sabato 19 agosto 2017

elucubrazioni... dell'amicizia e dell'ansia... due cose diverse, ma in qualche modo accomunate

c'è qualcosa di cui vorrei parlare da tempo, ma quando mi vengono "ben formate in testa le parole"... di solito è notte fonda e il concetto è alquanto esteso, quindi non da affrontare con la app del cellulare, che è strapiena di limiti.

vorrei scriverlo mentre sono al pc, come oggi... ma chissà se le idee mi seguiranno disciplinate e brave brave, portando alla memoria tutto il ragionamento che avevo fatto tempo fa.

io ho una pessima abitudine. rimuginare. ormai ho imparato a farlo il meno possibile, ma evidentemente è parte essenziale del mio essere e non riesco ad eliminare questa cosa completamente.

questo ti porta a pensare e ripensare e strapensare lo stesso argomento/pensiero/problema fino allo sfinimento.

ogni tanto torno immancabilmente su episodi del mio passato che in qualche modo vedo come fallimenti e comincio a chiedermi in cosa ho sbagliato, dove potevo fare meglio e via dicendo.

non molti giorni fa pensavo ad amicizie perse in determinati periodi della mia vita, anche perché l'argomento era saltato fuori in un incontro tra amiche e quindi era nuovamente "fresco".

le amicizie vanno e vengono. io so di non essere eccelsa nel coltivarle. ho avuto un passato da solitaria che non è mai andato via completamente dalla mia anima.
ci sono stati momenti della mia vita, anni e anni, non settimane, in cui se pensavo "adesso chiamo qualcuno per fare 4 chiacchiere", non c'era nessuno da chiamare. solo conoscenze, nessuna vera amicizia su cui contare.

non mi piango addosso, non è colpa del mondo, è un processo mio personale che mi ha portato a scegliere la solitudine e piano piano ad uscirne.

ma anche prima di quegli anni, non ho mai avuto amicizie a iosa. sempre poche persone.

sicuramente ora è il momento in cui io sono più aperta ed espansiva, ma... i difetti di gioventù non te li scrolli di dosso in 2 minuti. sono parte di te, puoi combatterli, puoi cercare di cambiare un po' alla volta e mantenere una certa via... ma non riesci a deviare completamente da ciò che sei.

io ad esempio sono una che ... combatte poco.
soprattutto in determinati momenti della mia vita, poi, ho scientemente scelto di non combattere, di non affrontare le persone.
per affrontare le persone e potenzialmente fare una litigata, ci vuole forza mentale e psicologica non indifferente.

 uno di questi episodi di "perdita di amicizie" è capitato più o meno 2 anni fa. e in queste sere pensavo al mio stato d'animo del 2015.
ero "tra color che sono sospesi" quando accaddero fatti tra me e la persona in questione (forse non sono i fatti salienti che hanno portato alla fine dell'amicizia... in verità le cose, la "fine", si è dipanata nell'arco di un paio di anni. le cose non finiscono all'improvviso, ovviamente, ma penso - ritengo, chissà se a ragione - che in quei giorni ci siano stati momenti "clou", ecco). avevo appena finito la radioterapia e ne stavo subendo gli effetti collaterali decisamente poco simpatici all'intestino e non solo.
non sapevo se ero guarita o no, non si capiva, dopo una tac a maggio, fatta 2 mesi dopo la radioterapia, fui "rimandata ad agosto", perché appunto ciò che si vedeva poteva essere tutto e niente...
questo agiva sul mio spirito in modo molto forte. mi sono chiusa in me stessa non poco in quei mesi, limitando alle persone più intime i miei rapporti. per dire, ricordo di non aver aperto la posta elettronica per almeno 3 mesi... da aprile a giugno inoltrato.
a luglio, quando la aprii ormai la capienza dello spazio web era al limite e passai giorni, anche per far scorrere il tempo, a buttare via email, un po' alla volta... pagine e pagine di email mai lette, mai aperte, cose stupide e chi lo sa, forse pure cose importanti... non lo so... non mi interessava. non volevo contatti con il mondo.

insomma, da gennaio a settembre 2015 io ero in una bolla di panico, peraltro pure a ragione, visto che a settembre arrivò la sentenza più brutta: la malattia c'è ancora... ti dobbiamo operare... e - allora non lo sapevo - si apriva davanti a me il futuro che oggi è il mio presente... una realtà che se l'avessi conosciuta a priori, non avrei pensato che avrei potuto affrontare e vivere, forse non a mille, ma quasi come fosse normale.

e in quei momenti lì, davanti alla prospettiva di affrontare una persona per chiarirmi... decisi di non farlo. non ero padrona di me stessa. non ero sicura di sapere o non sapere affrontare un'eventuale discussione (chissà, magari non sarebbe nemmeno avvenuta... ma io non volevo nemmeno considerare l'eventualità. punto), quindi silenzio.

e ciò ha portato la persona a decidere di chiudere i ponti con me.

non è l'unico episodio della mia vita che si è svolto più o meno in questi termini. ce ne sono stati altri. ce ne saranno altri, chissà, non è da escludere.

ma come ho detto prima, sono tornata a pensarci perché se ne è parlato con amiche. e ciò mi ha portato a rivivere un po' l'ansia di quei giorni.

e siccome da 2 o 3 giorni ho "l'ansia da tac" (ai primi di settembre avrò la tac di controllo, quella che sentenzierà "sei ancora sana, ci vediamo tra altri 2 mesi" oppure "bingo, è tornato... si balla di nuovo", eventualità che non voglio nemmeno prendere in considerazione e mi fa agitare da 3 giorni a questa parte)... sono finita per paragonare i due momenti.
imparagonabili. all'epoca me la facevo davvero sotto. ho avuto più paura solo la notte prima dell'intervento, quando temevo di non svegliarmi mai più.

adesso sono in un limbo. può essere e non può essere, ma rispetto ad allora ho più probabilità per la seconda ipotesi rispetto ad allora... eppure avendomi già visitato indesiderato per ben 3 volte, il cancro... non riesco ad essere serena. a pensare solo positivo come tutti cercano di dirmi.

mi impegno a fare di tutto per non pensarci, ma non posso non pensarci.

e così finisce che ogni ragionamento, pure quello su fatti del passato... mi porti lì.

si, forse, anche se con parole differenti, sono riuscita a dire le cose che pensavo qualche notte fa. non so. sentivo il bisogno di scriverle.

venerdì 18 agosto 2017

Ricordi d'infanzia


sono credente, ma non praticante, per niente. soprattutto non ho assolutamente interesse nei santi e nella loro adorazione. è un fatto personale e non sono qui per parlare di questo, ma di altro, anche se legato a ciò.

oggi è Sant'Elena. è parzialmente il mio onomastico, essendo il mio nome composto da 2 ed uno di questi è - appunto Elena.

mai festeggiato davvero. mai avuto particolare interesse.

solo la mia nonna materna se lo ricordava e mi faceva gli auguri ogni volta. non ricordo regali, solo auguri, ma questo potrebbe essere anche un ricordo falsato, perché è passato così tanto tempo.

a me faceva un sacco piacere ricevere questa attenzione, nonostante non mi interessasse per nulla dell'onomastico.
il fatto era che sin da piccola io ho avuto un grandissimo conflitto con il mio nome!

doppio, composto da due nomi separati, ma da considerarsi unico. lungo sempre da scrivere e poi mi veniva sempre scritto sbagliato, in modo cretino e banale, ma niente da fare, io dovevo sbagliarlo ogni volta! e per di più, sbagliavo l'unico nome dei 2 che mi piaceva davvero tanto.

che era proprio Elena... perché Maria è "generico, ce ne sono così tante in giro con Maria di nome o come me in parte del nome...".
aggiungeteci che io ho la erre moscia e quindi il suono Maria mi veniva male all'orecchio...

insomma, Elena per me era bellissimo e il fatto che oggi la nonna mi facesse gli auguri, significava dare un po' più di forza a quella parte di nome rispetto all'altra.

ecco. io stamattina mi sono svegliata pensando che oggi, fino a 30 anni fa, la mia nonna mi faceva gli auguri ed io ero onorata di ciò.

ormai sono 29 anni che non è più con noi. eppure... eppure io almeno una volta al mese, forse anche ben più spesso, la penso e conto gli anni che sto passando senza di lei.

la mia nonna materna è stata un personaggio forte, dispotico, abbastanza autoritario e che faceva un sacco di preferenze tra le persone, tutte cose che a me facevano infuriare.
però, però era la mia migliore amica, la mia confidente, forse la persona che mi dimostrava più affetto di tutte quelle che avevo vicino.

e quando se ne è andata... mi si è spezzato il cuore per la prima vera volta e, forse, unica, nella vita...

ogni giorno manca

martedì 8 agosto 2017

giusto per rimanere sempre sul chi vive...

ieri era giorno di prelievo del sangue e pulizia port: sono ufficialmente "guarita", ma mi rimangono una bella serie di controlli e di impegni che al momento non intendono mollarmi e lasciarmi "libera" di segnare ferie solo se davvero sono in ferie... no, ieri giorno di ferie trascorso in ospedale al Day Hospital di Oncologia di Lugo... vabbè, basta che vada tutto bene, no?

ecco... quasi tutto bene.

l'infermiera mi preleva la fialetta di sangue (doveva essere una sola, lei per sicurezza ne fa due... tutti appassionati del mio sangue eh!!!), mi manda a fare colazione e mi dice "affacciati dopo, che parliamo della pulizia del port".

bene, vado a fare l'agognata colazione: per la prima volta - con questo caldo - dopo tanti giorni ho davvero fame e addento con gusto la mia brioche salata, vera chicca del bar dell'ospedale di Lugo; l'ho già adocchiata dal primo giorno ed è per me un must.

torno, mi faccio vedere dalle infermiere (hey, sono tornata!) e mi siedo in sala d'aspetto. il cellulare è praticamente al 40% di batteria... tutto andato in nulla... caldo e basta... vabbè, tanto, mica devo stare qui ore e ore, no?

arriva la "mia infermiera" e mi dice "sai, oggi sei davvero pallida, prima di fare la pulizia del port, preferisco aspettare i risultati dell'emocromo"
e io tranquilla - tanto sta cosa "ti vedo pallida" è il ritornello di tutte le infermiere (di Lugo e di Ravenna, ma pure a suo tempo ad Ancona... insomma io SONO PALLIDA) e finora nessuno aveva avuto mai ragione... - e dico "si ok, tanto c'è l'aria condizionata, ma vedrai che non è niente".

intanto il cellulare si avvia verso la "morte della batteria" e io non ho niente da fare. non ho portato caricabatterie, né power bank... pazienza...

mi chiama l'oncologa. e io bella benpensante mi immagino un "mi vorrà salutare".
no! emoglobina a 8 "cara meg, ti facciamo una bella trasfusione"

la mia faccia è stata identica all'emoticon stupita... una grande O con la bocca e due occhi piccoli piccoli... ma davvero?
ma tutta la stanchezza che ho addosso è colpa del caldo, no? no????

ferro bassissimo, emoglobina scarsa... regali degli effetti di lungo periodo della radioterapia.

ok, aspettiamo il sangue da ricevere...

il cellulare mi concede giusto di avvisare casa che resterò qui, poi muore in attesa di una ricarica.

io mi accascio in poltrona in sala d'aspetto e... aspetto e aspetto e aspetto.

a mezzogiorno e 20 finalmente mi "attaccano" ai vari tubi e arriva il sangue. un'ora di trasfusione che in effetti mi fa sentire decisamente più attiva, anche se la noia di tutte quelle ore a non far niente... sono difficili da togliere di dosso.

alle 2 e mezza sono a casa. con una sacca di sangue nuovo in vena.

non so quanto sangue ho ricevuto in questi 3 anni abbondanti. tanto, dalle 2 sacche del lontano febbraio 2014, a non so quante durante le operazioni e il ricovero a Milano... a quella di ieri.

signori là fuori, anonimi benefattori, grazie per donare il sangue! per me siete fonte di vita... io purtroppo non posso, con le patologie che ho...

io intanto proseguo la mia vita... sperando che comunque il futuro mi riservi sempre meno sorprese di questo tipo e solo notizie positive... dai!

lunedì 31 luglio 2017

ricamo terapeutico

ognuno di noi, penso (spero), ha la propria valvola di sfogo, quell'attività che pratica per schiarirsi le idee, per rilassarsi, per ... per quel che ci pare e ci serve...

gli hobby servono a questo, no?

c'è chi corre, c'è chi fa yoga, c'è chi legge, c'è chi si dà alla falegnameria... ce n'è per ogni gusto, ovviamente.

le mie due grandissime valvole di sfogo sono la lettura ed il ricamo. ed ognuna di esse, mi rendo sempre più conto, ha la sua ragione di essere.

e me ne rendo conto quando per infinite ragioni una di esse viene a mancare.

per dire... tra fine maggio e inizio giugno, vuoi per il caldo, vuoi per una miriade di pensieri che scazzottavano nel mio cervello, ho mollato il ricamo. non mi andava più. non mi ci concentravo, non mi dava serenità, non "serviva al suo scopo" che è quello di rilassarmi e infondere positività ai miei pensieri.

e la "crisi da ricamo" è durata fino a più o meno una settimana fa.

il caldo continua, ma per fortuna il ricamo è tornato. perché? perché mi sono resa conto che più "non ricamavo", più certi tipi di pensieri si affacciavano nella mia mente. pensieri neri, vischiosi, cupi, negativi, di quelli che ti trascinano in un angolo e ti fanno sentire fin troppo (e fin troppo a torto) Calimero, piccolo, brutto e nero e inviso da tutti.

due fine settimana fa, in piena crisi antiricamo e preda della fiacca da caldo insopportabile, stesa nel letto a cercare di riprendermi, hanno cominciato ad assalirmi pensieri foschi e dubbi di vario tipo che culminavano più o meno in un "devi fartene una ragione, il mondo va così, tu sei così: se ti è sembrato che fosse diverso, non è vero, alla fine fa schifo tutto e pure tu non uscirai mai dal buco dove ti trovi. restaci e impara a viverci, che è meglio"
sono quei momenti in cui ti senti divisa in più parti che fanno "a botte" tra di loro: un pezzo di te si accanisce svilendoti, una particina invece cerca di urlare "non è giustoooo", un'altra ancora più piccina salta e batte i piedi dicendo che non è vero niente, che il mondo non è così nero, che sono pensieri sbagliati e bisogna smetterla di farli... ma con una voce così flebile da fare vagamente eco sotto i pensieri neri della parte più forte del momento.

rispetto a momenti del passato, devo ammettere di aver gestito un po' meglio del solito la mia piccola crisi di umore. sono riuscita a non caderci dentro con i piedi e tutto, come si suol dire, a lavorarci piano piano e a fare piccoli passi verso la positività che sono serviti per interrompere il flusso di nero che mi stava avvolgendo.

fatti i piccoli passi, chissà come mai, mi è anche tornata la voglia di ricamare. poca, pochissima... il primo giorno ho fatto al massimo una gugliata di crocette.
però era un'inversione di tendenza... il giorno dopo un po' di più e il fine settimana successivo, quello appena trascorso, mi sono trovata finalmente "dentro le crocette" nel modo giusto.

non significa ricamare tantissimo, ore ed ore, no. significa trarne il giusto beneficio.

sabato pomeriggio mi sono seduta su una sdraio nel cortile del bed and breakfast in cui mi trovavo, ho tirato fuori il mio ricamo e ho iniziato un'alternanza di un sorso di the verde e un po' di crocette che sarà durata un'oretta e avrà prodotto pochissimo in termini di lavoro ma sono uscita da quell'oretta estremamente rilassata.

ieri pomeriggio e in serata ho continuato a ricamare con la televisione e il ventilatore accesi. ogni tanto mi interrompevo per innaffiare le piante o per fare questo e quell'altro lavoretto, ma tornavo sempre al ricamo, con il desiderio di applicarmici e di vederlo crescere.

e a fine giornata la realizzazione che i pensieri vischiosi di 8 giorni prima erano spariti completamente. inghiottiti dai piccoli gesti positivi. il più grande dei quali è proprio il ricamo. almeno per me!

giovedì 27 luglio 2017

Fufina

nella mia infanzia ho avuto tanti gatti, soprattutto gatte, preferite da mia madre, anche perché ai tempi non venivano sterilizzati gli animali e i gatti maschi avevano la brutta abitudine di segnare il territorio e puzzare TANTO...

quasi tutti sono stati con noi pochi anni, i gatti maschi spesso sparivano con il primo "amore", inseguendo l'odore di una femmina prendevano la via e... non tornavano più...

la ferrovia da un lato di casa e la strada dall'altro hanno falcidiato molti dei miei mici... e poi questa cosa del non sterilizzarli... le gravidanze, le malattie più facili... insomma, i mici avevano spesso vita breve.

eppure li ricordo quasi tutti senza problemi, di ognuno di loro ricordo carattere e affettuosità più o meno sviluppata... ricordo come io interagivo con loro... per me i felini hanno sempre avuto una grandissima importanza.

Fufina fu anche "utile" per garantirmi un bel voto a scuola. mica cosa da poco!

in verità non era la nostra gatta: viveva nel garage dei vicini di casa. la loro mamma non voleva animali in casa. non so se avesse proprio una fobia o se fosse semplicemente una maniaca dell'ordine per cui il pelo non era elemento contemplabile.
fatto sta che questa gattina di pochi mesi viveva nel garage, ma non era d'accordo con le decisioni umane.
per cui un sabato mattina riuscì a sgattaiolare fuori e fuggire.
non sappiamo come accadde...
noi sappiamo che all'ora di pranzo mio padre suonò il campanello e noi - sapendo che si trattava di lui - gli aprimmo senza verificare chi fosse (apriporta per il portone giù e porta di casa spalancata al piano).
lui nell'aprire il portone di casa vide sgusciare tra le sue gambe una "roba" che corse filato su per le scale e vista la porta di casa aperta, ci si infilò, prese la via della cucina e si sistemò sulla sedia a dondolo che era davanti alla finestra della cucina.
e lì rimase! credo che per tutto il giorno non ci permise nemmeno di toccarla: se ci avvicinavamo soffiava e ringhiava (qualcosa come mezzo chilo di pelo e orecchie che soffia mentre sta seduta comoda in una sedia a dondolo può essere meraviglioso).

mio padre era quello di "basta gatti in questa casa", gli altri abitanti di casa, i miei fratelli, mia madre ed io eravamo del partito "gli animali non sono mai abbastanza", ma Fufina non ci diede modo di scegliere... scelse lei e basta.

una storia così, in quinta elementare è ottimo materiale per il classico compito del lunedì "cosa hai fatto nel fine settimana? (ricordati che non devi scrivere "ho mangiato, ho dormito"... ma devi raccontare bene cosa hai fatto)

i fine settimana erano tutti uguali: il catechismo, la messa, il pranzo magari dai nonni... che vuoi che si facesse? e i temi del lunedì ricadevano spesso nella categoria "noia" che prendevano voti poco interessanti...
mentre Fufina mi permise di raccontare una vicenda interessante e ottenni un bel voto.

Fufina rimase con noi 2 o 3 anni e fece due gravidanze. non ricordo come "sparì", nel senso che non mi sembra di ricordarla morta, quindi probabilmente fa parte di quei gatti che ad un certo punto non sono più tornati a casa, triste finale di molte convivenze con gatti, come ho già detto più righe sopra.

la prima estate in collina con Fufina fu l'estate del topo mangia caramelle... si trattò di un episodio che gettò molta diffidenza tra noi bambini e creò un clima di ingiustizia notevole.
la nonna teneva in una stanza una ciotola piena di caramelle. noi potevamo mangiarle, ma dovevamo prima chiederle e nessuno di noi si è mai sognato di rubarne mezza.
ad un certo punto le caramelle cominciarono a sparire... e la nonna cominciò ad accusarci tutti e 4... ognuno di noi era sicuro della propria innocenza e sapere che uno degli altri stava mentendo fece scendere tra di noi un'aria davvero scomoda... ci si guardava male l'un l'altro, pensando che per colpa di uno di quei 3 lì, io non posso più mangiare una caramella!
poi di fianco alla ciotola delle caramelle cominciarono ad essere rinvenuti pezzettini di carta di caramelle. ecco! i bambini non farebbero a pezzi le carte, quindi magari non sono i bambini i colpevoli!
sollievo generale nella popolazione piccola di casa! allora non ci sono traditori tra di noi! siamo ingiustamente accusati!!
più il tempo passava e più le tracce erano evidenti... c'era un topo!
come fare? come prenderlo?
un giorno accadde che il topo fu colto sul fatto e la mamma e la nonna riuscirono a bloccarlo nella stanza, chiudendo ogni uscita.
ed ora? la nonna subito cassò l'idea di provare a mettere Fufina nella stanza: "è una gatta cresciuta in un garage, che ne sa di topi??" fu la frase che definì Fufina un gatto inutile...
invece la gatta della contadina vicina di casa, che si chiamava a sua volta Fufina (che fantasia eh?), lei si che sa catturare i topi!
si, certo! peccato che sia selvatica e inavvicinabile e non farà mai i 20 metri di "casa" dalla porta della cucina fino alla stanza in cui il topo è stato isolato.
quel giorno la mamma aveva comprato i nodini, piccoli pesciolini da cuocere fritti che per noi erano un piatto fantastico che si faceva pochissimo, perché erano assai costosi...
quel mezzo chilo di preziosi nodini fu... sprecato uno ad uno nel tentativo di fare avvicinare la Fufina selvatica al topo.
e intanto Fufina nostra veniva tenuta alla distanza, ma lei era di buon carattere e nonostante l'odore del pesce, non si era offesa della cosa... lei era curiosa di capire perché le porte sempre aperte all'improvviso fossero tenute chiuse. e, si sa, se una porta è chiusa, un gatto deve assolutamente passare dall'altra parte!
così ad un certo punto riuscì nell'impresa e si trovò nella stanza con il topo.
la nonna riaffermò la sua scetticità nei confronti di tale gatta.
la gatta se ne fregò dell'opinione della nonna e con 3 zampate afferrò il topino e se ne uscì dalla stanza tutta felice con la sua preda in bocca.
giocò con quel "coso" per 3 giorni e alla fine se lo mangiò anche... io ero nell'età in cui ero ancora curiosa di osservare queste schifezze della natura e passai 3 giorni ad ammirare le evoluzioni di Fufina con il cadaverino.
risultato: nessuna frittura a pranzo per noi bambini, peraltro ingiustamente accusati per giorni di essere ladri, e un improvviso affetto di mia nonna per la Fufina del garage che da "buona a niente" divenne invece "risorsa preziosa" per la casa e la famiglia.

la prima gravidanza di Fufina ci regalò 3 gattini. io ne ricordo benissimo una, la Pimpi, gli altri due no. ma scommetto che se metto sotto stress degnamente mia madre e la costringo a dirmi dove sono nascoste le foto del nostro passato, una fotografia di mamma Fufina con tutti e 3 dovrei tirarla fuori... peccato che mettere sotto stress mia madre sia una cosa impossibile...

ricordo Pimpi perché venne su in collina in estate in vacanza con noi e andò ad abitare nella casa della cugina di un'amica di quelle zone. la casa in pietra dove ho pensato di ambientare un racconto che sto scrivendo.

e nel racconto c'è protagonista anche una gatta, Sissi... che è esattamente Pimpi. mi è venuta così: sarà un racconto di fantasia, ma casa e gatta sono esistite. mi piace questo piccolo dettaglio inutile, ma che crea un legame con la realtà e con i miei ricordi.

la seconda gravidanza di Fufina portò nella nostra casa Nerino, un micio tutto nero con il pelo un po' lungo che stette con noi pochissimo... purtroppo nostro cugino ci raccontò di aver visto un vicino di casa buttarne il cadavere nel cassonetto dell'immondizia... vittima della strada...
mio fratello più piccolo era una cosa sola con quel gattino e ci rimase malissimo.

peraltro più o meno negli stessi tempi sparì Fufina... e una grande tristezza piombò su di noi.
non abbiamo mai avuto illusioni da parte dei nostri genitori sul concetto di morte degli animali.
e di questo sono molto grata: non ritengo abbia senso raccontare "balle", meglio la cruda realtà, meglio capire con un animale cosa significa distacco e morte, piuttosto di dover vivere poi un trauma quando la cosa si verifica con un parente, magari a cui eri pure affezionato.

quindi, quando i gatti sparivano, un po' speravamo nel loro ritorno, un po' li cercavamo, ma dall'altro lato, sapevamo anche cosa significava... e ci mancavano tantissimo!


venerdì 21 luglio 2017

soddisfazioni sensoriali

qualcosa avevo già detto qui, ma poco... relativamente al fatto che - a seguito dell'ultima chemio - il mio stomaco sia cambiato notevolmente come voglie ed abitudini alimentari.

a dirla tutta, se fosse per lui, non lavorerebbe più... e devo forzarlo non poco a mangiare perché mangiare serve!

questa cosa mi scompensa non poco e fatico pure a spiegare la dimensione di questa nuova mancanza.

per me il cibo è stato (fin troppo) sempre un rifugio: ero nervosa, triste, stanca, qualunque cosa... mangiavo!

adesso no. adesso sono sempre comunque facilmente nervosa, triste e stanca, ma non mi abbuffo. semplicemente perché non va.

ma il cibo era anche altro: era un modo per coccolarsi e cucinare un piatto nuovo, o farsi un piatto che mi è sempre piaciuto era sempre bello. 

sia dal punto di vista del gusto che olfattivo: i piatti che mi piacciono tanto, i sapori, gli odori, sanno dare un appagamento tutto loro.

e questo mi manca. più del mangiare stesso, che tutto sommato non mi manca (mi stupisce, non mi riconosco, ma non ne sento la mancanza).

così cerco di trovare nuovi "sfoghi" sensoriali.

ad esempio erano giorni che mi girava in testa "voglia di verbena".

non so se conoscete la verbena, è una pianta aromatica che "sa" un po' di limone, quel profumo cedrino delicato e avvolgente che dà da solo senso di fresco.

a me piace tanto e di solito in balcone ho sempre una pianta di questo tipo (non solo la verbena, anche la melissa, l'erba cedrina o luigia... insomma, piante con questo profumo di limone tanto avvolgente).

la settimana scorsa ho "ceduto" e tramite un sito online mi sono comprata il bagnoschiuma e un paio di creme corpo alla verbena e qualche giorno fa sono arrivate.

così sono 3 giorni che mi godo una doccia rinfrescante e tutta profumata e che addirittura mi spalmo con piacere e voglia la crema corpo, io che con le creme sono sempre uno strazio, che dovrei usarle tanto e di più e non lo faccio mai... ecco, ora per soddisfare la mia voglia olfattiva di belle sensazioni... faccio pure "la brava" e mi do la crema.


martedì 18 luglio 2017

Silenzio, è notte!

Il silenzio di notte sa avere le più disparate dimensioni.

Oggi ad esempio, la mia via è taciturno e il silenzio di questa notte appena iniziata mi porta all'orecchio i rumori di mezzi di trasporto distanti molto da qui.
Qualche grillo molto discreto frinisce senza intaccare eccessivamente il velo creato dall'assenza di rumori più significativi.
Ogni tanto una delle mie gatte si muove per cambiare posizione, si lecca un po' svogliatamente o sospira.
Raramente una bici passa per la via... poco fa il cigolio di una vecchia catena per una trentina di secondi ha annullato un attimo la cortina silenziosa che permea la zona.

Mi piace essere sveglia in questa assenza di rumori vicini e sentire in lontananza la vita della lia città che piano piano si addormenta.

Eppure...

Eppure ci sono state notti come questa in cui io non ero così rilassata e li stesso silenzio mi aggrediva creandomi nuove ragioni di ansia e paura.

Perché questo Silenzio?

Perché nessuno passa per la via?

Quando mai c'è così tanto silenzio?

Che sta succedendo???

Per fortuna ho una buona capacità di riconoscermi nei momenti di ansia e so darmi da sola un paio di scrollate mentali per farmi tornare alla ragione. Altrimenti sai che complicazione vivere da sola se una via secondaria silenziosa come d'abitudine è?

Stasera mentre mi godevo il silenzio, all'improvviso mi sono ricordata di quelle sere di insonnia e di paure insensate...

Ringrazio Chiunque per poterle considerare passate al momento e sono stupita come le stesse cose possano piacere e spaventare a seconda dello stato d'animo del momento.

Siamo ben strani noi esseri umani!

domenica 9 luglio 2017

Vietato gioire

Lo dico un po' ridendo, si, ma in effetti la "coincidenza" dà da pensare...

Non ne ho scritto niente ancora qui, perché aspettavo un attimo... aspettavo di sentirmi a posto e volevo - appunto - gioire qui in questo piccolo spazio web tutto mio.

E volevo anche essere aggressiva, tagliente, mentre finché ho sta febbricola... Non riesco ad esserlo.

E appunto la cosa mi ha dato da pensare: non devo gioire. Sembra che il mio corpo voglia dirmi questo.

Ma se voglio che chi oltre a me legge questo spazio capisca, devo esporre i fatti con ordine.

Mercoledì 28 ho fatto la tac per analizzare l'esito della radioterapia sulle mie due recidive individuate a settembre e contro le quali le abbiamo più o meno provate tutte (chemio, terapia ormonale e infine radioterapia, per l'appunto).

Io dopo la terapia mi sentivo molto molto meglio e mi aspettavo un esito buono della tac. Non osavo sperare in una sparizione del male, ma contavo in una bella "botta", insomma speravo si fosse preso paura e che per la prima volta da settembre 2016 la ormai puntuale tac bimestrale mostrasse una riduzione al posto della solita crescita...

Venerdì 30 avevo la visita con l'oncologa per l'esito della tac.

Remissione! Non osavo nemmeno crederci!! Seduta su quella scomoda sedia di plastica dell'ambulatorio, all'improvviso mi sono sentita più leggera. E l'oncologa e l'infermiera avevano forse un sorriso più grande del mio, perché io ero incredula, sbigottita, felice ma anche stupita.

Insomma, delle due recidive sono rimaste solo due cisti, materiale liquido interte.

Su fb ho scritto subito la parola remissione, un suono così meraviglioso all'improvviso nella mia vita.

E tutti giù a gioire...

Io intanto mi provavo la febbre e scoprivo di averne qualche linea.
Niente di serio, mai sopra il 37.8, ma siccome tanti medici ed operatori mi hanno fatto una testa tanta sul significato potenziale della febbre nel mio stato (possibili infezioni alle vie urinarie, che essendo le mie più brevi ora di quelle normali di tutti voi, possono più facilmente intaccare i reni e diventare molto serie), ho subito contattato l'oncologa.

Lunedì abbiamo fatto le analisi delle urine e nell'attesa, visto che non mollata la febbre, mi ha dato un antibiotico che potesse andare bene per tante infezioni delle vie urinarie e pure per le vie respiratorie (visto che nel mentre mi è spuntato il mal di gola, unico altro sintomo).

Venerdì arriva il responso delle analisi. Escherichia coli, non sensibile all'antibiotico che avevo appena finito di prendere ma ad un altro. E così ieri ho iniziato con il secondo antibiotico...

Ora è troppo presto per sapere se sta facendo effetto o no, ma appunto il pensiero è stato "sembra che il mio corpo voglia che io stia sempre all'erta, sull'attenti... Non vuole che abbassi la guardia"

Che poi non l'avrei mica abbassata... santo cielo! In 3 anni il male è apparso 3 volte... Lo so da sola, senza bisogno di suggerimenti, purtroppo, che potrà tornare e non potrò riposare tranquilla.

La prossima tac sarà a settembre... Io desidero che il suo esito sia come quello di questa tac... vorrei pace, anche rimanendo allerta.

sabato 8 luglio 2017

l'albero nella foresta e le figuracce senza testimoni



conoscete il quesito filosofico che dice "se un albero cade nella foresta e non c'è nessuno ad assistere, la caduta farà rumore?"

e io mi chiedo: "se fai una cosa scema, ma la fai nel piccolo di casa tua... è una figuraccia? e soprattutto, non farà ridere nessuno!!"

così eccomi qui a fare outing|

giorni fa ho comprato qualche tipo di deodorante (io sono spesso allergica alle formulazioni dei deodoranti e così mi capita di comprarne più di uno per essere sicura di trovarne uno che non mi dia fastidio) e ho anche comprato un flacone di antizanzare, tanto necessario di questi tempi.

lì per lì non avevo nemmeno fatto caso alla somiglianza (vaga) tra i due flaconi: stessi colori, dimensioni simili...

ma dopo 2 giorni che al posto del deodorante usavo l'antizanzare, ho realizzato che, si, di prima mattina e prima del caffè sono troppo simili, meglio tenerli in stanze separate, eh!

e ho riso, da sola! per la "figuraccia" autoinflittami.

ma ho pensato, se non la sa nessuno, nessuno può ridere... quindi eccola qui sul blog!


venerdì 7 luglio 2017

...scrivere...

ieri era l'ennesimo pomeriggio passato praticamente a letto: venerdì scorso ho iniziato ad avere una banale febbriciattola, che però mi fa girare la testa. solo lunedì si è rivelato anche il mal di gola e da lunedì - appunto - sto prendendo l'antibiotico per curare questa piccola infreddatura che sicuramente mi sono presa mercoledì della settimana scorsa, dopo la tromba d'aria che ha colpito la città, perché mi sono dovuta immergere i piedi nella ghiacciatissima acqua piovana per liberare un tombino la cui otturazione minacciava di allagare il piano terra dei miei.
non sto malissimo, da 3 giorni, poi, al mattino niente febbre, al pomeriggio sale e finisco nel letto per via dei giramenti e così via.

e mi annoio! non è che a letto in questi contesti si possa poi fare tanto. leggi, gironzoli sul web dal cellulare, leggi ancora, giochini al cellulare, leggi ancora...

però proprio da venerdì ho anche un'altra attività che riesco a fare per brevi momenti dal letto: scrivere un racconto.

la cosa divertente è che io in testa ho solo un'idea, uno spunto da cui poter trarre una storia. e a questo spunto penso già da diversi giorni, forse due settimane.

venerdì, sdraiata nel letto, hanno cominciato ad affacciarsi i personaggi della mia storia senza trama, né capo, né coda.

così presa da questi pensieri che si affollavano nella testa senza poter dare loro alcuna regola, come non fossero miei, ho aperto il computer ed iniziato a scrivere.

un po' venerdì, un po' altri giorni, un po' anche ieri. saranno 8 pagine, 5 personaggi descritti, gatta compresa. continuo a non avere la storia, ma il mio cervello ormai ha creato l'albero genealogico dei miei protagonisti e sa dove abitano, come si muovono e così via...

e mi viene da ridere... questo "vedere" chiaramente i protagonisti, protagonisti di NIENTE è buffo.

ho un luogo dove ambientare i fatti, che voglio andare a rivedere al più presto. il primo fine settimana in cui starò bene! sento il bisogno di camminare per percorsi che conosco benissimo e che so di voler far percorrere ai miei protagonisti, ma per questo devo rinfrescare la memoria.

ho la casa dove farli vivere: voglio fotografarla per avere un'idea di come distribuire le stanze al suo interno (no, non mi spingerò fino a suonarne il campanello, mi basterà fare la stalker di là dalla strada e osservarla ben bene...

è storia di finzione, ma ha appigli alla realtà e quegli appigli mi piace siano precisi, per questo progetto sopralluoghi.

ho riso anche mentre descrivevo la gatta: si chiamerà Sissi, ma una gatta come ho descritto è davvero vissuta lì in quella casa e si chiamava Pimpi. era la figlia di una micia nostra, Fufina e fu regalata alla ragazzina che tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta abitava nella casa che ho scelto per la mia storia.
Fufina ebbe 3 gattini, ma io ricordo solo Pimpi e la ricordo abbastanza bene... per questo l'ho ripescata e l'ho fatta scendere nel mio racconto. perché trovo divertente infarcire la fantasia con ritagli di realtà.

in questi giorni il cervello va a mille su pensieri di tanti tipi, e sento spesso il bisogno di fissarli e scriverli. infatti ieri ho riempito la mia bacheca di facebook di pensieri e parole, un fiume!

per fortuna al pc scrivo con 10 dita e senza guardare la tastiera, cosa che mi permette di seguire quasi in contemporanea il flusso dei pensieri.

e pensare che tutto è iniziato con la macchina da scrivere di cui ho messo la foto (foto che ho bellamente trovato nel web, chissà dov'è quella che davvero usavo io dai 14 ai 16-17 anni?) e all'epoca ODIAVO DATTILOGRAFIA!!!

che differenza tra il digitare in una tastiera e il digitare sui tasti delle macchine manuali che erano a scuola o sulla mia olivetti rossa! tasti duri, da far abbassare tantissimo e mentre con il mignolo ti abbassavi per far partire la A metallica che colpisse il nastro di inchiostro e imprimesse la tua "a" sulla carta, l'anulare non riusciva a stare fermo e seguiva il mignolo, così o scrivevi "as", oppure le stanghette metalliche di "a" ed "s" si incastravano a metà percorso e dovevi risistemarle, sporcandoti ben bene i polpastrelli di inchiostro.

dattilografare era uno sporco lavoro e lo facevo malissimo! a scuola avevo sempre 5, 5 e mezzo... poi l'ultimo compito in classe dell'ultimo giorno dell'anno... mi dovevo concentrare come non mai, per strappare un 7 che tirasse su la media e mi impedisse di essere l'unica dell'istituto a portare "dattilografia" a settembre... ricordo benissimo l'impegno che mi creava la gocciolina di sudore sulle tempie mentre cercavo di evitare i soliti errori mentre una me stessa in formato mini dentro al cervello urlava "CHE SCHIVO STA ROBA!!! NON MI SERVIRA' MAI!!!"

beh, per metà aveva ragione, per metà torto...

la ragione risiedeva nel fatto che imparando su tasti già antiquati all'epoca, quando sono poi passata a macchine da scrivere elettriche, ancora in uso "ai miei primi tempi" di esperienze lavorative, combinai disastri inenarrabili: abituata ad esercitare violenza sui tasti per ottenerne una lettera, ora sulla elettrica il solo sfiorarli riportava sul foglio schiere di eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa jjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj...

ricordo un giorno dello stage scolastico del quarto anno: dovevo scrivere una lettera di pochissime righe. mi servì tutta la mattina, non so quanta carta e solo per miracolo non scoppiai in una crisi di pianto.
però uscii da quella giornata determinata a proseguire gli studi: il lavoro non mi piaceva! vinceva la macchina da scrivere su di me

ed ora il torto: non è vero che non mi è servito a niente. almeno so come mettere 10 dita sulla tastiera, so digitare senza guardare e facendo un numero risibile di errori, vado abbastanza veloce, non so se sono velocissima, non mi interessa, a me basta riuscire a seguire - come ora - il flusso dei pensieri.

e per fortuna sono nell'epoca digitale, perché anche da adolescente le idee di racconti mi raggiungevano, ma il tempo di metterle giù a penna era estremamente lento, perdevo l'ispirazione e non ho mai finito nessun racconto iniziato.

oh, sia chiara una cosa, non so se finirò nemmeno questo: è un'idea, non ha una trama, chissà dove andrà a parare.

ma io mi sto divertendo e scrivendo mi sento il cervello alleggerirsi. anche adesso.

importa altro?

domenica 18 giugno 2017

Cantare...

Ho trascorso qualche ora di questa oziosa domenica mattina seduta comodamente nelle poltroncine del bar, all'ombra, a godermi l'aria non afosa e non troppo calda di questa giornata e con la testa ficcata dentro al libro del momento, alquanto ignara di ciò che mi accadeva intorno.

Una cosa estremamente rilassante, per me.

Ad un certo punto però la mia attenzione è stata distratta dal libro.

Un ragazzino, penso avesse al massimo 7 anni, cantava a squarciagola agitando le mani sopra la testa "ave ave ave mariaaaa" e intanto camminava su e giù per i gradini del bar.

Ho capito dopo pochissimi istanti che il testo della canzone era ininfluente per lui... lui semplicemente si stava divertendo così... cantando e muovendosi a tempo, assolutamente indifferente nei confronti si chi gli stava attorno.

Ho guardato altri adulti che come me sono stati attratti dalla scenetta e in loro ho riconosciuto la stessa evoluzione della mia mimica facciale: 2 secondi di "machecavologlièpreso?", seguito subito da un sorriso di invidia "beato lui che è capace di divertirsi fregandosene di tutto e di tutti"

Poi sono tornata al mio libro, sentendo on sottofondo il canto che proseguiva...

Dopo qualche momento ho notato una variazione... Non era più Ave Maria ma... "il ca... che me ne frega" di Rovazzi, con tanto di gesto che tanto piace a bambini e adolescenti di questi tempi...

Ecco la riprova: al ragazzino diverte cantare... le parole sono ininfluenti, possono essere le più sacre o le più profane... il bello è cantare.

Mi ha fatto tantissima tenerezza e pure invidia e voglio ricordarlo scrivendolo qui sul mio blog, a futura memoria.

Funziona!

Ebbene si, ha funzionato!

Lamentarmi delle gatte sul blog è servito... da che ho scritto, loro sono buonissime.

E non ditemi che quando io sono fuori di casa loro non si facciano o fattacci miei sul web... è evidente che lo fanno ;-)

venerdì 16 giugno 2017

convivenza con felini

ho passato metà della stagione fredda a sopportare con fatica le lamentele di Merlino, gatto anziano che miagolava senza alcuna ragione... gli ultimi giorni di vita poi sono stati uno strazio, perché in effetti non sapevi nemmeno come essergli d'aiuto...

poi a gennaio lui è morto: da un lato mi manca, dall'altro era così malridotto negli ultimi tempi che ho accolto la sua dipartita con sollievo, sicuramente ha smesso di soffrire, povero micione...

adesso in casa ci sono "solo" Penny e Stella. per una che è arrivata a vivere con 4 gatti e qualche visita da parte dei gatti del piano terra anche su in appartamento, la quota felina è davvero ridotta al momento.

fino a pochi giorni fa, di notte continuavo a dividere l'appartamento in 2 zone: zona gatti e zona umana, per poter dormire tranquilla, già che ho sempre tanti problemi con il sonno, per non avere noie con l'urimetro (per chi, come me fino ad un anno e mezzo fa, non sapesse di che si tratta: è un "tubo con sacchetto" che attacco al sacchetto della stomia urinaria per avere una maggiore autonomia di notte. ha capienza fino a 2 litri e lo faccio cadere a terra vicino al letto, ma essendo di plastica, se ho i gatti attorno devo prendere delle cautele. non so, l'idea di un lago di urina ai piedi del letto non mi arride e le unghie feline sanno perforare quasi qualunque cosa...)... e via così

però adesso fa caldo, tanto caldo, CALDISSIMO e così da qualche giorno ho deciso: l'urimetro se ne va dentro una scatola di plastica che ho debitamente modificato con l'aiuto di mio fratello già l'estate scorsa e la porta tra la zona giorno e la zona notte dell'appartamento se ne sta aperta nella speranza che questo faccia girare un refolo d'aria in più durante la notte...

le gatte hanno gradito tantissimo: il letto a disposizione 24 ore al giorno è un minimo sindacale dovuto, secondo loro...

io ho gradito meno, soprattutto oggi ho di che lamentarmi!

se prima decidevano di miagolare per il puro gusto di sentire la propria voce... c'era una porta chiusa fra me e loro e io riuscivo più o meno a proseguire il mio sonno.

ora invece non c'è filtro... e soprattutto se decidono che è ora di avere la mia attenzione, mica vanno in cucina a miagolare! vengono sul letto, mi fissano con sguardi accusatori e MIAOOO... alle 5 del mattino

e mica un solo miao, noooo, una bella serenata!

stamattina erano tutte e due! di solito è solo Penny, ma stamattina era richiesta la mia presenza per non fare niente, solo stare sveglie tutte insieme, anche da Stella!
hanno miagolato ripetutamente dalle 5 in avanti...

poi alle 6.30 è suonata la sveglia per l'umana

E LORO DORMIVANO...

sono uscita di casa mentre aprivano si e no un occhio per vedere cosa stavo combinando, pacifiche nel loro riposino di 20/22 ore... per essere pronte domattina - immagino - di nuovo alle 5 a miagolare...

ecco, io stamattina voglio divorziare dalle mie gatte!!! ho sonno!

sabato 20 maggio 2017

Esequie

Tra pochi minuti si terranno le esequie di una mia ex collega morta ieri notte.

È stata una cosa devastante e tragica per tanti di noi, la sua dipartita.

Fino a dicembre si lavorava insieme e lei non voleva nemmeno andare in pensione, o meglio, da un lato si sentiva stanca e vedeva il riposo pensionistico come giusto e meritato, dall'altro era spaventata da tutto quel tempo "senza niente da fare".

Poi ad aprile un primo problema da ricovero ospedaliero e la scoperta di avere un tumore molto simile al mio, per cui ci siamo sentite spesso; lei era in preda ad una forte rabbia: non ho sintomi, sto bene... non voglio essere ammalata. E da me cercava conforto e confronto su medici e ambienti che frequento già da diversi anni ormai...

Venerdì la prima chemio, lunedì la contatto con messaggi per sapere come stava (ero al lavoro, non era il caso di telefonare): ho male qui e lì. Chiama il day hospital che sono sempre disponibili: è normale avere dolori, ti dico, io mi facevo 48 ore di male alle ossa e nessun farmaco mi aiutava... ma se hai dubbi chiamali!
Martedì pomeriggio una collega la chiama per una questione relativa al lavoro ed è tutto ok.
Martedì sera scopro che è in ospedale, la mattina dopo che ha avuto un ictus, il giovedì che è in coma irreversibile e ieri mattina che poco prima nella notte se ne è andata...

Sono stata senza parole per quasi 24 ore. E per me questo è ben grave! Si sa che sono logorroica di natura.

Poi la mia decisione: non vado alle esequie... non ci riesco, sono emotivamente instabile di mio in questo periodo e non sarei in grado di affrontare il marito che so essere a pezzi...

E tutto il tempi ad interrogarmi su un fatto: non eravamo amiche. Spesso non la sopportavo nemmeno, eppure non mi è mai dispiaciuto esserle di conforto, sentirla al telefono, scambiare 4 chiacchiere serie o no con lei... perché se non c'era un legame affettivo forte come quello dell'amicizia a legarci, io mi sento così devastata??

E stamattina leggendo un post di mio padre ho avuto la risposta.

I colleghi di lavoro sono un pi' come i familiari: non te li scegli, te li trovi lì nella tua vita volente o nolente. Ci passi più tempo che con la tua famiglia praticamente... condividi con loro fatiche e nervoso, feste e battute. Finisci per confidarti anche se non li consideri veri amici, persone con cui trascorrere magari serate...
A volte ci sono anche forti differenze di età... chi ti potrebbe essere madre/padre, chi potrebbe essere tua/o figlia/o...
E con queste persone si creano legami che si voglia o no.

Ecco perché la morte della mia ex collega mi devasta così tanto pur avendo spesso avuto da discutere con lei. Era quasi un familiare... qualcuno di molto vicino, qualcuno che sapeva tantissimo di me (e viceversa)...

Riposa in pace, prosegui il viaggio. Mancherai a moltissime persone. Me compresa...

venerdì 19 maggio 2017

verità infantili

(premessa: non stupitevi se tanti miei post parlano del bar lo Chalet... in pratica di sti tempi, o sono al lavoro, o sono a letto, o sono lì... dove riesco a svagare la testa per qualche oretta, ricamando e cercando di non pensare a niente che non siano i punti da fare sulla tela)

entro al bar e una vocina di bimba, di cui non riesco nemmeno ad identificare il volto, esclama shockata:

"NON ESISTONO I CAPELLI VERDI!"

(si riferisce a me, in verità sarebbero azzurri, ma non sottilizziamo, ho notato che in molti li vedono verdi... vabbè)

io scoppio a ridere e comincio una frase che vorrebbe farmi passare per "una che può"... comincio a dire

"eh, ma ci sono persone che..."

ma non riesco a finirla, perché un'altra vocina di bimba, stavolta con tono estremamente saccente da persona che "sa" tanto della vita, ribatte:

"SE LI E' DIPINTI!!!"

e a questo punto il mio "costrutto" di vantarmela perché io posso e altri no va a farsi benedire... comincio a ridere come una matta e basta...

i bambini la sanno lunga, non possiamo batterli!!!

martedì 16 maggio 2017

Merenda smemorata

Vengono spesso al parco, le ho viste ancora insieme, madre e figlia, madre molto anziana, figlia già ben avanti con gli anni... vengono e si mangiano o bevono qualche cosa sedute insieme, restano lì un quarto d'ora e poi vanno via.

Sento sempre che chiacchierano abbastanza tra di loro, ma di solito sono distanti da me e non riesco a sentire di cosa parlano.

Oggi si siedono al mio fianco e posso sentire tutto il dialogo.

E così scopro che la mamma ha 92 anni (da qui calcolo che la figlia sarà più vicina ai settanta che ai sessanta e ci sta... molto autosufficiente, ma un po' acciaccata, tipico di tante persone di quell'età).

E noto che i dialoghi si ripetono alquanto di frequente... la mamma mi sa che ha problemi di memoria.

Mamma "cosa c'è stasera in televisione?"

Figlia "c'è il commissario Maltese"

M "oh, si mi piace!"

F "solo che inizia alle 21.30"

M "mi sa che mi addormenterò davanti al televisore... e poi? come faccio se mi addormento lì?"

F "mamma tranquilla, c'è Maria lì per quello"

M "ah, si Maria... vero, viene anche stasera?"

F "certo"

M "ma come mai?"

F "mamma, l'anno scorso ti sei rotta il femore, ti ricordi? e così abbiamo assunto Maria perché tu non resti sola e ti aiuti"

M "ah si? l'avete assunta voi? ma pensa... quindi viene tutte le sere? anche domani? e quest'altr'anno se mi rompo di nuovo il femore?"

F "mamma! hai 92 anni quasi e mezzo! non è il caso di pensare di rompersi di nuovo delle ossa!"

e qui scopro l'età... e mi perdo un po' di dialogo perché mi metto a fare 2 conti sull'età della figlia...

quando torno ad ascoltarli sono passati dal ricordare la mamma della madre e i tempi in cui lavorava ancora

M "ma io... adesso cosa faccio?"

F "sei in pensione mamma"

M "in pensione? ma pensa te! e mi pagano?"

F "si certo, e prendi anche quella del babbo!"

M "cavoli! (tutta felice) una bella cosa!!"... si sofferma un attimo e poi esclama "bene, allora, se sono in pensione e prendo così tanti soldi, stasera non ne ho, ma la prossima volta offro io!"

e vanno avanti così a lungo

la figlia risponde con tranquillità e serietà ad ogni domanda, anche se è ripetuta più volte...

la mamma ha quella beata leggerezza e spensieratezza di chi non ha più il cervello pieno di cose e ogni informazione è una bella novità, anche ripetuta dopo 5 minuti...

e penso che è piacevole ascoltarli, anche se sicuramente per la figlia non è cosa semplice essere così disponibile a rispondere alla sequela di domande, ma le riesce davvero bene, complimenti...

lunedì 15 maggio 2017

ospitalità - livello basic!!!!

il fine settimana appena finito l'ho trascorso in compagnia di amiche: due sono venute a trovarmi e hanno trascorso 3 notti a casa mia, altre, secondo le possibilità (più che altro mie, visto che non stavo benissimo), ci hanno raggiunto in vari momenti delle giornate per stare insieme anche solo pochi minuti.

sono quei fine settimana che ricaricano lo spirito e ti permettono di incamerare una bella dose di energia e - nonostante la salute mi stia rendendo difficile molte cose - non riesco a rinunciare ad organizzarli.

certo, le persone che vengono a casa mia sono persone alquanto intime, che conoscono perfettamente la mia situazione e sanno che venire ospiti a casa mia significa molto arrangiarsi e aspettarsi un po' di tutto...

nei giorni prima del loro arrivo ho cominciato a pensare a cosa serviva in casa per ospitare delle persone...
perché io al momento sto vivendo proprio giorno per giorno e spesso non mi accorgo di aver finito questo o quello.

già sono abituate le mie ospiti ad un sistema molto spartano: per stare insieme il più possibile, ho stabilito da tempo che si va fuori anche a fare colazione. qualche volta finiamo a farci una rapida pasta, ma di sti tempi fatico pure ad avere mezzo chilo di pasta pronto da cucinare... quindi benvenuti i chioschi di piadina e i ristoranti della zona, comunque a buon mercato e quindi senza il rischio di pelare le tasche delle mie amiche in visita.

in pratica, io metto a disposizione un BED AND NO BREAKFAST... il letto e il bagno ;-)

ma già così, ci sono delle essenzialità da garantire... inevitabili, per non fare figuracce, ma al di là di queste... proprio per accogliere chi viene a trovarti e rendere disponibili (appunto) letto e bagno.

così, pensa che ci ripenso... sono arrivata alla conclusione che sembra scema, ma... io ci sono dovuta arrivare ragionandoci un pochino: posto che la biancheria di casa è sempre disponibile e pronta dalla ospitata precedente.... per rendere "accogliente" almeno in modo "essenziale" e primario una casa servono ACQUA e CARTA IGIENICA

e voi direte... ma no???

il fatto è che per l'acqua, ultimamente sono così poco attenta alle mie necessità, che finisco ad andare a comprare le confezioni quando sto per far uscire l'ultimo goccio di liquido dall'ultima bottiglia presente in casa...

quindi, meglio fare scorta che se si è in 3, si beve un attimino di più di quando sei da sola!!!!

per la carta igienica al momento è pure peggio... al mio stato attuale praticamente non serve!!!!!! io sono fornita di sacchetti in cui... ehm... confluire ciò che i normali esseri umani evacuano diversamente... quindi le mie "attrezzature" sono di tutt'altro genere (guanti, salviette per bambini, garze...)
la carta igienica a casa mia quasi non serve più, se non pochi quadratini al giorno per pulire un attimino la sacchetta della stomia urinaria quando la si svuota.

ergo... è facilissimo finirla e non accorgermene e... beh, far trovare il bagno sprovvisto di carta igienica ho stabilito essere ESTREMAMENTE SCORTESE...

così giovedì, unico giorno degli ultimi passati in cui stavo discretamente in piedi senza troppa fatica e soprattutto ero in grado di muovermi in autonomia... sono corsa al supermercato a prendere: acqua e carta igienica!!!!

la mia ospitalità basic era pronta... le amiche potevano arrivare! al resto ci si penserà ma mano, dai....

lunedì 8 maggio 2017

copertine di Linus

una delle novità di questi ultimi tempi è che ho chiesto di andare dalla psicologa.

come ho scritto nel post precedente, all'improvviso ho iniziato a reagire in modo assai differente agli stati di ansia e di agitazione e questo mi ha fatto capire che era ora di avere un aiuto professionale. non si può arrivare ovunque da soli.

per ora ho fatto solo 3 sedute e secondo la psicologa sono quasi 3 sedute di troppo: mi ha valutata in possesso di buone armi per sostenere le mie battaglie, anche se capisce benissimo che ciò che sto vivendo in questo periodo può mettere in ginocchio anche il più forte dei caratteri... ma alla fine di ogni seduta è lei a chiedere a me se voglio farne un'altra, perché per lei, potrei anche non farla...

io preferisco farla. trovo estremamente utile parlare di ciò che mi accade e mi è stato di grandissimo supporto sentirmi dire le parole di cui sopra: di possedere un buono spirito critico nei confronti di me stessa, di chi mi circonda e di ciò che mi accade e di rispondere in modo giusto alle varie sfide...

e così venerdì siamo arrivati al mio zaino: indicandolo le ho detto che dentro quello zaino ci sono tutte le mie copertine di Linus... tutte quelle cose che mi servono per avere il coraggio di uscire di casa "preparata" ad ogni evenienza, da qualche giorno c'è pure l'antiemorragico, anche se ho il terrore che mi accada un sanguinamento fuori dalle mura di casa mia... sapere di avere una fialetta a portata di mano è utile, mi fa dire "ok, proviamoci, usciamo e che vada bene!"

la psicologa ha risposto che quello zaino è il mio migliore alleato in questo momento: il suo contenuto mi aiuta ad uscire di casa, mi fa vivere, nonostante le paure...

e dire che la copertina di Linus che più uso e più mi sta facendo BENE è un ricamo... quello di cui ho parlato facendo differenze tra vari tipi di ansia... è in giro con me da qualche settimana, ormai lo finisco pure... pensare a lui, a ricamarlo, al fatto che sia lì anche quando sono in ufficio e non posso nemmeno lavorarci sopra, è un modo per andare avanti, fino al momento in cui avrò qualche ora da dedicare a lui...

il mio zaino pesa un casino e puntualmente vaglio il contenuto chiedendomi cosa potrei togliere per alleggerirlo... e invece finisce che ci aggiungo altro...

ma va bene così, il mio zaino mi fa vivere meglio. anzi, mi fa vivere...

domenica 7 maggio 2017

-40 e nemmeno gustarsela...

cosa sono quei 40 in meno? chili... in verità sarebbero anche qualcosina di più... forse 42... ma non cambia il concetto...

sono chili in meno dal mio "massimo storico", dell'estate 2013, quando stavo male e nemmeno lo sapevo o meglio, non sapevo la ragione, il nome e cognome della mia malattia...

io sono una che ha sempre reagito all'ansia e al nervoso mangiando.

c'è chi mangia e si abbuffa... c'è a chi si chiude lo stomaco e non mangia più niente quando è agitato, nervoso, arrabbiato o in qualche altro stato d'animo che altera il "normale" equilibrio della nostra psiche.

io ho sempre fatto parte degli abbuffoni. paura... cibo; ansia... cibo; agitazione... cibo...

e senza "via d'uscita", nel senso che pur conoscendo l'errore di reagire in questo modo... c'è poco da fare... non mi è mai riuscito di resistere ed invertire la rotta.

da quando la mia malattia ha un nome, le cose sono leggerissimamente cambiate: prima di tutto gli interventi hanno profondamente cambiato il mio stile di vita. ho avuto periodi di digiuno controllato (in ospedale, la prima volta), ho avuto l'ordine di perdere più peso possibile in vista del secondo intervento... cosa che ho cercato di fare, senza dare di matto (persi un 5 chili più o meno... in un mesetto, nemmeno male, anche se nel mucchio si vedeva ben poco...)

poi sono arrivate le stomie... dopo l'intervento il calo è stato drastico: non riuscivo a mangiare... ma non appena ho ripreso il normale funzionamento dello stomaco, anche per colpa del fatto che ora posso mangiare pochissime verdure e che quindi è più facile per il mio apparato digerente affrontare calorie piuttosto che fibre... in pochi mesi i cali post intervento sono spariti tutti.

e io mi sono guardata in faccia pensando "è proprio la tua natura eh... tu se non mangi non ti senti a posto"... considerando la cosa anche con una certa delusione personale...

poi le cose sono cambiate ancora... in estate, piano piano, ho mutato il modo di reagire alla paura e all'ansia...

adesso mi si blocca lo stomaco: diventa un mattone, non digerisce più niente, non va né avanti, né indietro... se ho un momento di rabbia o di paura... seguiranno sicuramente 2 o 3 giorni di mal di stomaco.

inoltre è arrivata la chemio di nuovo... ed è andata a colpire sullo stomaco... aumentando questo senso di fatica digestiva. tutti a chiedermi delle nausee... no, nausee no... mattoni!!! mattoni pesantissimi. tanto che alla fine è meglio non mangiare per più ore, piuttosto che sentirselo lì tanto a lungo...

e poi con il nuovo anno è arrivato... non lo so... stiamo ancora indagando per capire cosa sia esattamente... e non sappiamo nemmeno se la questione sia alimentare o no, ma nel dubbio, mentre cerchiamo la spiegazione di sanguinamenti misteriosi (e personalmente spaventosi, soprattutto i primi), ho ridotto all'osso il panorama alimentare, cercando di capire cosa mi dia fastidio o no...

ho fatto Pasqua con zucchine e patate lesse, altro che agnello o mega dolci.

e così, un po' prima, un po' dopo... uno dietro l'altro perdevo i chili che mi avvolgevano da tanti anni.

al punto da far preoccupare chi per tanti anni mi ha proposto diete e aiuti professionali a non finire...

non servono, non ora, non sono abbandonata in mezzo al deserto da sola e si, sto perdendo peso, ma sta andando bene. ho fior di medici attorno a me che non sono ciechi... vedono e valutano.

ed io?

per 40 anni ho lottato per perdere peso: sono sempre stata abbondante, eccessiva, obesa... adesso, secondo il calcolo della massa corporea, sarei scesa tra i "sovrappeso". si, lo so, ce ne sono ancora tanti di troppo che potrebbero andare via e sarebbe solo "salute".

il fatto è che mi guardo e... non mi riconosco. mi sta tutto abbondante, devo comprare abiti nuovi, mi guardo allo specchio e vedo una testa che spunta su da un collo secco e due spalle che cominciano a mostrare le clavicole...
ho scoperto di avere i muscoli nell'addome anche io! (giuro, esistono, gli addominali esistono pure su di me... un giorno ho contratto la pancia e la pancia... SI E' RITIRATA!!!)

e oltre a non riconoscermi... non me la godo. ho sempre sognato che il giorno in cui avrei perso peso me la sarei goduta: abiti nuovi, possibilità di entrare in negozi dove prima nemmeno osavo.

e invece no... perché se all'origine del calo ci sono grandi litigi con lo stomaco, non è divertente...

non è che lo stia facendo per me, sta accadendo... forse è più "semplice" così che faticando a pesarmi il cibo... ma niente... non è una conquista... è una conseguenza della malattia e per ora la vivo così... come un dato di fatto... forse un aspetto migliore rispetto a tanti altri dello stare male... ma non sto gioiendo...

va così





sabato 29 aprile 2017

Ansia

Ho imparato che in me l'ansia sa vivere a due diverse profondità e dare due ben diverse immagini di sé.

Quella superficiale, anche in periodi abbastanza nervosi, sa concedere tregua, dare l'impressione di stare bene, mostrarmi quasi tranquilla.

Quella profonda è quella solo per me o al limite se la "godono", e solo in piccole porzioni, chi vive molto a stretto contatto con me.
Questa non dà sconti. Ti ricorda che hai paura, ti fa stare sulla corda, ragiona e sragiona su ogni piccola cosa.
Cerco di arginarla e qualche volta funziona... ma non è facile.

Però ho scoperto un suo lato debole: sa lavorare meglio tra le mura di casa...

Quindi in questi giorni di ponte ogni mattina mi vedete "sprecare" 2 fantastiche ore dopo la colazione seduta al bar a ricamare, rilassata e senza apparenti pensieri...

Quelli ci sono ma sono impegnati a contare i punti del ricamo e tacciono.

Bisogna farsi furbi e trovare sotterfugi ;-)

lunedì 24 aprile 2017

Incontri dal passato

G l'ho conosciuto quando avevo 15 anni, al primo campo scuola di Azione Cattolica.
E' stata la prima volta che la vita mi ha messo davanti un esemplare di essere umano atletico dotato di fasce muscolari notevoli, con tanto di vene scolpite su bicipiti e tricipiti...
La prima volta che avevo la prova vivente che certe statue hanno avuto dei modelli vivi prima di essere lavorate fuori dal marmo, per intenderci.

Per di più, G era pure simpatico, gentile, compagnone, sempre divertente e pronto a stare in compagnia.

Un grosso errore, farti conoscere come primo esemplare di "essere umano atletico" uno che sia anche neurone funzionante e pure simpatico... mette l'asticella molto in alto e quando ti capita di incontrarne altri, di tizi fatti così, hai delle aspettative... spesso deluse: spesso scopri che i neuroni sono soffocati durante l'allenamento per le gare agonistiche a cui quasi tutti questi signori si sottopongono... e saranno anche belli, ma ahimé tendono alla presunzione, alla spocchia e alla minima fatica intellettiva.

Non è sempre vero, G ne è una prova. L'ho ritrovato ieri, al mercatino svuotacantine, era il mio vicino di banchetto insieme a sua moglie. Ci siamo rivisti dopo... boh, 30 anni? forse solo 25 dai... lui è sempre simpatico, gentile, innamoratissimo della moglie da cui ha avuto 2 figlie ormai belle grandi...

Ma la verità è che non volevo parlare di QI e nemmeno di muscoli scolpiti, anche se non fa male vederne qualcuno ogni tanto, anche immaginarlo sotto un giubbotto jeans può bastare...

4 mesi fa, allo stesso tipo di mercatino svuotacantine, al mio fianco c'era L, altro amico della stessa epoca adolescenziale.
Con lui c'era stata un'amicizia più profonda che con G: G era uno "grande", quel paio di anni in più che lo portava ad avere il suo giro di amicizie e conoscenze e ci si incontrava solo in eventi come campi scuola o fuori dalle funzioni in parrocchia.
L invece era un amico vero, uno di quelli con cui giravi la sera insieme a tutti gli altri, ci si conosceva bene...

... poi la vita ci ha portati ognuno per la sua strada, in particolare me: io ad una certa età ho fatto terra bruciata con tutti gli amici di adolescenza e infanzia... passavo un periodo nero e non avevo voglia di avere a che fare con nessuno e - nonostante Ravenna sia una città piccola e ci si incontri sempre - sono stata bravissima e per decenni ho tenuto lontani tutti da me.

ora piano piano la vita me li ripresenta davanti, uno alla volta, uno ogni tanto. ad esempio - appunto - L.

ci siamo passati molte ore gelide in quel mercatino di dicembre a parlare delle nostre vite attuali, avventure e disavventure, amori e non, salute e malattia.

e ieri L - sapendo che sarei stata al mercatino di nuovo - è venuto a trovarmi per sentire come stavo!

non vi dico il piacere che mi ha fatto!

in questi 4 mesi non ci siamo persi di vista grazie a Facebook, la piazza virtuale che ti permette di tenere più o meno in vista le persone a cui in qualche modo tieni.
ma non ci eravamo più fatti 4 belle chiacchiere e così è venuto per aggiornarsi dal vivo sulla mia salute.

Grazie!!!

da tanto tempo sono consapevole che la prima ad aver mancato con le amicizie dell'adolescenza sono io, anche se ci sono alcuni esempi su cui potremmo discutere fino a tarda notte sul contrario...
ma non importa...

Mi importa e fa piacere vedere che se c'è stato un legame nel passato, non è impossibile riallacciarlo. In modo nuovo, differente, ma comunque qualcosa rimane e può tornare ad essere un'amicizia che valga la pena essere chiamata così!

mercoledì 11 gennaio 2017

era una notte buia e tempestosa...

... di più di 15 anni fa, quando ti portai a casa mia, dentro una gabbietta bianca che era grande 20 volte te e tu, piccolo e nero, te ne stavi seduto al centro di questa gabbietta, sul sedile anteriore dell'auto a guardare i fulmini e i lampi che squarciavano quello che doveva essere un tardo pomeriggio di novembre, ma invece fingeva benissimo di essere una notte buia e tempestosa.
e non avevi nemmeno paura. stavi lì, seduto tranquillo e curioso di ciò che ti circondava.

ci conoscevamo da 5 minuti, ma ti avevo "scelto" da almeno 10 giorni, quando il 31 di ottobre una signora che conoscevo mi disse "lo vuoi un gatto nero?" risposta mia "la notte del 31 ottobre non posso che rispondere di si, so già che si chiamerà Merlino!".
quando sono arrivata a casa della signora tu sei passato da in braccio a sua figlia a me, mi hai guardato negli occhi e mi hai "baciato" e detto "miao". un saluto e una presentazione degna del miglior galateo felino.

è iniziata così la nostra vita insieme, più di 15 ad "amarci e detestarci" a seconda dei casi, più il primo che il secondo dei sentimenti... tranne negli ultimi tempi...

te lo devo dire, Merlino, come gatto "geriatrico" sei stato una gran rottura di scatole: ladro, combina guai, lamentone... e ad ogni difetto che si aggiungeva, il mio cuore si faceva pesante, sapendo che non ti apparteneva, che era ragione della vecchiaia che avanzava, della malattia che di rodeva dentro... "che non eri tu"...

però ho avuto le tue fusa, alla fine leggere come un velo sottile e non più sonore e rombanti come in gioventù: le ho avute fino a domenica scorsa, tutte per me... e per chi volevi gratificare.

poi il declino è diventato una ripida parete, ogni giorno peggio, alla fine solo lamenti che si calmavano giusto i pochi secondi in cui ti accarezzavo la testa...

e stamattina non c'eri più: al tuo posto un corpicino da seppellire.

sei stata la mia prima responsabilità felina vera e propria: mio in casa mia, da non dividere con nessun altro. ed eri proprio il "mio gatto", l'unico di tutti che come primo punto di riferimento aveva me, poi c'erano anche gli altri felini...

scontato: mi mancherai, anche se ho avuto tempo di prepararmi a questo addio da tanto tempo (è da primavera che lo paventavo)...