mercoledì 2 agosto 2006

Amicizie e verità


Ultimamente ho usato il mio blog più per parlare di stupidaggini che di cose che mi riguardano più da vicino. O meglio, che mi guardano dentro.


Ma questa sera uso il blog per una riflessione che da un po di giorni mi ruzzola per la testa... in verità non riuscirò a dire tutta la questione, anche perchè, come spesso succede, parte della faccenda riguarda unaltra persona e non è giusto violare la sua sfera privata. Già in parte la violo raccontando quel che di lei riguarda anche me...


Personalmente ritengo che la verità sia una cosa molto fragile, labile e di difficile definizione. Ognuno di noi vede la propria verità ed è difficile dire sempre la verità, proprio perchè è soggettiva. Inoltre, poi esistono quelle verità che, se dette, potrebbero fare male, o verità che si preferisce non dire per vari motivi.


Io sono dellidea che mentire sia concettualmente sbagliato, ma ammetto per prima di non riuscire ad essere onesta su tutto. Cerco di esserlo con me stessa il più possibile, imparando a non mentirmi perchè mentire a se stessi significa vivere male. E cerco di limitare luso di menzogne o di mezze verità nei confronti del mio prossimo per varie ragioni. Prima tra tutte tenere in piedi una bugia mi riesce più difficile che dire la verità (la mia verità, ovviamente). Secondariamente perchè sono negata a mentire... anche se proprio ieri mia cognata mi ha fatto notare che se voglio ci so fare... ma si trattava di cose banali e non di cose importanti veramente... diciamo che erano cose materiali e non sentimenti.


In unamicizia sicuramente può succedere di mentire. Non voglio mettermi a elucubrare sui perchè e sui percome. Ma ritengo che ci siano limiti anche banali alluso della menzogna tra amici.


Esempio: "ti va di uscire stasera?" ora, se un amico è un vero amico, io posso facilmente dire "no, guarda, sono davvero stanca... non ne ho voglia" non cè bisogno di creare panzane per nascondere un momento di stanchezza. Mi sembra inutile e banale. Se è un vero amico capisce che puoi anche avere un giorno "no" in cui non hai voglia di uscire.


Queste erano le premesse al mio "pensare" di questi giorni. E il mio "pensare" nasce da una mia esperienza attuale, con radici nellinverno appena trascorso.


A novembre mi è venuta unotite molto pesante. Per la prima volta in vita mia sono stata ammalata e a casa dal lavoro per 3 settimane. In silenzio perchè ogni suono mi dava fastidio. Il rientro al lavoro è stato pesante e la prima settimana dopo 3 o 4 ore scappavo a casa intontita dai suoni dellufficio. Piano piano la situazione è migliorata, ma ho avuto male alle orecchie per tutto linverno e buona parte della primavera. E ogni sbalzo di temperatura mi faceva venire dolori allucinanti.


Mi sono dovuta tenere lontana da luoghi rumorosi quali locali superaffollati, con musica molto forte e pure dai cinema, che io tanto amo. Mi sono persa praticamente tutti i film della stagione... ma daltronde pure a casa ho potuto guardare poca televisione, perchè già i rumori della giornata bastavano a farmi fischiare le orecchie tutta la notte.


Unamica ha ritenuto che il mio mal dorecchie fosse una scusa per non uscire con lei. Non mi ha mai detto questa cosa direttamente, lho capito io da tante velate affermazioni. E una persona con cui essenzialmente durante linverno vado solo al cinema; destate magari si esce anche per altre mete, ma di regola ci vediamo solo per il cinema.


Mi arrivavano i suoi sms in cui mi chiedeva se volevo andare al cinema. Rispondevo di no, perchè purtroppo avevo ancora male. Ai primi tempi mi arrivava un sms che mi faceva gli auguri. Poi più passava il tempo e più al mio "no" non giungeva risposta. E questo mi aveva fatto pensare che qualcosa non andasse... insomma, il dialogo si stava assottigliando.


Così ho trovato loccasione per incontrarla ad un centro commerciale per scambiare 4 chiacchiere. Iniziativa mia: da parte sua, a parte una visita per gli scambi dei regali di Natale, per molti mesi non ho ricevuto che sms... nessuna visita o proposta di fare qualcosa che non fosse un film al cinema.


In quelloccasione, al centro commerciale, ho capito che si sentiva messa da parte quando, parlando del più e del meno, ho affermato che mi capitava di uscire con altre persone. "però con loro esci!" mi sono sentita dire.


Ecco il problema! Esco con loro e con te no! Ho cercato di spiegarle che io con gli altri amici uscivo solo quando questi vanno in ristoranti fuori mano dove non cè troppa musica e dove le mie orecchie potevano resistere il tempo di un po di svago in compagnia... ma ho notato che non ha afferrato la differenza...


Guarendo un po ho potuto rifrequentare il cinema e così appena ho potuto lho chiamata per un film.


Considerato che lei ed io ci guardavamo un film a settimana, ora siamo a vederne si e no uno al mese... se provo ad invitarla per altre cose che non siano film non viene... siccome lei lavora con i turni, le ho detto di farmi sapere come sono i suoi turni settimanali così ci si può organizzare nelle serate in cui tutte e due possiamo andare...


Ultimamente ha labitudine di chiamarmi verso il tardo pomeriggio per chiedermi se la sera esco. Nelle ultime tre occasioni in cui ha fatto così: la prima volta sono andata più che volentieri, la seconda avevo già un impegno preso il giorno prima e lultima, oggi, davvero non avevo voglia di uscire e le ho semplicemente detto "guarda, proprio non ne ho voglia, sono stanca e svogliata".


Non mi vergogno a dire "non ne ho voglia" e non sento il bisogno di mentirle... eppure sento che tra lei e me cova ancora del... non so come chiamarlo... risentimento(?) per linverno trascorso senza film...


Non so: dovrò mai inventarmi un mal dorecchie per non frequentare una persona? Se dovessi proprio mentirle, non potrei semplicemente dirle che ho altri impegni?


In certi momenti questa situazione di "stallo" mi fa venire proprio i nervi. Mi verrebbe voglia di urlarle contro che io non ho labitudine di inventare panzane con gli amici. Ma non lo dico per vantarmi del fatto che non lo faccio... sono semplicemente consapevole di essere talmente svampita che se raccontassi panzane rischierei di smascherarmi da sola... e poi ammetto di vivere più facilmente cercando di essere sincera il più possibile.


So che lei ha altre abitudini in materia, in particolare in famiglia. E spesso le ho detto che secondo me una verità detta con il cuore è molto più facile da gestire che tante balle raccontate per paura delle conseguenze della verità. E tra di noi motivo di lunghe discussioni questo argomento.


Eppure sembra che non riesca a capire che per me nulla è cambiato rispetto ad un anno fa. O meglio, non è vero che nulla è cambiato: ora ho più amici. Ma questo non mi ha allontanta da lei, mi ha semplicemente dato la possibilità di fare cose diverse oltre allandare al cinema... ci sono momenti in cui penso che lei sia in qualche modo gelosa, ma la cosa mi stupirebbe: in fondo pure lei ha altre amicizie...


Cavoli, a 35 anni si deve ancora girare attorno a queste stupiderie del "non detto"?... io ho deciso fermamente che non ci sto più a questo gioco. Non vuol dire che non la frequenterò, ma mi deve prendere per come sono... se non riesce a capirmi deve chiedermi cosa non va... se aspetta ancora che io faccia passi avanti perchè lei non li sa fare... mi spiace, non li farò.


E con questo non vuol dire che io non le voglia bene... ma è ora che lei impari a crescere e ad affrontare le cose che non le stanno bene.



1 commento:

  1. Anche se tu le dicessi " senti cocca bella io sono convinta di questo questo e questo" riguardo il vostro rapporto credo che mentirebbe anche su questo. Personalmente da quello che so di voi al di là del blog non cambierebbe molto, ma conoscendoti penso che spiattellarle in faccia ciò che pensi sia per te per il tuo cuore la cosa più giusta e sia mai che la "cocca bella" per una volta capisca.


    Un bacione Laura

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