lunedì 31 luglio 2017

ricamo terapeutico

ognuno di noi, penso (spero), ha la propria valvola di sfogo, quell'attività che pratica per schiarirsi le idee, per rilassarsi, per ... per quel che ci pare e ci serve...

gli hobby servono a questo, no?

c'è chi corre, c'è chi fa yoga, c'è chi legge, c'è chi si dà alla falegnameria... ce n'è per ogni gusto, ovviamente.

le mie due grandissime valvole di sfogo sono la lettura ed il ricamo. ed ognuna di esse, mi rendo sempre più conto, ha la sua ragione di essere.

e me ne rendo conto quando per infinite ragioni una di esse viene a mancare.

per dire... tra fine maggio e inizio giugno, vuoi per il caldo, vuoi per una miriade di pensieri che scazzottavano nel mio cervello, ho mollato il ricamo. non mi andava più. non mi ci concentravo, non mi dava serenità, non "serviva al suo scopo" che è quello di rilassarmi e infondere positività ai miei pensieri.

e la "crisi da ricamo" è durata fino a più o meno una settimana fa.

il caldo continua, ma per fortuna il ricamo è tornato. perché? perché mi sono resa conto che più "non ricamavo", più certi tipi di pensieri si affacciavano nella mia mente. pensieri neri, vischiosi, cupi, negativi, di quelli che ti trascinano in un angolo e ti fanno sentire fin troppo (e fin troppo a torto) Calimero, piccolo, brutto e nero e inviso da tutti.

due fine settimana fa, in piena crisi antiricamo e preda della fiacca da caldo insopportabile, stesa nel letto a cercare di riprendermi, hanno cominciato ad assalirmi pensieri foschi e dubbi di vario tipo che culminavano più o meno in un "devi fartene una ragione, il mondo va così, tu sei così: se ti è sembrato che fosse diverso, non è vero, alla fine fa schifo tutto e pure tu non uscirai mai dal buco dove ti trovi. restaci e impara a viverci, che è meglio"
sono quei momenti in cui ti senti divisa in più parti che fanno "a botte" tra di loro: un pezzo di te si accanisce svilendoti, una particina invece cerca di urlare "non è giustoooo", un'altra ancora più piccina salta e batte i piedi dicendo che non è vero niente, che il mondo non è così nero, che sono pensieri sbagliati e bisogna smetterla di farli... ma con una voce così flebile da fare vagamente eco sotto i pensieri neri della parte più forte del momento.

rispetto a momenti del passato, devo ammettere di aver gestito un po' meglio del solito la mia piccola crisi di umore. sono riuscita a non caderci dentro con i piedi e tutto, come si suol dire, a lavorarci piano piano e a fare piccoli passi verso la positività che sono serviti per interrompere il flusso di nero che mi stava avvolgendo.

fatti i piccoli passi, chissà come mai, mi è anche tornata la voglia di ricamare. poca, pochissima... il primo giorno ho fatto al massimo una gugliata di crocette.
però era un'inversione di tendenza... il giorno dopo un po' di più e il fine settimana successivo, quello appena trascorso, mi sono trovata finalmente "dentro le crocette" nel modo giusto.

non significa ricamare tantissimo, ore ed ore, no. significa trarne il giusto beneficio.

sabato pomeriggio mi sono seduta su una sdraio nel cortile del bed and breakfast in cui mi trovavo, ho tirato fuori il mio ricamo e ho iniziato un'alternanza di un sorso di the verde e un po' di crocette che sarà durata un'oretta e avrà prodotto pochissimo in termini di lavoro ma sono uscita da quell'oretta estremamente rilassata.

ieri pomeriggio e in serata ho continuato a ricamare con la televisione e il ventilatore accesi. ogni tanto mi interrompevo per innaffiare le piante o per fare questo e quell'altro lavoretto, ma tornavo sempre al ricamo, con il desiderio di applicarmici e di vederlo crescere.

e a fine giornata la realizzazione che i pensieri vischiosi di 8 giorni prima erano spariti completamente. inghiottiti dai piccoli gesti positivi. il più grande dei quali è proprio il ricamo. almeno per me!

giovedì 27 luglio 2017

Fufina

nella mia infanzia ho avuto tanti gatti, soprattutto gatte, preferite da mia madre, anche perché ai tempi non venivano sterilizzati gli animali e i gatti maschi avevano la brutta abitudine di segnare il territorio e puzzare TANTO...

quasi tutti sono stati con noi pochi anni, i gatti maschi spesso sparivano con il primo "amore", inseguendo l'odore di una femmina prendevano la via e... non tornavano più...

la ferrovia da un lato di casa e la strada dall'altro hanno falcidiato molti dei miei mici... e poi questa cosa del non sterilizzarli... le gravidanze, le malattie più facili... insomma, i mici avevano spesso vita breve.

eppure li ricordo quasi tutti senza problemi, di ognuno di loro ricordo carattere e affettuosità più o meno sviluppata... ricordo come io interagivo con loro... per me i felini hanno sempre avuto una grandissima importanza.

Fufina fu anche "utile" per garantirmi un bel voto a scuola. mica cosa da poco!

in verità non era la nostra gatta: viveva nel garage dei vicini di casa. la loro mamma non voleva animali in casa. non so se avesse proprio una fobia o se fosse semplicemente una maniaca dell'ordine per cui il pelo non era elemento contemplabile.
fatto sta che questa gattina di pochi mesi viveva nel garage, ma non era d'accordo con le decisioni umane.
per cui un sabato mattina riuscì a sgattaiolare fuori e fuggire.
non sappiamo come accadde...
noi sappiamo che all'ora di pranzo mio padre suonò il campanello e noi - sapendo che si trattava di lui - gli aprimmo senza verificare chi fosse (apriporta per il portone giù e porta di casa spalancata al piano).
lui nell'aprire il portone di casa vide sgusciare tra le sue gambe una "roba" che corse filato su per le scale e vista la porta di casa aperta, ci si infilò, prese la via della cucina e si sistemò sulla sedia a dondolo che era davanti alla finestra della cucina.
e lì rimase! credo che per tutto il giorno non ci permise nemmeno di toccarla: se ci avvicinavamo soffiava e ringhiava (qualcosa come mezzo chilo di pelo e orecchie che soffia mentre sta seduta comoda in una sedia a dondolo può essere meraviglioso).

mio padre era quello di "basta gatti in questa casa", gli altri abitanti di casa, i miei fratelli, mia madre ed io eravamo del partito "gli animali non sono mai abbastanza", ma Fufina non ci diede modo di scegliere... scelse lei e basta.

una storia così, in quinta elementare è ottimo materiale per il classico compito del lunedì "cosa hai fatto nel fine settimana? (ricordati che non devi scrivere "ho mangiato, ho dormito"... ma devi raccontare bene cosa hai fatto)

i fine settimana erano tutti uguali: il catechismo, la messa, il pranzo magari dai nonni... che vuoi che si facesse? e i temi del lunedì ricadevano spesso nella categoria "noia" che prendevano voti poco interessanti...
mentre Fufina mi permise di raccontare una vicenda interessante e ottenni un bel voto.

Fufina rimase con noi 2 o 3 anni e fece due gravidanze. non ricordo come "sparì", nel senso che non mi sembra di ricordarla morta, quindi probabilmente fa parte di quei gatti che ad un certo punto non sono più tornati a casa, triste finale di molte convivenze con gatti, come ho già detto più righe sopra.

la prima estate in collina con Fufina fu l'estate del topo mangia caramelle... si trattò di un episodio che gettò molta diffidenza tra noi bambini e creò un clima di ingiustizia notevole.
la nonna teneva in una stanza una ciotola piena di caramelle. noi potevamo mangiarle, ma dovevamo prima chiederle e nessuno di noi si è mai sognato di rubarne mezza.
ad un certo punto le caramelle cominciarono a sparire... e la nonna cominciò ad accusarci tutti e 4... ognuno di noi era sicuro della propria innocenza e sapere che uno degli altri stava mentendo fece scendere tra di noi un'aria davvero scomoda... ci si guardava male l'un l'altro, pensando che per colpa di uno di quei 3 lì, io non posso più mangiare una caramella!
poi di fianco alla ciotola delle caramelle cominciarono ad essere rinvenuti pezzettini di carta di caramelle. ecco! i bambini non farebbero a pezzi le carte, quindi magari non sono i bambini i colpevoli!
sollievo generale nella popolazione piccola di casa! allora non ci sono traditori tra di noi! siamo ingiustamente accusati!!
più il tempo passava e più le tracce erano evidenti... c'era un topo!
come fare? come prenderlo?
un giorno accadde che il topo fu colto sul fatto e la mamma e la nonna riuscirono a bloccarlo nella stanza, chiudendo ogni uscita.
ed ora? la nonna subito cassò l'idea di provare a mettere Fufina nella stanza: "è una gatta cresciuta in un garage, che ne sa di topi??" fu la frase che definì Fufina un gatto inutile...
invece la gatta della contadina vicina di casa, che si chiamava a sua volta Fufina (che fantasia eh?), lei si che sa catturare i topi!
si, certo! peccato che sia selvatica e inavvicinabile e non farà mai i 20 metri di "casa" dalla porta della cucina fino alla stanza in cui il topo è stato isolato.
quel giorno la mamma aveva comprato i nodini, piccoli pesciolini da cuocere fritti che per noi erano un piatto fantastico che si faceva pochissimo, perché erano assai costosi...
quel mezzo chilo di preziosi nodini fu... sprecato uno ad uno nel tentativo di fare avvicinare la Fufina selvatica al topo.
e intanto Fufina nostra veniva tenuta alla distanza, ma lei era di buon carattere e nonostante l'odore del pesce, non si era offesa della cosa... lei era curiosa di capire perché le porte sempre aperte all'improvviso fossero tenute chiuse. e, si sa, se una porta è chiusa, un gatto deve assolutamente passare dall'altra parte!
così ad un certo punto riuscì nell'impresa e si trovò nella stanza con il topo.
la nonna riaffermò la sua scetticità nei confronti di tale gatta.
la gatta se ne fregò dell'opinione della nonna e con 3 zampate afferrò il topino e se ne uscì dalla stanza tutta felice con la sua preda in bocca.
giocò con quel "coso" per 3 giorni e alla fine se lo mangiò anche... io ero nell'età in cui ero ancora curiosa di osservare queste schifezze della natura e passai 3 giorni ad ammirare le evoluzioni di Fufina con il cadaverino.
risultato: nessuna frittura a pranzo per noi bambini, peraltro ingiustamente accusati per giorni di essere ladri, e un improvviso affetto di mia nonna per la Fufina del garage che da "buona a niente" divenne invece "risorsa preziosa" per la casa e la famiglia.

la prima gravidanza di Fufina ci regalò 3 gattini. io ne ricordo benissimo una, la Pimpi, gli altri due no. ma scommetto che se metto sotto stress degnamente mia madre e la costringo a dirmi dove sono nascoste le foto del nostro passato, una fotografia di mamma Fufina con tutti e 3 dovrei tirarla fuori... peccato che mettere sotto stress mia madre sia una cosa impossibile...

ricordo Pimpi perché venne su in collina in estate in vacanza con noi e andò ad abitare nella casa della cugina di un'amica di quelle zone. la casa in pietra dove ho pensato di ambientare un racconto che sto scrivendo.

e nel racconto c'è protagonista anche una gatta, Sissi... che è esattamente Pimpi. mi è venuta così: sarà un racconto di fantasia, ma casa e gatta sono esistite. mi piace questo piccolo dettaglio inutile, ma che crea un legame con la realtà e con i miei ricordi.

la seconda gravidanza di Fufina portò nella nostra casa Nerino, un micio tutto nero con il pelo un po' lungo che stette con noi pochissimo... purtroppo nostro cugino ci raccontò di aver visto un vicino di casa buttarne il cadavere nel cassonetto dell'immondizia... vittima della strada...
mio fratello più piccolo era una cosa sola con quel gattino e ci rimase malissimo.

peraltro più o meno negli stessi tempi sparì Fufina... e una grande tristezza piombò su di noi.
non abbiamo mai avuto illusioni da parte dei nostri genitori sul concetto di morte degli animali.
e di questo sono molto grata: non ritengo abbia senso raccontare "balle", meglio la cruda realtà, meglio capire con un animale cosa significa distacco e morte, piuttosto di dover vivere poi un trauma quando la cosa si verifica con un parente, magari a cui eri pure affezionato.

quindi, quando i gatti sparivano, un po' speravamo nel loro ritorno, un po' li cercavamo, ma dall'altro lato, sapevamo anche cosa significava... e ci mancavano tantissimo!


venerdì 21 luglio 2017

soddisfazioni sensoriali

qualcosa avevo già detto qui, ma poco... relativamente al fatto che - a seguito dell'ultima chemio - il mio stomaco sia cambiato notevolmente come voglie ed abitudini alimentari.

a dirla tutta, se fosse per lui, non lavorerebbe più... e devo forzarlo non poco a mangiare perché mangiare serve!

questa cosa mi scompensa non poco e fatico pure a spiegare la dimensione di questa nuova mancanza.

per me il cibo è stato (fin troppo) sempre un rifugio: ero nervosa, triste, stanca, qualunque cosa... mangiavo!

adesso no. adesso sono sempre comunque facilmente nervosa, triste e stanca, ma non mi abbuffo. semplicemente perché non va.

ma il cibo era anche altro: era un modo per coccolarsi e cucinare un piatto nuovo, o farsi un piatto che mi è sempre piaciuto era sempre bello. 

sia dal punto di vista del gusto che olfattivo: i piatti che mi piacciono tanto, i sapori, gli odori, sanno dare un appagamento tutto loro.

e questo mi manca. più del mangiare stesso, che tutto sommato non mi manca (mi stupisce, non mi riconosco, ma non ne sento la mancanza).

così cerco di trovare nuovi "sfoghi" sensoriali.

ad esempio erano giorni che mi girava in testa "voglia di verbena".

non so se conoscete la verbena, è una pianta aromatica che "sa" un po' di limone, quel profumo cedrino delicato e avvolgente che dà da solo senso di fresco.

a me piace tanto e di solito in balcone ho sempre una pianta di questo tipo (non solo la verbena, anche la melissa, l'erba cedrina o luigia... insomma, piante con questo profumo di limone tanto avvolgente).

la settimana scorsa ho "ceduto" e tramite un sito online mi sono comprata il bagnoschiuma e un paio di creme corpo alla verbena e qualche giorno fa sono arrivate.

così sono 3 giorni che mi godo una doccia rinfrescante e tutta profumata e che addirittura mi spalmo con piacere e voglia la crema corpo, io che con le creme sono sempre uno strazio, che dovrei usarle tanto e di più e non lo faccio mai... ecco, ora per soddisfare la mia voglia olfattiva di belle sensazioni... faccio pure "la brava" e mi do la crema.


martedì 18 luglio 2017

Silenzio, è notte!

Il silenzio di notte sa avere le più disparate dimensioni.

Oggi ad esempio, la mia via è taciturno e il silenzio di questa notte appena iniziata mi porta all'orecchio i rumori di mezzi di trasporto distanti molto da qui.
Qualche grillo molto discreto frinisce senza intaccare eccessivamente il velo creato dall'assenza di rumori più significativi.
Ogni tanto una delle mie gatte si muove per cambiare posizione, si lecca un po' svogliatamente o sospira.
Raramente una bici passa per la via... poco fa il cigolio di una vecchia catena per una trentina di secondi ha annullato un attimo la cortina silenziosa che permea la zona.

Mi piace essere sveglia in questa assenza di rumori vicini e sentire in lontananza la vita della lia città che piano piano si addormenta.

Eppure...

Eppure ci sono state notti come questa in cui io non ero così rilassata e li stesso silenzio mi aggrediva creandomi nuove ragioni di ansia e paura.

Perché questo Silenzio?

Perché nessuno passa per la via?

Quando mai c'è così tanto silenzio?

Che sta succedendo???

Per fortuna ho una buona capacità di riconoscermi nei momenti di ansia e so darmi da sola un paio di scrollate mentali per farmi tornare alla ragione. Altrimenti sai che complicazione vivere da sola se una via secondaria silenziosa come d'abitudine è?

Stasera mentre mi godevo il silenzio, all'improvviso mi sono ricordata di quelle sere di insonnia e di paure insensate...

Ringrazio Chiunque per poterle considerare passate al momento e sono stupita come le stesse cose possano piacere e spaventare a seconda dello stato d'animo del momento.

Siamo ben strani noi esseri umani!

domenica 9 luglio 2017

Vietato gioire

Lo dico un po' ridendo, si, ma in effetti la "coincidenza" dà da pensare...

Non ne ho scritto niente ancora qui, perché aspettavo un attimo... aspettavo di sentirmi a posto e volevo - appunto - gioire qui in questo piccolo spazio web tutto mio.

E volevo anche essere aggressiva, tagliente, mentre finché ho sta febbricola... Non riesco ad esserlo.

E appunto la cosa mi ha dato da pensare: non devo gioire. Sembra che il mio corpo voglia dirmi questo.

Ma se voglio che chi oltre a me legge questo spazio capisca, devo esporre i fatti con ordine.

Mercoledì 28 ho fatto la tac per analizzare l'esito della radioterapia sulle mie due recidive individuate a settembre e contro le quali le abbiamo più o meno provate tutte (chemio, terapia ormonale e infine radioterapia, per l'appunto).

Io dopo la terapia mi sentivo molto molto meglio e mi aspettavo un esito buono della tac. Non osavo sperare in una sparizione del male, ma contavo in una bella "botta", insomma speravo si fosse preso paura e che per la prima volta da settembre 2016 la ormai puntuale tac bimestrale mostrasse una riduzione al posto della solita crescita...

Venerdì 30 avevo la visita con l'oncologa per l'esito della tac.

Remissione! Non osavo nemmeno crederci!! Seduta su quella scomoda sedia di plastica dell'ambulatorio, all'improvviso mi sono sentita più leggera. E l'oncologa e l'infermiera avevano forse un sorriso più grande del mio, perché io ero incredula, sbigottita, felice ma anche stupita.

Insomma, delle due recidive sono rimaste solo due cisti, materiale liquido interte.

Su fb ho scritto subito la parola remissione, un suono così meraviglioso all'improvviso nella mia vita.

E tutti giù a gioire...

Io intanto mi provavo la febbre e scoprivo di averne qualche linea.
Niente di serio, mai sopra il 37.8, ma siccome tanti medici ed operatori mi hanno fatto una testa tanta sul significato potenziale della febbre nel mio stato (possibili infezioni alle vie urinarie, che essendo le mie più brevi ora di quelle normali di tutti voi, possono più facilmente intaccare i reni e diventare molto serie), ho subito contattato l'oncologa.

Lunedì abbiamo fatto le analisi delle urine e nell'attesa, visto che non mollata la febbre, mi ha dato un antibiotico che potesse andare bene per tante infezioni delle vie urinarie e pure per le vie respiratorie (visto che nel mentre mi è spuntato il mal di gola, unico altro sintomo).

Venerdì arriva il responso delle analisi. Escherichia coli, non sensibile all'antibiotico che avevo appena finito di prendere ma ad un altro. E così ieri ho iniziato con il secondo antibiotico...

Ora è troppo presto per sapere se sta facendo effetto o no, ma appunto il pensiero è stato "sembra che il mio corpo voglia che io stia sempre all'erta, sull'attenti... Non vuole che abbassi la guardia"

Che poi non l'avrei mica abbassata... santo cielo! In 3 anni il male è apparso 3 volte... Lo so da sola, senza bisogno di suggerimenti, purtroppo, che potrà tornare e non potrò riposare tranquilla.

La prossima tac sarà a settembre... Io desidero che il suo esito sia come quello di questa tac... vorrei pace, anche rimanendo allerta.

sabato 8 luglio 2017

l'albero nella foresta e le figuracce senza testimoni



conoscete il quesito filosofico che dice "se un albero cade nella foresta e non c'è nessuno ad assistere, la caduta farà rumore?"

e io mi chiedo: "se fai una cosa scema, ma la fai nel piccolo di casa tua... è una figuraccia? e soprattutto, non farà ridere nessuno!!"

così eccomi qui a fare outing|

giorni fa ho comprato qualche tipo di deodorante (io sono spesso allergica alle formulazioni dei deodoranti e così mi capita di comprarne più di uno per essere sicura di trovarne uno che non mi dia fastidio) e ho anche comprato un flacone di antizanzare, tanto necessario di questi tempi.

lì per lì non avevo nemmeno fatto caso alla somiglianza (vaga) tra i due flaconi: stessi colori, dimensioni simili...

ma dopo 2 giorni che al posto del deodorante usavo l'antizanzare, ho realizzato che, si, di prima mattina e prima del caffè sono troppo simili, meglio tenerli in stanze separate, eh!

e ho riso, da sola! per la "figuraccia" autoinflittami.

ma ho pensato, se non la sa nessuno, nessuno può ridere... quindi eccola qui sul blog!


venerdì 7 luglio 2017

...scrivere...

ieri era l'ennesimo pomeriggio passato praticamente a letto: venerdì scorso ho iniziato ad avere una banale febbriciattola, che però mi fa girare la testa. solo lunedì si è rivelato anche il mal di gola e da lunedì - appunto - sto prendendo l'antibiotico per curare questa piccola infreddatura che sicuramente mi sono presa mercoledì della settimana scorsa, dopo la tromba d'aria che ha colpito la città, perché mi sono dovuta immergere i piedi nella ghiacciatissima acqua piovana per liberare un tombino la cui otturazione minacciava di allagare il piano terra dei miei.
non sto malissimo, da 3 giorni, poi, al mattino niente febbre, al pomeriggio sale e finisco nel letto per via dei giramenti e così via.

e mi annoio! non è che a letto in questi contesti si possa poi fare tanto. leggi, gironzoli sul web dal cellulare, leggi ancora, giochini al cellulare, leggi ancora...

però proprio da venerdì ho anche un'altra attività che riesco a fare per brevi momenti dal letto: scrivere un racconto.

la cosa divertente è che io in testa ho solo un'idea, uno spunto da cui poter trarre una storia. e a questo spunto penso già da diversi giorni, forse due settimane.

venerdì, sdraiata nel letto, hanno cominciato ad affacciarsi i personaggi della mia storia senza trama, né capo, né coda.

così presa da questi pensieri che si affollavano nella testa senza poter dare loro alcuna regola, come non fossero miei, ho aperto il computer ed iniziato a scrivere.

un po' venerdì, un po' altri giorni, un po' anche ieri. saranno 8 pagine, 5 personaggi descritti, gatta compresa. continuo a non avere la storia, ma il mio cervello ormai ha creato l'albero genealogico dei miei protagonisti e sa dove abitano, come si muovono e così via...

e mi viene da ridere... questo "vedere" chiaramente i protagonisti, protagonisti di NIENTE è buffo.

ho un luogo dove ambientare i fatti, che voglio andare a rivedere al più presto. il primo fine settimana in cui starò bene! sento il bisogno di camminare per percorsi che conosco benissimo e che so di voler far percorrere ai miei protagonisti, ma per questo devo rinfrescare la memoria.

ho la casa dove farli vivere: voglio fotografarla per avere un'idea di come distribuire le stanze al suo interno (no, non mi spingerò fino a suonarne il campanello, mi basterà fare la stalker di là dalla strada e osservarla ben bene...

è storia di finzione, ma ha appigli alla realtà e quegli appigli mi piace siano precisi, per questo progetto sopralluoghi.

ho riso anche mentre descrivevo la gatta: si chiamerà Sissi, ma una gatta come ho descritto è davvero vissuta lì in quella casa e si chiamava Pimpi. era la figlia di una micia nostra, Fufina e fu regalata alla ragazzina che tra la fine degli anni settanta e i primi ottanta abitava nella casa che ho scelto per la mia storia.
Fufina ebbe 3 gattini, ma io ricordo solo Pimpi e la ricordo abbastanza bene... per questo l'ho ripescata e l'ho fatta scendere nel mio racconto. perché trovo divertente infarcire la fantasia con ritagli di realtà.

in questi giorni il cervello va a mille su pensieri di tanti tipi, e sento spesso il bisogno di fissarli e scriverli. infatti ieri ho riempito la mia bacheca di facebook di pensieri e parole, un fiume!

per fortuna al pc scrivo con 10 dita e senza guardare la tastiera, cosa che mi permette di seguire quasi in contemporanea il flusso dei pensieri.

e pensare che tutto è iniziato con la macchina da scrivere di cui ho messo la foto (foto che ho bellamente trovato nel web, chissà dov'è quella che davvero usavo io dai 14 ai 16-17 anni?) e all'epoca ODIAVO DATTILOGRAFIA!!!

che differenza tra il digitare in una tastiera e il digitare sui tasti delle macchine manuali che erano a scuola o sulla mia olivetti rossa! tasti duri, da far abbassare tantissimo e mentre con il mignolo ti abbassavi per far partire la A metallica che colpisse il nastro di inchiostro e imprimesse la tua "a" sulla carta, l'anulare non riusciva a stare fermo e seguiva il mignolo, così o scrivevi "as", oppure le stanghette metalliche di "a" ed "s" si incastravano a metà percorso e dovevi risistemarle, sporcandoti ben bene i polpastrelli di inchiostro.

dattilografare era uno sporco lavoro e lo facevo malissimo! a scuola avevo sempre 5, 5 e mezzo... poi l'ultimo compito in classe dell'ultimo giorno dell'anno... mi dovevo concentrare come non mai, per strappare un 7 che tirasse su la media e mi impedisse di essere l'unica dell'istituto a portare "dattilografia" a settembre... ricordo benissimo l'impegno che mi creava la gocciolina di sudore sulle tempie mentre cercavo di evitare i soliti errori mentre una me stessa in formato mini dentro al cervello urlava "CHE SCHIVO STA ROBA!!! NON MI SERVIRA' MAI!!!"

beh, per metà aveva ragione, per metà torto...

la ragione risiedeva nel fatto che imparando su tasti già antiquati all'epoca, quando sono poi passata a macchine da scrivere elettriche, ancora in uso "ai miei primi tempi" di esperienze lavorative, combinai disastri inenarrabili: abituata ad esercitare violenza sui tasti per ottenerne una lettera, ora sulla elettrica il solo sfiorarli riportava sul foglio schiere di eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa jjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjjj...

ricordo un giorno dello stage scolastico del quarto anno: dovevo scrivere una lettera di pochissime righe. mi servì tutta la mattina, non so quanta carta e solo per miracolo non scoppiai in una crisi di pianto.
però uscii da quella giornata determinata a proseguire gli studi: il lavoro non mi piaceva! vinceva la macchina da scrivere su di me

ed ora il torto: non è vero che non mi è servito a niente. almeno so come mettere 10 dita sulla tastiera, so digitare senza guardare e facendo un numero risibile di errori, vado abbastanza veloce, non so se sono velocissima, non mi interessa, a me basta riuscire a seguire - come ora - il flusso dei pensieri.

e per fortuna sono nell'epoca digitale, perché anche da adolescente le idee di racconti mi raggiungevano, ma il tempo di metterle giù a penna era estremamente lento, perdevo l'ispirazione e non ho mai finito nessun racconto iniziato.

oh, sia chiara una cosa, non so se finirò nemmeno questo: è un'idea, non ha una trama, chissà dove andrà a parare.

ma io mi sto divertendo e scrivendo mi sento il cervello alleggerirsi. anche adesso.

importa altro?