e infine radioterapia, per l'appunto).

Io dopo la terapia mi sentivo molto molto meglio e mi aspettavo un esito buono della tac. Non osavo sperare in una sparizione del male, ma contavo in una bella "botta", insomma speravo si fosse preso paura e che per la prima volta da settembre 2016 la ormai puntuale tac bimestrale mostrasse una riduzione al posto della solita crescita...

Venerdì 30 avevo la visita con l'oncologa per l'esito della tac.

Remissione! Non osavo nemmeno crederci!! Seduta su quella scomoda sedia di plastica dell'ambulatorio, all'improvviso mi sono sentita più leggera. E l'oncologa e l'infermiera avevano forse un sorriso più grande del mio, perché io ero incredula, sbigottita, felice ma anche stupita.

Insomma, delle due recidive sono rimaste solo due cisti, materiale liquido interte.

Su fb ho scritto subito la parola remissione, un suono così meraviglioso all'improvviso nella mia vita.

E tutti giù a gioire...

Io intanto mi provavo la febbre e scoprivo di averne qualche linea.
Niente di serio, mai sopra il 37.8, ma siccome tanti medici ed operatori mi hanno fatto una testa tanta sul significato potenziale della febbre nel mio stato (possibili infezioni alle vie urinarie, che essendo le mie più brevi ora di quelle normali di tutti voi, possono più facilmente intaccare i reni e diventare molto serie), ho subito contattato l'oncologa.

Lunedì abbiamo fatto le analisi delle urine e nell'attesa, visto che non mollata la febbre, mi ha dato un antibiotico che potesse andare bene per tante infezioni delle vie urinarie e pure per le vie respiratorie (visto che nel mentre mi è spuntato il mal di gola, unico altro sintomo).

Venerdì arriva il responso delle analisi. Escherichia coli, non sensibile all'antibiotico che avevo appena finito di prendere ma ad un altro. E così ieri ho iniziato con il secondo antibiotico...

Ora è troppo presto per sapere se sta facendo effetto o no, ma appunto il pensiero è stato "sembra che il mio corpo voglia che io stia sempre all'erta, sull'attenti... Non vuole che abbassi la guardia"

Che poi non l'avrei mica abbassata... santo cielo! In 3 anni il male è apparso 3 volte... Lo so da sola, senza bisogno di suggerimenti, purtroppo, che potrà tornare e non potrò riposare tranquilla.

La prossima tac sarà a settembre... Io desidero che il suo esito sia come quello di questa tac... vorrei pace, anche rimanendo allerta.

sabato 8 luglio 2017

l'albero nella foresta e le figuracce senza testimoni



conoscete il quesito filosofico che dice "se un albero cade nella foresta e non c'è nessuno ad assistere, la caduta farà rumore?"

e io mi chiedo: "se fai una cosa scema, ma la fai nel piccolo di casa tua... è una figuraccia? e soprattutto, non farà ridere nessuno!!"

così eccomi qui a fare outing|

giorni fa ho comprato qualche tipo di deodorante (io sono spesso allergica alle formulazioni dei deodoranti e così mi capita di comprarne più di uno per essere sicura di trovarne uno che non mi dia fastidio) e ho anche comprato un flacone di antizanzare, tanto necessario di questi tempi.

lì per lì non avevo nemmeno fatto caso alla somiglianza (vaga) tra i due flaconi: stessi colori, dimensioni simili...

ma dopo 2 giorni che al posto del deodorante usavo l'antizanzare, ho realizzato che, si, di prima mattina e prima del caffè sono troppo simili, meglio tenerli in stanze separate, eh!

e ho riso, da sola! per la "figuraccia" autoinflittami.

ma ho pensato, se non la sa nessuno, nessuno può ridere... quindi eccola qui sul blog!


venerdì 7 luglio 2017

...scrivere...

ieri era l'ennesimo pomeriggio passato praticamente a letto: venerdì scorso ho iniziato ad avere una banale febbriciattola, che però mi fa girare la testa. solo lunedì si è rivelato anche il mal di gola e da lunedì - appunto - sto prendendo l'antibiotico per curare questa piccola infreddatura che sicuramente mi sono presa mercoledì della settimana scorsa, dopo la tromba d'aria che ha colpito la città, perché mi sono dovuta immergere i piedi nella ghiacciatissima acqua piovana per liberare un tombino la cui otturazione minacciava di allagare il piano terra dei miei.
non sto malissimo, da 3 giorni, poi, al mattino niente febbre, al pomeriggio sale e finisco nel letto per via dei giramenti e così via.

e mi annoio! non è che a letto in questi contesti si possa poi fare tanto. leggi, gironzoli sul web dal cellulare, leggi ancora, giochini al cellulare, leggi ancora...

però proprio da venerdì ho anche un'altra attività che riesco a fare per brevi momenti dal letto: scrivere un racconto.

la cosa divertente è che io in testa ho solo un'idea, uno spunto da cui poter trarre una storia. e a questo spunto penso già da diversi giorni, forse due settimane.

venerdì, sdraiata nel letto, hanno cominciato ad affacciarsi i personaggi della mia storia senza trama, né capo, né coda.

così presa da questi pensieri che si affollavano nella testa senza poter dare loro alcuna regola, come non fossero miei, ho aperto il computer ed iniziato a scrivere.

un po' venerdì, un po' altri giorni, un po' anche ieri. saranno 8 pagine, 5 personaggi descritti, gatta compresa. continuo a non avere la storia, ma il mio cervello ormai ha creato l'albero genealogico dei miei protagonisti e sa dove abitano, come si muovono e così via...

e mi viene da ridere... questo "vedere" chiaramente i protagonisti, protagonisti di NIENTE è buffo.

ho un luogo dove ambientare i fatti, che voglio andare a rivedere al più presto. il primo fine settimana in cui starò bene! sento il bisogno di camminare per percorsi che conosco benissimo e che so di voler far percorrere ai miei protagonisti, ma per questo devo rinfrescare la memoria.

ho la casa dove farli vivere: voglio fotografarla per avere un'idea di come distribuire le stanze al suo interno (no, non mi spingerò fino a suonarne il campanello, mi basterà fare la stalker di là dalla strada e osservarla ben bene...

è storia di finzione, ma ha appigli alla realtà e quegli appigli mi piace siano precisi, per questo progetto sopralluoghi.

ho riso anche mentre descrivevo la gatta: si chiamerà Sissi, ma una gatta come ho descritto è davvero vissuta lì in quella casa e si chiamava Pimpi. era la figlia di una micia nostra, Fufina e fu regalata alla ragazzina che tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta abitava nella casa che ho scelto per la mia storia.
Fufina ebbe 3 gattini, ma io ricordo solo Pimpi e la ricordo abbastanza bene... per questo l'ho ripescata e l'ho fatta scendere nel mio racconto. perché trovo divertente infarcire la fantasia con ritagli di realtà.

in questi giorni il cervello va a mille su pensieri di tanti tipi, e sento spesso il bisogno di fissarli e scriverli. infatti ieri ho riempito la mia bacheca di facebook di pensieri e parole, un fiume!

per fortuna al pc scrivo con 10 dita e senza guardare la tastiera, cosa che mi permette di seguire quasi in contemporanea il flusso dei pensieri.

e pensare che tutto è iniziato con la macchina da scrivere di cui ho messo la foto (foto che ho bellamente trovato nel web, chissà dov'è quella che davvero usavo io dai 14 ai 16-17 anni?) e all'epoca ODIAVO DATTILOGRAFIA!!!

che differenza tra il digitare in una tastiera e il digitare sui tasti delle macchine manuali che erano a scuola o sulla mia olivetti rossa! tasti duri, da far abbassare tantissimo e mentre con il mignolo ti abbassavi per far partire la A metallica che colpisse il nastro di inchiostro e imprimesse la tua "a" sulla carta, l'anulare non riusciva a stare fermo e seguiva il mignolo, così o scrivevi "as", oppure le stanghette metalliche di "a" ed "s" si incastravano a metà percorso e dovevi risistemarle, sporcandoti ben bene i polpastrelli di inchiostro.

dattilografare era uno sporco lavoro e lo facevo malissimo! a scuola avevo sempre 5, 5 e mezzo... poi l'ultimo compito in classe dell'ultimo giorno dell'anno... mi dovevo concentrare come non mai, per strappare un 7 che tirasse su la media e mi impedisse di essere l'unica dell'istituto a portare "dattilografia" a settembre... ricordo benissimo l'impegno che mi creava la gocciolina di sudore sulle tempie mentre cercavo di evitare i soliti errori mentre una me stessa in formato mini dentro al cervello urlava "CHE SCHIVO STA ROBA!!! NON MI SERVIRA' MAI!!!"

beh, per metà aveva ragione, per metà torto...

la ragione risiedeva nel fatto che imparando su tasti già antiquati all'epoca, quando sono poi passata a macchine da scrivere elettriche, ancora in uso "ai miei primi tempi" di esperienze lavorative, combinai disastri inenarrabili: abituata ad esercitare violenza sui tasti per ottenerne una lettera, ora sulla elettrica il solo sfiorarli riportava sul foglio schiere di eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa jjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj...

ricordo un giorno dello stage scolastico del quarto anno: dovevo scrivere una lettera di pochissime righe. mi servì tutta la mattina, non so quanta carta e solo per miracolo non scoppiai in una crisi di pianto.
però uscii da quella giornata determinata a proseguire gli studi: il lavoro non mi piaceva! vinceva la macchina da scrivere su di me

ed ora il torto: non è vero che non mi è servito a niente. almeno so come mettere 10 dita sulla tastiera, so digitare senza guardare e facendo un numero risibile di errori, vado abbastanza veloce, non so se sono velocissima, non mi interessa, a me basta riuscire a seguire - come ora - il flusso dei pensieri.

e per fortuna sono nell'epoca digitale, perché anche da adolescente le idee di racconti mi raggiungevano, ma il tempo di metterle giù a penna era estremamente lento, perdevo l'ispirazione e non ho mai finito nessun racconto iniziato.

oh, sia chiara una cosa, non so se finirò nemmeno questo: è un'idea, non ha una trama, chissà dove andrà a parare.

ma io mi sto divertendo e scrivendo mi sento il cervello alleggerirsi. anche adesso.

importa altro?

domenica 18 giugno 2017

Cantare...

Ho trascorso qualche ora di questa oziosa domenica mattina seduta comodamente nelle poltroncine del bar, all'ombra, a godermi l'aria non afosa e non troppo calda di questa giornata e con la testa ficcata dentro al libro del momento, alquanto ignara di ciò che mi accadeva intorno.

Una cosa estremamente rilassante, per me.

Ad un certo punto però la mia attenzione è stata distratta dal libro.

Un ragazzino, penso avesse al massimo 7 anni, cantava a squarciagola agitando le mani sopra la testa "ave ave ave mariaaaa" e intanto camminava su e giù per i gradini del bar.

Ho capito dopo pochissimi istanti che il testo della canzone era ininfluente per lui... lui semplicemente si stava divertendo così... cantando e muovendosi a tempo, assolutamente indifferente nei confronti si chi gli stava attorno.

Ho guardato altri adulti che come me sono stati attratti dalla scenetta e in loro ho riconosciuto la stessa evoluzione della mia mimica facciale: 2 secondi di "machecavologlièpreso?", seguito subito da un sorriso di invidia "beato lui che è capace di divertirsi fregandosene di tutto e di tutti"

Poi sono tornata al mio libro, sentendo on sottofondo il canto che proseguiva...

Dopo qualche momento ho notato una variazione... Non era più Ave Maria ma... "il ca... che me ne frega" di Rovazzi, con tanto di gesto che tanto piace a bambini e adolescenti di questi tempi...

Ecco la riprova: al ragazzino diverte cantare... le parole sono ininfluenti, possono essere le più sacre o le più profane... il bello è cantare.

Mi ha fatto tantissima tenerezza e pure invidia e voglio ricordarlo scrivendolo qui sul mio blog, a futura memoria.

Funziona!

Ebbene si, ha funzionato!

Lamentarmi delle gatte sul blog è servito... da che ho scritto, loro sono buonissime.

E non ditemi che quando io sono fuori di casa loro non si facciano o fattacci miei sul web... è evidente che lo fanno ;-)

venerdì 16 giugno 2017

convivenza con felini

ho passato metà della stagione fredda a sopportare con fatica le lamentele di Merlino, gatto anziano che miagolava senza alcuna ragione... gli ultimi giorni di vita poi sono stati uno strazio, perché in effetti non sapevi nemmeno come essergli d'aiuto...

poi a gennaio lui è morto: da un lato mi manca, dall'altro era così malridotto negli ultimi tempi che ho accolto la sua dipartita con sollievo, sicuramente ha smesso di soffrire, povero micione...

adesso in casa ci sono "solo" Penny e Stella. per una che è arrivata a vivere con 4 gatti e qualche visita da parte dei gatti del piano terra anche su in appartamento, la quota felina è davvero ridotta al momento.

fino a pochi giorni fa, di notte continuavo a dividere l'appartamento in 2 zone: zona gatti e zona umana, per poter dormire tranquilla, già che ho sempre tanti problemi con il sonno, per non avere noie con l'urimetro (per chi, come me fino ad un anno e mezzo fa, non sapesse di che si tratta: è un "tubo con sacchetto" che attacco al sacchetto della stomia urinaria per avere una maggiore autonomia di notte. ha capienza fino a 2 litri e lo faccio cadere a terra vicino al letto, ma essendo di plastica, se ho i gatti attorno devo prendere delle cautele. non so, l'idea di un lago di urina ai piedi del letto non mi arride e le unghie feline sanno perforare quasi qualunque cosa...)... e via così

però adesso fa caldo, tanto caldo, CALDISSIMO e così da qualche giorno ho deciso: l'urimetro se ne va dentro una scatola di plastica che ho debitamente modificato con l'aiuto di mio fratello già l'estate scorsa e la porta tra la zona giorno e la zona notte dell'appartamento se ne sta aperta nella speranza che questo faccia girare un refolo d'aria in più durante la notte...

le gatte hanno gradito tantissimo: il letto a disposizione 24 ore al giorno è un minimo sindacale dovuto, secondo loro...

io ho gradito meno, soprattutto oggi ho di che lamentarmi!

se prima decidevano di miagolare per il puro gusto di sentire la propria voce... c'era una porta chiusa fra me e loro e io riuscivo più o meno a proseguire il mio sonno.

ora invece non c'è filtro... e soprattutto se decidono che è ora di avere la mia attenzione, mica vanno in cucina a miagolare! vengono sul letto, mi fissano con sguardi accusatori e MIAOOO... alle 5 del mattino

e mica un solo miao, noooo, una bella serenata!

stamattina erano tutte e due! di solito è solo Penny, ma stamattina era richiesta la mia presenza per non fare niente, solo stare sveglie tutte insieme, anche da Stella!
hanno miagolato ripetutamente dalle 5 in avanti...

poi alle 6.30 è suonata la sveglia per l'umana

E LORO DORMIVANO...

sono uscita di casa mentre aprivano si e no un occhio per vedere cosa stavo combinando, pacifiche nel loro riposino di 20/22 ore... per essere pronte domattina - immagino - di nuovo alle 5 a miagolare...

ecco, io stamattina voglio divorziare dalle mie gatte!!! ho sonno!

sabato 20 maggio 2017

Esequie

Tra pochi minuti si terranno le esequie di una mia ex collega morta ieri notte.

È stata una cosa devastante e tragica per tanti di noi, la sua dipartita.

Fino a dicembre si lavorava insieme e lei non voleva nemmeno andare in pensione, o meglio, da un lato si sentiva stanca e vedeva il riposo pensionistico come giusto e meritato, dall'altro era spaventata da tutto quel tempo "senza niente da fare".

Poi ad aprile un primo problema da ricovero ospedaliero e la scoperta di avere un tumore molto simile al mio, per cui ci siamo sentite spesso; lei era in preda ad una forte rabbia: non ho sintomi, sto bene... non voglio essere ammalata. E da me cercava conforto e confronto su medici e ambienti che frequento già da diversi anni ormai...

Venerdì la prima chemio, lunedì la contatto con messaggi per sapere come stava (ero al lavoro, non era il caso di telefonare): ho male qui e lì. Chiama il day hospital che sono sempre disponibili: è normale avere dolori, ti dico, io mi facevo 48 ore di male alle ossa e nessun farmaco mi aiutava... ma se hai dubbi chiamali!
Martedì pomeriggio una collega la chiama per una questione relativa al lavoro ed è tutto ok.
Martedì sera scopro che è in ospedale, la mattina dopo che ha avuto un ictus, il giovedì che è in coma irreversibile e ieri mattina che poco prima nella notte se ne è andata...

Sono stata senza parole per quasi 24 ore. E per me questo è ben grave! Si sa che sono logorroica di natura.

Poi la mia decisione: non vado alle esequie... non ci riesco, sono emotivamente instabile di mio in questo periodo e non sarei in grado di affrontare il marito che so essere a pezzi...

E tutto il tempi ad interrogarmi su un fatto: non eravamo amiche. Spesso non la sopportavo nemmeno, eppure non mi è mai dispiaciuto esserle di conforto, sentirla al telefono, scambiare 4 chiacchiere serie o no con lei... perché se non c'era un legame affettivo forte come quello dell'amicizia a legarci, io mi sento così devastata??

E stamattina leggendo un post di mio padre ho avuto la risposta.

I colleghi di lavoro sono un pi' come i familiari: non te li scegli, te li trovi lì nella tua vita volente o nolente. Ci passi più tempo che con la tua famiglia praticamente... condividi con loro fatiche e nervoso, feste e battute. Finisci per confidarti anche se non li consideri veri amici, persone con cui trascorrere magari serate...
A volte ci sono anche forti differenze di età... chi ti potrebbe essere madre/padre, chi potrebbe essere tua/o figlia/o...
E con queste persone si creano legami che si voglia o no.

Ecco perché la morte della mia ex collega mi devasta così tanto pur avendo spesso avuto da discutere con lei. Era quasi un familiare... qualcuno di molto vicino, qualcuno che sapeva tantissimo di me (e viceversa)...

Riposa in pace, prosegui il viaggio. Mancherai a moltissime persone. Me compresa...

venerdì 19 maggio 2017

verità infantili

(premessa: non stupitevi se tanti miei post parlano del bar lo Chalet... in pratica di sti tempi, o sono al lavoro, o sono a letto, o sono lì... dove riesco a svagare la testa per qualche oretta, ricamando e cercando di non pensare a niente che non siano i punti da fare sulla tela)

entro al bar e una vocina di bimba, di cui non riesco nemmeno ad identificare il volto, esclama shockata:

"NON ESISTONO I CAPELLI VERDI!"

(si riferisce a me, in verità sarebbero azzurri, ma non sottilizziamo, ho notato che in molti li vedono verdi... vabbè)

io scoppio a ridere e comincio una frase che vorrebbe farmi passare per "una che può"... comincio a dire

"eh, ma ci sono persone che..."

ma non riesco a finirla, perché un'altra vocina di bimba, stavolta con tono estremamente saccente da persona che "sa" tanto della vita, ribatte:

"SE LI E' DIPINTI!!!"

e a questo punto il mio "costrutto" di vantarmela perché io posso e altri no va a farsi benedire... comincio a ridere come una matta e basta...

i bambini la sanno lunga, non possiamo batterli!!!

martedì 16 maggio 2017

Merenda smemorata

Vengono spesso al parco, le ho viste ancora insieme, madre e figlia, madre molto anziana, figlia già ben avanti con gli anni... vengono e si mangiano o bevono qualche cosa sedute insieme, restano lì un quarto d'ora e poi vanno via.

Sento sempre che chiacchierano abbastanza tra di loro, ma di solito sono distanti da me e non riesco a sentire di cosa parlano.

Oggi si siedono al mio fianco e posso sentire tutto il dialogo.

E così scopro che la mamma ha 92 anni (da qui calcolo che la figlia sarà più vicina ai settanta che ai sessanta e ci sta... molto autosufficiente, ma un po' acciaccata, tipico di tante persone di quell'età).

E noto che i dialoghi si ripetono alquanto di frequente... la mamma mi sa che ha problemi di memoria.

Mamma "cosa c'è stasera in televisione?"

Figlia "c'è il commissario Maltese"

M "oh, si mi piace!"

F "solo che inizia alle 21.30"

M "mi sa che mi addormenterò davanti al televisore... e poi? come faccio se mi addormento lì?"

F "mamma tranquilla, c'è Maria lì per quello"

M "ah, si Maria... vero, viene anche stasera?"

F "certo"

M "ma come mai?"

F "mamma, l'anno scorso ti sei rotta il femore, ti ricordi? e così abbiamo assunto Maria perché tu non resti sola e ti aiuti"

M "ah si? l'avete assunta voi? ma pensa... quindi viene tutte le sere? anche domani? e quest'altr'anno se mi rompo di nuovo il femore?"

F "mamma! hai 92 anni quasi e mezzo! non è il caso di pensare di rompersi di nuovo delle ossa!"

e qui scopro l'età... e mi perdo un po' di dialogo perché mi metto a fare 2 conti sull'età della figlia...

quando torno ad ascoltarli sono passati dal ricordare la mamma della madre e i tempi in cui lavorava ancora

M "ma io... adesso cosa faccio?"

F "sei in pensione mamma"

M "in pensione? ma pensa te! e mi pagano?"

F "si certo, e prendi anche quella del babbo!"

M "cavoli! (tutta felice) una bella cosa!!"... si sofferma un attimo e poi esclama "bene, allora, se sono in pensione e prendo così tanti soldi, stasera non ne ho, ma la prossima volta offro io!"

e vanno avanti così a lungo

la figlia risponde con tranquillità e serietà ad ogni domanda, anche se è ripetuta più volte...

la mamma ha quella beata leggerezza e spensieratezza di chi non ha più il cervello pieno di cose e ogni informazione è una bella novità, anche ripetuta dopo 5 minuti...

e penso che è piacevole ascoltarli, anche se sicuramente per la figlia non è cosa semplice essere così disponibile a rispondere alla sequela di domande, ma le riesce davvero bene, complimenti...