lunedì 3 novembre 2008

Ognissanti


E così è successo... sabato mattina, ore 10, linsolito gruppo familiare si è recato al cimitero di Ravenna.


La formazione era così composta: in prima fila mio padre con sua sorella a braccetto. La zia ha seri problemi con le ginocchia e non riesce più a camminare senza lausilio di un bastone (fa da vecchia e non lo porta mai) o il braccio di qualcuno. La zia non perdeva occasione per "sentirsi di peso" e mio padre non la smetteva di ricordarle che lui era ben felice di portare la sua sorellina a passeggio...


Dietro ceravamo mia madre ed io... una coppia alquanto fuori posto in un cimitero... nel senso che la nostra conversazione sicuramente avrà irritato qualcuno...


Siamo entrati dal passaggio sotterraneo della parte monumentale del cimitero e un freddissimo vento ci ha accolti mentre affrontavamo la discesa. Il passaggio è lunico luogo del cimitero ravennate davvero a tema con la morte: cadente, poco illuminato e tetro quanto basta. Subito fuori dal passaggio una stupenda aiuola di rosmarino...


La coppia mamma e meg parte con le battute cretine: meg "wow! che bel cespuglio di rosmarino! da invidiarlo!" - mamma di meg "chissà che arrosto e patate si sono fatti ieri sera!" - meg "beh, loro mica hanno più problemi di grasso o colesterolo! possono godersi banchetti eterni ora"... giusto per darvi lidea di quanto irriverenti possiamo essere mia madre ed io se lasciate a briglia sciolta.


La giornata era davvero fredda, da farmi rimpiangere il fatto di non avere addosso qualcosa di più caldo. Ma la camminata su e giù per i viali è stata sufficiente a riscaldarmi e farmi dimenticare il freddo.


Il mio odio per i frequentatori chiassosi dei cimiteri nei primi giorni di novembre, grazie al cielo, si è dissolto dopo la prima battutaccia sul crocchio di signore che sbraitavano luna verso laltra (probabilmente sorde).


Non ricorderò mai il percorso fatto... quindi il famoso "passaggio di consegne" è decisamente fallito. Però è stata una camminata al contempo spensierata e pensierosa.


Spensierata perchè io non ho problemi a camminare tra le tombe.


Pensierosa perchè quel che ti fa pensare è il vedere la tomba di Matteo, morto lanno scorso in modo assurdo, sul lungomare di Marina di Ravenna, falciato da un pirata della strada. Matteo non lo conoscevo: 8 anni di differenza possono renderti molto distante nella crescita. Ma era amico di mio fratello, era cresciuto con mio cugino e poi la sua tomba così piena di ricordi di amici... E il pensiero va ad una madre ed ad un padre che si trovano così, da un giorno allaltro, a dover fare i conti con un figlio che non cè più... a doversi improvvisare interessati a funzione funebre, tomba... da brividi!


Vedere che un ragazzo che è nato 3 anni prima di me si è fermato a 19 anni... la sua tomba è piena di cose personali, la lettera che sua madre gli ha scritto quando avrebbe compiuto 35 anni...


La foto sulla tomba di una signora anziana che la ritrae con il marito, sorridenti, nel pieno della loro vita di coppia. Anche sulle tombe dei miei nonni cera una foto così. Almeno prima dellinumazione... da allora non li ho più visitati e non so...


La foto di mio zio (cavoli! sono già dieci anni che non cè più?? a me sembra ieri!). Nella foto non lo vedi perchè è tagliata, ma aveva in mano un bicchiere di vino.  E così che me lo ricorderò sempre lo zio: seduto a tavola, con il bicchiere pieno di sangiovese che racconta qualche cosa in dialetto...


I miei nonni paterni. Non ho mai avuto un serio legame sentimentale con loro: il nonno è morto che avevo 14 anni e di lui mi ricordo poche cose e una sola volta in cui mi abbia parlato direttamente... La nonna era una persona che sembrava facesse di tutto per tenerti lontana e con noi nipoti cè riuscita. Sono 8 anni che non cè più... vedere la sua foto di donna secca secca, con un sorriso quasi sforzato, giusto per lobiettivo... mi ha fatto sentire strana.


Come ho già detto, per me una tomba non è il luogo dove si trova il mio caro passato a miglior vita. Però posso capire come una madre che ha visto partire giovane il proprio figlio o qualcuno che senta tanto la mancanza di chi non cè più possa trovare nella tomba il luogo dove portare la lettera che avrebbe voluto scrivergli se fosse stato ancora in vita, il ninnolo che tanto amava in vita chi ora in vita non è più...


Io sono uniconoclasta... faccio fatica a trovare conforto in un oggetto, ma capisco il senso di sicurezza che esso possa dare... e forse chi porta una lettera al suo caro estinto si sente più al sicuro di me... io che credo che chi passi a miglior vita sia ovunque e in nessun posto... io che non ho più un punto fermo per poter sentire facilmente vicina la mia nonna materna che da quando è mancata ha lasciato un vuoto incommensurabile attorno a me, tanto che ancora oggi dopo più di 20 anni non riesco a pensare a lei senza le lacrime agli occhi...


E così, pur se in un certo modo serena dopo la camminata al cimitero... un po triste lo ero, anzi no. Invidiosa. Invidiosa  nei confronti di chi riesce in qualche modo a veicolare i propri pensieri e riempire in qualche modo il senso di vuoto curando una tomba...


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