venerdì 3 novembre 2006

Legami di penna


 


Mi è già capitato di scrivere nel blog del fatto che anni fa avessi molte amicizie di penna, quelle amicizie coltivate con la cara e amata carta da lettere, l’inchiostro, il francobollo e molto tempo libero per pensare a cosa scrivere e a come scriverlo.


 


Ora, tra il lavoro che si è fatto via via più coinvolgente e il tempo libero che scarseggia anche perché aumentano gli interessi, le mie corrispondenze si sono ridotte tantissimo. Mi sono rimaste poche persone che leggo con piacere ogni volta in cui mi arriva una loro lettera.


 


Tra di loro, fino a luglio, c’era la mia “nonnina americana”. Nessuna vera parentela di sangue, solo 10 anni passati a scriverci. Iniziò lei, mandandomi una lunghissima lettera di presentazione nel 1996 (credo… ero ancora a Bologna all’università) in cui mi raccontava di avere 70, di essere vedova, madre di 6 figli (5 viventi), nonna e bisnonna di una fantastica vagonata di nipoti e nipotini. Mi ispirò subito fiducia e simpatia e così per 10 anni ci siamo scritte l’un l’altra della nostra vita. Niente di speciale, nessuna “confessione” o chissà quale cosa particolare. La nonnina mi raccontava passo a passo le sue giornate dal risveglio al sonno della sera, passando per le lavatrici, i pasti, i programmi televisivi e via così.


Sapevo quando stava bene o male perché lo capivo dalla scrittura che diventava tremolante nei momenti di malattia. Soffriva di malesseri così simili a quelli della mia nonna materna che mi venivano i brividi a sentire dei medicinali, delle terapie e delle medicazioni che doveva prendere e fare…


Io le raccontavo dello studio, del lavoro, delle vacanze, della mia “casa nuova”, degli animali che andavano e arrivavano nella mia vita… tutte piccole cose.


Quando per motivi anche banali tardavo nel risponderle succedeva un gran problema: si preoccupava in modo incredibile per me! Scriveva ai miei genitori per assicurarsi che non mi fosse successo nulla… e io a correre a rassicurarla con una rapida lettera, magari una bella cartolina che le tirasse su il morale, mentre il mio era proprio quello della “nipote” colpevole di aver trascurato la propria nonna…


 


A fine luglio nella buchetta delle lettere mi aspettava una lettera che già da subito mi aveva fatto pensare male. Senza leggere il mittente, mi era bastato il francobollo degli USA e la calligrafia “differente” per pensare che qualcosa non andava. Chissà per quale presentimento non ho pensato ad una lettera da parte di altre persone (ancora oggi spesso ricevo richieste di corrispondenza dai posti più disparati), ma la mente era corsa subito a Granville, dalla mia nonnina. Era morta. E una delle sue figlie mi avvisava dell’accaduto.


 


Ho avuto bisogno di un lungo mese per prendere la lettera in mano, portarmela alla Rocca e leggerla seduta ad un tavolino davanti ad un caffè. La mia nonnina, tanto ammalata, aveva scelto di non sottoporsi ad ulteriori terapie e di morire a casa con i suoi cari. Tutto il parentado si è affaccendato attorno a lei per una lunga settimana facendole fare le cose che più le piacevano e stando con lei il più possibile, in particolare tenendole vicino i bisnipotini che adorava tanto. Fino a che non si è addormentata per sempre.


E in quei giorni, la mia nonnina si era raccomandata con la figlia Barbara che mi scrivesse e mi raccontasse tutto ciò. Ci teneva così tanto a me da ricordarsi di farmi sapere tutto prima di andarsene.


Nel leggere avevo le lacrime agli occhi che premevano di emozione. Posso davvero dire che questo mi ha commosso più della morte della mia nonna paterna con la quale non avevo altro rapporto che un “ciao” ogni tanto e gli auguri a Natale.


Ho risposto a Barbara, la figlia, raccontandole cosa significava per me la corrispondenza con sua madre, quanto mi dispiacesse sapere che non c’era più e al contempo quanto mi avesse fatto piacere sapere che lei mi aveva ricordato e che se ne fosse andata nel modo in cui voleva farlo.


La risposta è rimasta nella mia borsa una ventina di giorni… ci sono cose che non riesci a fare di getto e devi “macinarle” piano piano…


 


Martedì al ritorno a casa per la pausa pranzo mi aspettava un bustone enorme speditomi da Barbara. L’ho aperto subito piena di curiosità e ci ho trovato:


-         2 pacchetti con un biglietto: il mio regalo di compleanno. Sono kit per il punto croce… sa di me quanto basta per conoscere la mia passione per il ricamo! La nonnina deve averglielo raccontato, oppure deve aver potuto leggere le mie lettere


-         Tante foto della famiglia con i nomi scritti di fianco ad ogni volto. Avevo già visto molti di loro, ma è stato davvero una cosa emozionante vedere la cura con cui mi è stata presentata la famiglia


-         Una lunga lunga lettera…


Mentre vedevo tutte queste cose sono stata scossa da tremiti di emozione. Non è il primo corrispondente che purtroppo muore. Ogni volta è strano. Non conoscevi la persona così tanto da poterne essere addolorata come se fosse un amico di vecchia data, eppure ti legava a lui un qualche particolare legame per cui ne senti la mancanza e ti spiace dover “leggere” la fatica di chi è rimasto -  la moglie, la madre, una figlia – che oltre alla perdita devono pure trovare la forza di raccontare ad una perfetta sconosciuta, quale io sono per loro, che il loro caro non è più lì…


Però questa volta mi sono emozionata di più delle altre volte…


Non ho ancora avuto il coraggio di leggere la lettera. No, non è tanto il coraggio che mi è mancato. È che in questi giorni sono molto indaffarata e non voglio “tirare” via la lettura. Voglio dedicarle un momento tutto per lei. Leggerla bene, assaporarla e sapere cosa contiene con calma.


Dopo tutto è scritta da qualcuno che, inaspettatamente, posso considerare quasi una parente… un legame creato da carta, inchiostro e francobolli… che cosa fantastica!


3 commenti:

  1. Non ho parole. Letteralmente.

    Mamigà

    RispondiElimina
  2. Alla fine del tuo post ero commossa, io stessa ho avuto molte amicizie di penna iniziate durante l'adolescenza che ho portato avanti per un bel po di anni.So cosa significa, il legame che si crea e trovo veramente bello il fatto che la figlia voglia conservare quel legame.A volte si possono trovare persone stupende nei luoghi più inaspettati.Voglio anche dirti che non so se sono d'accordo per le lettere e i francobolli, per me quello che più contava era il tempo dedicato alla scrittura.Le mail potrebbero avere la stessa funzione, anzi ci hanno restituito il piacere di scrivere che in gran parte avevamo perso.Magari facessimo tutti come te, conservare la lettera e leggerla con calma quando possiamo dedicare un po di tempo, tempo di qualità.E' la prima volta che passo dal tuo blog ma penso che ritornerò.

    RispondiElimina
  3. Mi sono commossa anche io nel leggere il tuo post.. devi essere una persona davvero speciale Meg!

    RispondiElimina