giovedì 11 giugno 2009

Sta cambiando qualcosa

Sta cambiando qualcosa nel mio sentire lassenza di chi non cè più. Oggi sono 21 anni che non cè più la mia nonna, ma in verità questo pensiero è nato almeno 2 o 3 mesi fa. Però non ne ho mai parlato qui e quindi scelgo oggi per farlo, il giorno dellanniversario.

Quando è morta avevo 17 anni e lei era la mia persona adulta di riferimento. Quando avevo un problema, un dubbio, qualunque cosa di cui parlare, io andavo da lei. Lei mi ascoltava e mi aiutava ad elaborare.
La sua dipartita fu per me molto traumatica perchè mi sentii improvvisamente sola e abbandonata. Ed in effetti nei mesi a venire la mancanza di qualcuno a cui confidare le mie paturnie adolescenziali si fece sentire e probabilmente ho elaborato molte cose in ritardo proprio perchè lei non era più lì.
Per tanti anni in me la mancanza della nonna, oltre ad essere la mancanza di qualcuno che amavo davvero tanto, era questo: la mancanza del mio punto dappoggio adolescenziale.

Da qualche mese invece sto sentendo un diverso tipo di "mancanza".
Mi rendo conto che, giustamente, negli anni in cui avevo la mia nonna vicina ero io a parlare di me a lei.
Mai il contrario, se non per piccole cose.
Ora sento che mi manca la sua storia.
Avrei piacere di sapere come si erano conosciuti lei e il nonno, vorrei sapere di come viveva i sentimenti e le emozioni.
La nonna era una personalità molto forte, anche troppo. Mi voleva tanto bene, ma allo stesso modo e con la stessa potenza ignorava i miei fratelli. Era sempre estrema nelle sue posizioni.
E ora ragionando su questo, vorrei tanto sapere le cose non dette.

Queste "particolarità" di chi sta intorno a me le sto imparando da adulta ed è anche giusto: quando sei giovane non ti interessano. Ti interessa te stessa e al limite se vuoi consigli, li vuoi applicati al tuo quotidiano, non con una storia del passato.
E poi, non sono le storie in se che io vorrei conoscere, ma le persone dentro alle storie...

E so che non le potrò mai conoscere: se qualcuno avrebbe potuto conoscerle, quella sarei stata io. A mia madre o a mia zia, la nonna non avrebbe mai potuto parlarne... Forse a me si... ma non cè più.

E per assurdo, dopo 21 anni, quando ora mai il senso di perdita dovrebbe essere assopito... invece si allarga... prende nuove forme... se questo è crescere, non ho ancora accettato la cosa. E soprattutto sono ancora piccola...

2 commenti:

  1. >:D<


    ti capisco: anch'io avrei tante domande da fare a molte persone che non ci sono più e che forse mi aiuterebbero a capire meglio chi sono, oltre a sapere di più sulla storia della mia famiglia.

    Non avevo un rapporto come il tuo, ma la nonna che sento più vicina è quella che mi ha lasciata poco prima dei 6 anni e che mi teneva tra stoffe fili e macchine da cucire nel suo laboratorio di maglie sportive.

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  2. Forse fa parte del processo di crescita, di maturazione questo rendersi conto di quanto si e' perso, non solo in termini affettivi, ma anche di conoscenza profonda di quella persona che ha, in parte, influenzato anche la nostra esistenza. Anch'io, come te, mi pongo quesiti, anche apparentemente banali o futili, cui pero' nessuno potra' piu' dare risposta perche' la memoria di quei fatti, di quelle vite, s'e' persa e cio' che ne rimane vive ormai solo nei nostri ricordi. Ti consiglio un libro che ho molto amato perche' , anche se la storia non e' quella della mia famiglia, ne capisco appieno l'esigenza di scriverla e ritrovare chi non c'e' piu' per ritrovare se stessi, Un cappello pieno di ciliegie di Oriana Fallaci.

    Ti abbraccio

    Cetty

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