martedì 2 giugno 2009

Comunicatività


Non sono un genio in comunicatività. se lo fossi avrei più amici, avrei meno paranoie mentali, avrei una vita sociale superiore al "cinema" una volta quando capita e "cena" con lamica una volta a settimana...


Sono brava a sproloquiare qui, ma questo è quasi un monologo.


Sono discreta nel chiacchierare via web con le amiche, anche di cose serie, ma è una comunicazione con tempi diversi da quelli della "vita reale".


Certo, nel caso a cui sto pensando in questo momento, anche la controparte non eccelle in comunicatività.


Mi chiama solo se ha bisogno per lavoro: una traduzione in inglese, un consiglio per il contratto di telefonia, un dubbio su come fare una fattura. E basta.


Mah, forse anche io lo chiamerei solo per lavoro, ma non ho bisogno di lui sotto quel punto di vista, quindi non lo chiamo.


Non lo chiamo praticamente mai.


Obiettivamente: non ne sento il bisogno.


Ma è mio fratello.


E la cosa mi stride. Non sento il bisogno di comunicare con mio fratello.


Sia chiaro, non chiamo neanche laltro fratello, ma quello, laltro fratello, lo incontro di tanto in tanto e con 2 cenni siamo a posto.


In un certo modo il silenzio con il fratello più piccolo è diverso da quello con il fratello di mezzo... Siamo 3 personaggi tutti diversi, ma con uno cè più intesa, con laltro no. Non ci odiamo, non ci disprezziamo, non ci detestiamo. Semplicemente siamo così.


Come ho detto, da un lato mi va bene, dallaltro mi stride dentro. Perchè tutto sommato siamo una famiglia e non ha un gran senso tutto ciò.


Così imparo da mio padre che questa settimana parte per la Finlandia. Toh, nemmeno lo sapevo ci fosse in progetto la cosa. O meglio, so che la Finlandia è il suo viaggio ideale e che lui e la moglie vogliono ripeterlo ancora, ma non sapevo fosse previsto oltre alle classiche fantasie che facciamo tutti noi di "quel che faremo presto o tardi".


Oggi laltro fratello, il minore, era giù a casa dei miei a fare dei lavoretti e sento che parla con nostra madre mentre io sono sul mio balcone a fare dei lavoretti. E sento che parlano proprio del viaggio in Finlandia del mezzano... "ha il panico per il volo in aereo" dice il fratello minore a mia madre. "tipico suo" replico io dallalto.


E finisce lì.


Però penso: il minore dice sempre di non sentire il mezzano, ma quanto meno lha sentito per sapere questo. Insomma, si chiamano, parlano.


Ecco, sono io quella che sta quassù in piccionaia e non comunica con nessuno. Sono io quella che non parla con gli altri.


Oh, certo, neanche gli altri mi cercano.


E la storia della mia vita. La PARANOIA della mia vita: gli altri non mi cercano, io non cerco gli altri. "non ti fai mai sentire"... e via dicendo...


Per carità, rispetto a 20 anni fa me la sono fatta passare alla grande. Ma rimane una cosa che gira e rigira spunta di nuovo...


Mi isolo, no. Mi piace stare in solitudine. Si.


Però il difetto della solitudine è che devi essere tu a farti viva con gli altri, se no nessuno si ricorda che esisti.


E questo è uno scoglio che odio. Ma tantè... facciamo uno sforzo, dai.


Ho inviato un sms per augurare buon viaggio. Mi è arrivata subito la risposta.


Quel che non sopporto di me è che ogni volta, anche se so già come funzionano sia i miei meccanismi mentali che quelli altrui, ogni volta deve essere una sorta di tiro alla fune tra me e me per fare il passo che in fondo avevo già deciso in partenza...


E qualcuno pensa che io non sia zuccona...


4 commenti:

  1. credo che pià che zuccona, tu sia molto molto romagnola....


    Una volta ad un matrimonio veramente palloso non vedevamo l'ora che arrivasse la torta per vedere la fine della tortura.

    Arriva la torta, la si sbafa, e dico a luca " bene ora possiamo andarcene". Luca mi guarda e mi dice " asèpettiamo che vada qualcun'altro per primo". La mia risposta serafica fu; " e perchè non potremmo essere noi quei Per primo?"


    In questo caso era imbarazzo e vergogna, nel tuo forse più una questione di principio. Sia un un caso che nell'altro fottitene.

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  2. Sembra che a volte l'ostacolo più grande che abbiamo sia proprio dentro noi stessi.

    Tu sai comeio vivo il rapporto ocn mio fratello, e non è molto distante da quello che hai descritto tu. Giorni fa siamo andati, soli, ad acquistare il suo abito di nozze. Erano nove anni esatti che io e lui non si stava soli per più di un quarto d'ora e senza nulla per le mani che portasse via l'attenzione dal dialogo. Ho voluto sforzarmi e fare chiarezza tra noi, per quanto possibile, lontani dalla mamma, lontani da mio marito, lontani dalla sua morosa... avevo paura di parlare, ma poi mi sono detta, e che caspio, un'altra occasione così quando mi ricapita? Non si è risolto un granchè, ma almeno il muretto di diffidenza è crollato, e ho scoperto che la difficoltà che ritenevo più grossa era trovare la voglia di buttarlo giù. Ma una volta fatto sai come si fa e chi ti vieta di riprovarci?

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  3. @ Laura la questione qui non è lui... la questione qui ero io, io sola e basta. Non me ne frega niente della sua poca voglia di comunicare con me. Mi importa di me stessa, mi rompe dovermi trovare a fare i conti con atteggiamenti personali che pensavo aver risolto anni fa ma che quando meno te lo aspetti scopri che sono sempre lì. Punto


    @ Mamigà... so dei tuoi rapporti e li considero ben pi?? complicati di quelli tra me e il fratello in questione.

    Ma hai fatto centro: il problema sono i muretti, muroni, fossati, quel che ci costruiamo attorno a noi stesse. Ben più difficile è scendere a patti con questi che non con gli atteggiamenti altrui.

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  4. Se uno ha costruito dei muretti o dei muri di cinta ci sara' un perche'. In tutti i casi una porta la si prevede sempre, anche in costruzioni del genere, perche' bisogna lasciare la possibilita' di entrare o uscire. Io i miei muri li ho sinceramente innalzati nel tempo, ormai sono muri di difesa. La porta pero' c'e', ma gli altri si ricordano di suonare solo se hanno bisogno, sicche' io non esco piu' da quella porta, sto meglio dentro che fuori.

    E' sbagliato? forse, ma evito di tenere in piedi rapporti umani inconsistenti in cui credevo, e reggevo, solo io. Se sai perche' hai costruito i muri e la ragione resta ancora valida, e' inutile rimuginare sul perche', accettiamo il nostro modo di essere, sicuramente piu' vero e sincero di tanti altri.

    un abbraccio

    Cetty


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