mercoledì 31 maggio 2006

Da qualche tempo sto cambiando, sto rinascendo: sto ritrovando un nuovo equilibrio interiore.


 


Qualche anno fa venivo da un periodo di belle cose, quando mi sono accorta che il castello delle belle cose era semplicemente sparito… non ho mai capito come e perché fosse sparito, semplicemente non c’era più… e così mi sono ritrovata di nuovo quella di qualche tempo prima, di nuovo grassa, di nuovo sola in più con un lavoro noioso che mi annullava e con l’aggiunta delle belle e nuove malattie che minavano il mio umore.


La tristezza è un’ombra che ti assale a tradimento. Non ti accorgi che arriva e poi semplicemente è lì e ti ha avvolta nelle sue spire.


Non ero come prima. Non sono mai “come prima”. Perché nel mezzo avevo imparato cose nuove, avevo sperimentato nuove sensazioni, conosciuto nuove persone…


Mi ero vista magra, beh, non magra davvero, ma con molti chili in meno addosso. Come non ero mai stata: io non sono mai stata magra nemmeno da piccola.


Mi ero vista con delle potenzialità, ma non sapevo effettivamente che farmene. Le persone che mi avevano aiutata a cambiare erano distanti da me fisicamente. E piano piano la distanza fisica è diventata anche distanza reale. Anche loro stavano cambiando, stavano diventando una coppia. E io sentivo di essere sempre meno necessaria a loro, mentre loro forse erano troppo necessarie a me, necessarie nel modo sbagliato.


Si deve imparare a volare da soli, non con qualcuno che ti tiene per mano. Qualcuno può aiutarti dandoti una dritta, insegnandoti a come alzarti da terra. Ma a volare devi essere tu. E poi il metodo di un’altra persona può non essere il tuo.


Ad un certo punto mi sono accorta che di quegli amici non c’era più traccia… non che fossero spariti, ma semplicemente ognuno di noi viveva la propria vita: non eravamo più necessari l’una agli altri.


Solo che la mia vita non era poi tanto gratificante in quel momento. E dovevo cambiare qualcosa. Prima di tutto lavoro. Non mi piaceva, mi sentivo un inutile passacarte. E il clima lavorativo stava prendendo una piega poco interessante.


 


L’occasione è arrivata: lavorare quasi in famiglia. Una sfida molto personale, ma presa male da altre persone interessate alla cosa… così che la mia scelta è diventata un’arma a doppio taglio e nei sei mesi in cui lavoravo ancora nel vecchio posto, avendo già dato le dimissioni, la mia scelta mi ha causato solo stress e nervosismo…


Quando ho cambiato lavoro ero molto provata dalla guerra psicologica ricevuta e molto nervosissima (si, mia madre non leggerà mai il post e non potrà dirmi “è sbagliato! Non si può dire nervosissima! Lo so da me, da buona figlia di maestra, ma lo dico con seria intenzione di dire una cosa che non si può dire). Tanto che dopo 10 giorni di nuovo lavoro mi becco pure un tamponamento. Non me lo sono procurato intenzionalmente, ma io sono convinta che niente succede per caso. A me almeno.


Così i miei primi mesi di lavoro da “figlia del capo” sono un inferno. Io non sto a mille, le colleghe sono già da sole spaventate perché nell’anno appena passato molte colleghe esperte sono andate via, mio padre si innervosisce perché deve fare la sua parte e anche quella di chi non c’è… il mio star male è vissuto in azienda dalle colleghe come un “fregarmene”… insomma… una delizia…


Uscire dalla melma in cui mi sono ritrovata, vuoi per scelta, vuoi per incapacità ad organizzare la mia vita meglio… uscire è stato difficile.


E ha richiesto anni. Due, per l’esattezza.


 


In questi due anni ho trovato persone molto speciali. Non faccio amicizia facilmente, io. Le scottature del passato mi hanno portato ad avvicinare le persone in modo molto superficiale, pur essendo sempre onesta e sincera. Ho imparato a non rivelare di me più del necessario. Sono pochi quelli che sanno davvero cosa penso dentro di me.


Beh, si, il blog sta cominciando ad allargare la schiera…. Ma dall’altra parte dello schermo la maggior parte di quelli che leggono non sanno chi io sia davvero. E poi la parola scritta è sempre “criptabile” in modo che non ci siano mai cose completamente esplicite. O almeno in modo che la verità non sia mai totale, completa, nuda e cruda, come solo noi la conosciamo.


 


Piano piano ho risolto le mie malattie psicosomatiche da stress. E piano piano le amicizie nate sul web, o sul posto di lavoro sono diventate relazioni reali molto forti. E quando scopri di poter di nuovo dare fiducia, ti senti più fiduciosa verso te stessa.


È un circolo virtuoso… scompare piano piano la solitudine, tu ti metti in gioco un pochino di più… funziona… ti senti un po’ meglio, allora trovi la forza di contrastare più attivamente le tue piccole malattie… stai meglio fisicamente e questo ti porta ad essere più felice: le tue relazioni interpersonali ne godo e migliorano, così la tua insicurezza cala… scopri di poter fare un altro passo, poi un altro… e ti trovi circondata da positività… ma non solo. Anche quando hai di fronte dei problemi, veri, seri: malattia, problemi di lavoro di una certa entità… se tu sei sulla strada giusta, riesci ad affrontarli con un diverso approccio e così ti danno meno “fastidio” di quanto te ne davano una volta.


Se due anni fa mi fossi trovata un’otite che ci metteva 6 mesi a guarire, forse sarei finita in una vera e propria depressione.


Se due anni fa fosse morta un’amica molto importante come mi è successo quest’anno… forse sarei qui a lagnarmi ancora… invece di aver trovato nella sua improvvisa assenza uno stimolo a ricordarla, ad amarla più di prima. Mi manca tantissimo, ma sono decisa ad onorare e ricordare la mia amicizia con lei come una cosa preziosa e non soltanto piangermi addosso perché lei non è più qui.


 


E in questo percorso virtuoso non ho perso peso. E ne sono felice.


Perché? No, non è che sia felice di essere sempre e ancora grassa.


È che in 35 anni di vita ho aspettato di dimagrire per Vivere davvero…


Oggi invece mi trovo a vivere, VIVERE, nonostante il mio peso.


 


Forse domani dimagrirò. Ne ho bisogno: è una questione di salute… ma siccome il mio peso è causa-ragione-conseguenza del mio sentirmi inadatta al mio ruolo sulla Terra, in questa Vita… è bene che prima risolva alcuni casini interiori, che impari a stare in equilibrio dentro di me ORA, adesso che sono grassa… non dopo.


 


Se succedesse dopo, il mio essere stata grassa sarebbe la scusa di ogni mio malessere, di ogni mio “non sono questo, non sono quello, non posso fare questo, non posso fare quello”.


Se invece ora io VIVO, vivo per me stessa. Sono Donna per me stessa, per quella vera persona che sono io… e forse dopo questo imparerò anche a sconfiggere la mia voglia di patatine, la mia pigrizia che mi porta ad odiare il pensiero del movimento, tutto quello che mi porta a DOVER essere grassa.


Dopo che mi sarò messa a nudo davanti a me stessa, e dopo che avrò imparato a mettermi a nudo davanti ad altre persone, persone degne di fiducia, ovviamente, ma sempre con il rischio di poter essere fregata (imparando ad accettare il rischio che si corre in ogni relazione)… dopo… dopo io non avrò più bisogno della mia corazza.


Potrò anche dimagrire… perché non mi servirà più il grasso per fasciarmi, proteggermi e allo stesso tempo farmi notare dagli altri.


Non dovrò più nascondermi… e potrò brillare…anzi, potrò imparare a brillare…


E a volare


4 commenti:

  1. "questo post mi piace tantissimo!"

    "brava!"

    "ciao"

    PS - stavolta per commentarti rubo parole tue

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  2. >:D<


    tu sai che significa...


    e poi ci metterei anche, " la burrata, i taralli..."


    >:D

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  3. questo post mi piace, mi suona molto familiare in cert punti :)

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  4. Non ti conosco...ma leggere questo tuo stralcio di vita mi ha commosso...grazie per avermi regalato un'emozione...

    Ciao,un abbraccio...

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