sabato 30 giugno 2007

La musica e gli anni 70


Io sono nata negli anni 70, anzi, proprio nel 1970... e quindi in quegli anni lì ero molto impegnata a fare la bambina, ed è un lavoro a tempo pieno: bisogna crescere, imparare, giocare, andare a scuola, fare le corse in bicicletta con fratellini e amichetti, farsi coccolare da genitori e nonni, scoprire quelle che saranno le tue future passioni.


Nel mio caso in quegli anni ero impegnata a farmi affascinare dalla mia più vecchia e profonda passione: i libri! Mia madre aveva una libreria-cartoleria e io quando non ero a scuola ero lì. Ricordo i compiti scritti usando come scrittoio la pila di quaderni incellophanati, le scansie piene di libri che arrivavano fino al soffitto altissimo, lodore della polvere dei libri, la luce del giorno che si intrufolava attraverso le vetrine...


I miei non ascoltavano molta musica: le ragioni sono molteplici e lunghe... fatto sta che io alla musica ci sono arrivata negli anni 80, in piena invasione del Brit Pop. Ho imparato a conoscere la musica attraverso F.R. David, Duran Duran, Il tempo delle mele (ascoltato, non guardato perchè non mi era permesso: un film troppo "sconcio"), Sting e poi via via tutti gli altri.


Ma la musica degli anni 70 io lho scoperta da sola piano piano. Agli inizi non mi piaceva per niente. Queen, Abba... cose troppo chiassose per i miei gusti.


Io, a parte lamore per il rock dei miei tempi, stavo scoprendo gli Eagles, Simon and Garfunkel... musiche più strumentali, voci più suadenti...


Ma sono arrivati anche i Pink Floyd verso i 17-18 anni: uno shock fantastico. Le cassettine passate tra amici, duplicate con mezzi che se oggi li raccontassimo alla generazione di ragazzi attuale, che la musica la rinchiude in un Ipod grande quanto una moneta da 2 euro, si metterebbero a ridere considerandoci degni figli dellepoca della pietra... quelle cassettine mi hanno svelato un modo di fare musica che non si riduceva a chitarra, tastiera, basso e batteria.


Atom Earth Mother mi ha fatto scoprire che si poteva fare musica anche mischiando gli strumenti alla padella che frigge il bacon, la doccia del mattino che viene sopraffatta dal modulare delle tastiere, i pensieri parlati che spezzano silenzi musicali pieni di rumori della vita quotidiana. E la musica che cresceva, prendeva il sopravvento, impazzava per alcuni minuti e poi piano piano tornava a scemare a a rinchiudersi in un angolino della stanza, mentre i rumori quotidiani tornavano alla ribalta.


Molto più avanti, oramai già alluniversità, ho cominciato a conoscere le esperienze musicali dei Jethro Tull: il medioevo e le musiche del passato che si fondono con i sintetizzatori e le chitarre elettriche.


Nei primi anni novanta i Jethro erano conosciuti da chi li aveva "vissuti" e da 4 sfigati ventenni che magari li avevano imparati a conoscere dagli zii che appartenevano alla schiera dei giovani degli anni settanta.


Io facevo parte degli sfigati ventenni, ma la mia conoscenza era addirittura di terza o quarta mano. Fu unamica delladolescenza, che abitava di fronte a me e che incontravo ogni tanto, che mi passò Aqualung. Lei veniva dal liceo artistico, che, si sa, sforna personaggi strani e "di dubbia reputazione"...


Il flauto dei Jethro Tull era decisamente magico: stregava ad ascoltarlo. Ma mi portava anche in una zona di mondo a me sconosciuta... una musica che sa di tribale, che ti vuole entrare dentro e farti agitare e vibrare. Un concetto musicale che ormai è perso nella nostra epoca: il massimo dellagitazione che possiamo avere è quello delle discoteche, ma è nulla rispetto alle danze tribali che servivano per "avvicinare luomo alla sua parte divina"...


I Jethro avevano ancora qualcosa di questa musica... io già a quei tempi cominciavo ad affascinarmi alla musica etnica: una roba sconosciuta ai più, si trovavano poche e rare cose grazie alle prime edizioni di riviste tipo Keltica (e poi era solo celtica)... per il resto aguzzavo le orecchie sperando di captarne qualcosa in giro, ma ben poco...


Diciamo che la passione per letnica è stata colpa di canzoni tipo El Condor Pasa, e degli Inti Illimani, gruppo che ho conosciuto quasi per sbaglio e non cercando musica ma parlando di fatti politici (cercando di capire il perchè di certe situazioni in alcune zone del mondo... non per altro).


Gli anni 70, con il crescere delle ideologie che ricercavano la natura e il legame che la civiltà delle industrie aveva distrutto nei decenni precedenti, si è attaccata alla ricerca della musica etnica. Sono tantissimi i gruppi e i musicisti che hanno aperto i bauli della memoria storica per rispolverare tradizioni e arie che stavano scomparendo.


Credo che se non fosse stato per quel decennio in cui è nato il movimento hippy, con tutti i suoi pro e contro, non si sarebbe salvato molto della cultura popolare che stava perdendosi piano piano.


Poi sono arrivati gli anni 80 che, dopo tanto impegno della musica anche nel campo politico, volevano semplicemente divertirsi e apparire. Certo limpegno politico è rimasto in molta musica: larte è espressione e quindi è naturale usarla per esprimere le proprie idee, quali esse siano. Ma a farla da padroni è stato il divertimento e lesibizionismo.


Gli anni successivi, non hanno prodotto rivoluzioni musicali di chissà quale tipo... e questo ha permesso che qualche "mostro sacro" degli anni 70 potesse ricostituire la band e cominciare a fare musica, la sua musica, quella di quando era giovane. I Genesis stanno organizzandosi per un tour, i Police si riuniscono di nuovo, i Queen girano il mondo a riproporre la loro musica... e non sono i soli.


E tutti i nostalgici ad accorrere a sentirli, portandosi dietro le nuove generazioni che hanno conosciuto questi miti grazie a televisione e cd...


E io sono una di quelle che ha voluto vedere dal vivo lombra di ciò che erano questi miti che ho conosciuto solo su nastri registrati. E così ho trascinato due amici, generosamente capultatisi qui da Milano in poche ore, a sentire i Jethro Tull.


Non ci vuole molto ad immaginarsi che un sessantenne non abbia più lenergia di quando di anni ne aveva meno di 30... senza considerare il fatto che lenergia a quei tempi era anche molto... diciamo... stimolata dalluso di certi energizzanti naturali...


E poi il mondo è cambiato, soprattutto il mondo dei concerti... Non so se è per colpa del fatto che il concerto fosse inserito nel contesto di Ravenna Festival, festival della musica molto esclusivo (e un pochetto snob), fatto sta che un concerto di una mitica band degli anni più ribelli dellultimo secolo si deve svolgere in un ambiente a posti numerati...


Loro sono stati mitici: la loro musicalità è incredibile e li ho apprezzati davvero tantissimo... ma è la seconda volta che mi trovo a sentire musica da seduta in un teatro (o palazzetto che sia)... è limitante e non ti permette di godere del momento a pieno!


Comunque per ciò che ho sentito ne è valsa la pena... ma sono convinta che i nostalgici non abbiano riprovato lebbrezza dei tempi della loro gioventù.


Nota a margine: io non credo che mi sarei divertita a concerti "allucinati" con migliaia di persone, ma sicuramente un minimo in più di libertà di movimento... quella si che lapprezzerei!


3 commenti:

  1. Bè i Jetro Tull sono mitici sul serio... il flauto di Ian Anderson è impagabile!!!

    Anch'io qadoro la musica anni '70 i pink Floyd in particolare, ma anche un'altra svagonata di altri.

    Che bello questo tuo post, mi ha fatto fare un "viaggetto" nel mondo musicale che amo!!!

    Un bacione

    Cate ;)

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  2. meg.. tu ti lamenti della musica da vecchietti... ma io che mi sono sentito dare del vecchio perchè ascolto gli "iron maiden" :-D


    Ciao!


    PS: Peccato per il contesto del palazzetto... ma comunque un bel concerto :)

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  3. ma caro Baule, gli Iron Maiden sono da vecchietti!!!!

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